Recensioni Novità Super-perdenti uniti! "I Superiori nemici di Spider-Man" di Spencer e Lieber

Super-perdenti uniti! “I Superiori nemici di Spider-Man” di Spencer e Lieber

Tutti amano essere intimoriti dal Kingpin. Questo perché la nemesi di Devil è, con tutta probabilità, uno degli antagonisti Marvel meglio riusciti. Un uomo enorme, dotato di una forza brutale e di un intelletto affilato come un bisturi. Un criminale con una mentalità da imprenditore di successo, una figura tragica, un despota dal carisma inarrivabile, una bomba pronta a esplodere in qualsiasi momento.

Non è un caso se autori del calibro di Frank Miller gli abbiano dedicato alcune tra le più belle storie della loro carriera. Perfino l’universo cinematico/televisivo Marvel, da sempre latente di un vero cattivo, ne ha subito il fascino. L’agghiacciante interpretazione di Vincent D’Onofrio nella serie Netflix dedicata a Daredevil rimane uno dei pochissimi casi in cui ci è stata consegnata una minaccia davvero memorabile. E tutti sappiamo quanto questo fattore – potremmo definirlo il paradigma Luke Skywalker vs. Darth Vader – sia importante per la riuscita di un’opera.

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superiori nemici spider-man

Proprio in quest’ottica pensiamo a quanto sia stata sconvolgente la scoperta, nei nostri primi anni da lettori di supereroi, dell’esistenza di un personaggio come Galactus. Un essere enorme, completamente amorale, costretto a nutrirsi di interi pianeti e a vagare per il cosmo su di una nave sconfinata. Oppure come non considerare Magneto, il dolore infinito della sua storia e la logica e conseguente voglia di giustizia. E non dimentichiamo la complessità di un genio come Destino, fragile e onnipotente nello stesso istante.

Tutti quelli di cui abbiamo parlato finora sono villain capaci di lasciare il segno, figure iconiche, spesso più stratificate e intriganti delle loro controparti in copertina. E infatti di personaggi così ce ne sono ben pochi. Solitamente sono la carta che gli autori amano giocarsi nelle grandi saghe, quelle studiate a tavolino che ambiscono a diventare qualcosa di memorabile.

Per tutte le altre storie conviene pescare nello sgangherato paniere degli assurdi criminali visti negli ultimi cinquant’anni di serialità a fumetti. Gentaglia improbabile, dotata di qualche bizzarro costume da animale o di poteri del tutto inutili. Figure bidimensionali messe in piedi solo per dare l’opportunità al giustiziere di turno di fare qualche acrobazia a favore di camera. Sacchi da allenamento da prendere a pugni in previsione della prossima, vera minaccia. Perdenti in un mondo di tizi che amano andarsene in giro in calzamaglia. Mica facile tirare fuori storie interessanti da questi personaggi.

Tra quelli che ci hanno provato c’è anche Nick Spencer, sceneggiatore di Ant-Man, Morning Glories e del Capitan Hydra, che nel 2014 è riuscito a dedicare alla questione una delle sue storie migliori. I superiori nemici di Spider-Man, maxi serie di 17 numeri raccolta in un recente volume Panini, si concentra su una nuova versione del gruppo di supercattivi Sinistri Sei, forse il picco di una tendenza che ha sempre giocato in maniera pericolosa con il ridicolo.

sinistri sei spider-man
La prima versione dei Sinistri Sei

Già nella primissima formazione della gang, anno domini 1964, le cose non erano andate benissimo, con i veri cattivi come Goblin e Destino ben decisi a trovarsi scuse pur di non prendere parte a quella che era chiaramente una carnevalata senza dignità. Sei adulti in costumi di spandex, di cui uno vestito da avvoltoio, in combutta per eliminare un adolescente. Da lì in avanti non si è fatto che peggiorare, con l’idea di fondare perfino un gruppo di riserva – il Sinistro sindacato – ancora più scadente del team principale. Quanto deve essere frustrante sapersi parte delle riserve delle seconde linee?

Da un simile presupposto Spencer mette in piedi una sceneggiatura strepitosa – carica di una comicità raffinata e parecchio amara – fatta di sotterfugi, piccolezze e uomini minuscoli. I suoi Superiori nemici sono un concentrato di mediocrità in un mare di super-esseri, e forse per questo finiamo per sentirli particolarmente vicini.

superiori nemici spider-man

A differenza di un Occhio di Falco, anche lui unico normale in un gruppo di divinità e leggende viventi, qui non c’è eroismo senza macchia e anni di allenamento a sopperire alla mancanza di poteri. Su queste pagine le reazioni sono molto più umane: c’è quello che vuole solo arrivare alla fine della giornata senza farsi troppo male, chi ha mire spropositate rispetto al suo reale talento, quello con ottime idee ma che non riesce proprio a imporsi, il solito che rovina sempre tutto e chi semplicemente ha troppa paura di impegnarsi davvero. Difficile non rispecchiarsi, anche solo marginalmente, in una di queste figure. Dimenticavo, c’è anche il tizio insopportabilmente positivo a tutti i costi. E chi riesce a non odiare un tipo così?

Spencer, nonostante tutto, ama da morire i suoi personaggi. Lo dimostra facendoli parlare, parlare, parlare e infilandoli in una trama complessa e labirintica. Ironicamente molto più strutturata di tante sceneggiature alla base di eventi che vorrebbero essere epocali. E qui arrivano i problemi, perché ne I superiori nemici di Spider-Man il lavoro di scrittura è così strepitoso da aver letteralmente schiacciato tutta la parte visuale.

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Se finora non ho citato il disegnatore principale della serie, Steve Lieber, è perché il suo compito è davvero minimo. Pagine e pagine di tizi seduti a qualche tavola mentre battibeccano, spesso e volentieri su sfondi scarni e desolati.

Va detto che l’espressività dei personaggi è sempre cristallina e molto funzionale, a tratti davvero esilarante, e che la regia risulta sempre comprensibile e quadrata. Eppure siamo davvero in ambito televisivo. E non lo dico riferendomi a qualche serie HBO, ma pensando a campi totali o poco più, a campo-controcampo come se piovesse e a una staticità spesso estenuante. Non siamo troppo lontani da quello per cui una serie come Sex Criminals viene premiata, ma da quelle parti almeno c’è la personalità di Chip Zdarsky che spinge per emergere a tutti i costi.

Gli unici momenti che qui ci fanno davvero capire il valore di Lieber sono i frangenti in cui trapela tutto il suo amore per certe soluzioni vintage, molto più ricche e pastose nel tratto rispetto a quanto utilizzato nella gran parte della foliazione della maxi-serie. In quei momenti la storia raggiunge davvero il suo picco, acquisendo una personalità inconfondibile e fortissima. Il gusto rètro delle tavole più inspirate rappresenta un background perfetto per personaggi nati in un era fumettistica più naïve, ora costretti a sopravvivere immersi nella disillusione dei nostri anni.

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Una tavola di Rich Ellis

Va citato in questo caso Rich Ellis, ospite nei due numeri (il 7 e il 14) graficamente meglio riusciti di tutta la serie. Ancora più del disegnatore principale capisce al volo questo aspetto de I superiori nemici e ne sfrutta il potenziale, pescando a piene mani nell’animazione e nell’illustrazione americana degli anni ’60 e ’70. Sulle sue pagine lo stridere tra le parole e le illustrazioni funziona in maniera esemplare, rafforzando le intenzioni della sceneggiatura come Lieber non riesce mai davvero a fare.

Tra un dialogo e l’altro, a liberarci dello spettro cinico e autodistruttivo dell’ironia a tutti i costi, arriva perfino una conclusione dalla dolcezza inaspettata. Un ingrediente che forse molti sceneggiatori non avrebbero neppure preso in considerazione, un tocco finale che da un senso di solidità e compiutezza a una storia scritta e sviluppata in maniera eccezionale.

I superiori nemici di Spider-Man
di Nick Spencer e Steve Lieber
Panini Comics, 2016
368 pagine, 28,00 €

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