Se Tex Willer è un passatempo, benvenuto Tex Classic

Perché leggiamo fumetti? Una delle ragioni più banali, ma anche molto concreta (e onesta), è il bisogno di compagnia. Come ha argomentato con grande lucidità Paolo Bacilieri con il suo dittico Fun e More Fun, il fumetto, prima di essere un medium, è un passatempo. In ogni senso possibile.

tex classic

Il fumetto, insomma, nasce per esserci compagno. Nella frenesia quotidiana della working (o studying) class, nel passaggio prolungato tra tempo libero e tempo occupato, il prodotto fumettistico ‘standard’ – quello cheap, popolare, da edicola, senza fronzoli intellettuali o pretese artistiche – si inserisce tra i riti pendolareschi come una potente, esplosiva divagazione. Prima dei cellulari e dei PC portatili, prima degli iPod e dei tablet, nel lungo, reiterato e monotono intervallo spazio-temporale che separa i due poli della casa e del lavoro (o scuola o università che dir si voglia, a seconda del momento della vita) quand’anche fissare il panorama fuori dal finestrino non offre alcuna rivelazione, meglio affidarsi a un “giornaletto” colorato. E l’attesa si “riempie”, il viaggio acquista un senso. Come in fondo nella sua natura, il fumetto ben si iscrive negli spazi bianchi della vita, in quell’interstizio tra le vignette che raccontano i momenti significativi di una giornata.

Ho letto da qualche parte che in Giappone la lunghezza di un episodio di un manga sarebbe misurata sul tempo tra una fermata e l’altra della metropolitana. Chissà se è vero, o invece uno stereotipo sul rigore giapponese. Di certo il pendolare conosce una funzione del fumetto che è sconosciuta a molti, ovvero ai consumatori raffinati che destinano alla lettura il loro tempo di qualità. Questo lettore da salotto (letterario?) pare ormai avere preso il sopravvento, tra i fruitori del mezzo. Tendenzialmente lo immaginiamo non solo adulto, ma colto e (relativamente) alto-spendente, disposto ad investire mensilmente anche cifre a due zeri per volumi ben fatti, rilegati, magari di dimensioni inadatte ad essere trasportate e lette su un mezzo pubblico.

Il personaggio Tex è stato anch’esso protagonista di questo approccio editoriale ‘lussuoso’, con una monumentale “Collezione storica a colori”, una ristampa cronologica settimanale con La Repubblica ad un costo complessivo che raggiungeva diversi zeri. Alla faccia della crisi. Il successo dell’iniziativa, nata per durare una cinquantina di numeri e proseguita invece per oltre duecento uscite, fino ad arrivare praticamente a ridosso della produzione inedita, rivela forse qualcosa. Su di noi, sul vecchio pubblico di Tex ormai maturato e pronto ad accogliere un’idea diversa di fumetto per alimentare la propria fame di nostalgia. Forse la nostra società ha cambiato anche il lettore di Tex. Il quale preferisce spendere qualche soldino in più per un’edizione di buon livello, fatta per una “lettura da divano”, magari nei week end, pensata per risiedere, comoda ed elegante, nella libreria del salotto.

tex classic

La nascita di Tex Classic, una nuova collana dedicata a Tex da Sergio Bonelli Editore, si segnala dunque come un ulteriore passaggio per inquadrare i gusti del pubblico o per identificare delle tendenze. Rispetto alle precedenti riedizioni non bonelliane, si assiste al ritorno di un formato popolare, di consumo veloce, a basso prezzo. L’aggiunta del colore alle strisce originali viene bilanciata con una foliazione decisamente più snella rispetto ai vecchi ‘Giganti’. Sessantotto pagine di storia a cadenza quattordicinale, al costo di una colazione al bar. L’ideale soluzione per una piacevole lettura da viaggio, fruibile con pochi spiccioli. L’accattivante veste vintage consente, inoltre, di recuperare le vecchie copertine della collana “Albo d’oro”, mai più riviste dopo l’edizione gigante e le successive ristampe.

La nuova testata si inserisce nel quadro di un generale risveglio di attenzione per il genere Western, testimoniato da iniziative quali la collana di romanzi Western Stories (con autori interessanti come Zane Grey e Ernest James Haycox) o quella dedicata al fumetto Western francese (con titoli come Bouncer e Durango) per i quotidiani Rcs. O ancora si può interpretare alla luce del pur relativo successo di un romanzo come Warlock di Oakley Hall, recentemente pubblicato con traduzione rinnovata di Tommaso Pincio da Sur.

Come mai questo redivivo interesse? Per dirla con Francesco Pecoraro, l’elemento fondante del genere è il rapporto dell’uomo con la legge. In un contesto di profonda disillusione nei confronti delle istituzioni, il Western riflette sul valore dell’uomo e sul vivere sociale. Lo sa bene Quentin Tarantino, che ha usato il genere in senso fortemente politico, per riflettere sulle origini e le contraddizioni dell’America.

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Il Tex del ‘48 è in fondo molto simile a un partigiano del dopoguerra; il suo status di fuorilegge dalla parte dei giusti riecheggia senza dubbio la condizione di quei “soldati ragazzini”, per dirla con Fenoglio, che si nascondevano nelle colline per combattere contro il potere che li opprimeva. Questo è essenzialmente il Western descritto nelle prime strisce di Tex, molto più simile all’Italia che usciva dalla guerra e cercava un ordine e una speranza di crescita, in un contesto ancora da riparare.

In quelle prime densissime storie – realizzate da Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini nei ritagli di tempo che avanzavano dalla cura di Occhio Cupo, il loro personaggio più importante – Tex è un giovane raddrizzatorti molto più fallibile di quanto sarà in seguito. Il suo unico compagno è il fedele cavallo Dinamite, al quale dispensa lunghe riflessioni a voce alta, tipico atteggiamento dei giovanotti solitari. Il suo rapporto con l’autorità è di cauta fiducia (sono frequenti i travestimenti, le barbe posticce, i messaggi firmati con uno pseudonimo) mentre ha già conquistato le simpatie del popolo che gli augura una imminente riabilitazione. Il suo schietto eroismo è il collante ideale per tenere insieme una nazione ancora divisa dalle crepe di un conflitto mai completamente risolto.

Un eroe che troverà nel corso degli anni tante occasioni per inserirsi nella vita dei suoi lettori, e crescere insieme a loro, come solo il migliore fumetto popolare sa fare. Quella capacità che hanno i grandi classici di tenerti lo sguardo attaccato alle pagine invece di lasciartelo guardare fuori, al di là del finestrino, verso il monotono tempo della vita che scorre.

  • Lucio Bocchi

    Secondo me questi albetti sono ridicoli. Sarebbe stata molto più apprezzabile una nuova ristampa della serie mensile originale, questa volta a colori e con aggiunta di disegni inediti in fondo ai volumetti + copertine albi settimanali originali.

  • Giuseppe1960

    Ciao, io invece sono convinto che li hanno indovinati… Di ristampe ce ne sono state fin troppe e tutte uguali a se stesse. Trovo questi albi affascinanti e differenti, con la giusta cadenza, un nuovo appuntamento con il mitico Tex ogni due venerdì.

  • Lucio Bocchi

    Storie.
    Fra 10 anni avrete da gestire 240 miseri albetti, invece dei classici 120 albi. Non riuscite a comprendere che la trovata delle 66 pagine è stata studiata solo per far passare inosservato l’aumento di prezzo rispetto all’ottimo COLOR TEX di 160 pagine?

  • Giuseppe1960

    Riguardo al prezzo, ci avevo pensato anch’io, ma da cultore delle novità e del personaggio l’ho fatto passare in secondo piano. Sposo in pieno lo spirito che trasuda dall’articolo qui sopra, vivo di sentimenti ed emozioni che provo ogni volta che vado in edicola e annuso un tomo bonelli… Ciao

  • Lucio Bocchi

    Allora ciao e buon divertimento!
    Certo che se non sei un impiegato SBE, potresti un giorno meritare un premio fedeltà.
    😊