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Perché Thor è indegno

ATTENZIONE: QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER

Il quinto e ultimo numero di The Unworthy Thor ha finalmente rivelato un mistero che la Marvel ha custodito per tre anni e che ha dato origine a una delle più radicali e discusse reinvenzioni degli ultimi tempi, ossia la nuova Thor, la cui vera identità è quella di Jane Foster.

thor indegno

La storia, scritta da Jason Aaron per i disegni di Oliver Coipel e Kim Jacinto, risale al principio di quello che lo sceneggiatore ha scritto su Thor. Si ritorna indietro al 2013, quando il Dio del Tuono ha combattuto contro il God Butcher, il macellaio degli Dei, ossia Gorr. Un alieno molto pio che, in risposta alla tragica perdita della famiglia e al silenzio del suo Dio ha deciso di intraprendere una crociata contro il concetto stesso di divinità, massacrando gli dei uno a uno.

In una storia che montava in parallelo le vicende del giovane Thor ancora indegno di Mjolnir, del Thor anziano che aveva preso il posto di Odino e di quello contemporaneo, gli Dei del Tuono avevano avuto la meglio ed evitato il genocidio divino. Quella storia era però stata presagio di alcune sventure, innanzitutto della perdita del braccio da parte del Dio del Tuono, visto che la sua versione anziana ha un arto metallico, inoltre ci ha presentato un Thor giovane, fiero e arrogante, interessato principalmente alla propria gloria più che alla sorte dei mortali.

Lo scontro con Gorr ha lasciato in Thor pesanti cicatrici psicologiche, portandolo a dubitare del suo ruolo. Il colpo di grazia è arrivato in un crossover del 2014, Original Sin, tra le cose peggiori prodotte da Aaron per la Marvel. Nel dimenticabilissimo evento, Nick Fury ha ucciso l’Osservatore e ha finito per prenderne il posto, ma prima di farlo rivela di aver rivestito per molti anni un ruolo inedito, quello della “sentinella sulle mura”. In sostanza Nick Fury si è assunto l’incarico di monitorare le minacce extraterrestri contro la Terra e di intervenire preventivamente contro di esse. Una rivelazione che spiega come Fury fosse al corrente di eventi che pensavamo fossero al di sopra della sua portata, quale appunto lo scontro tra Thor e Gorr.

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Nella sua battaglia contro gli eroi Marvel, Fury decide di sferrare il suo colpo più duro contro il Dio del Tuono e gli sussurra nell’orecchio qualcosa che non sentiamo ma che ha un effetto devastante: Mjolnir abbandona il Dio del Tuono e si poggia sulla Luna dove nessuno può sollevarlo – almeno finché da Asgard non arriva Jane Foster, chiamata dal martello stesso per divenire la nuova Thor. E non è affatto casuale che la scelta sia ricaduta non su un’altra divinità bensì su una mortale, oltretutto malata di cancro e per cui rivestire i panni di Thor è un sacrificio che l’avvicina alla morte.

Il figlio di Odino nel mentre, senza martello ma con la potente ascia Jarnbjorn, combatte contro Malekith avendo però la peggio, tanto che il signore degli elfi oscuri gli taglia un braccio, poi sostituito con una protesi incantata di Uru nero. Una perdita del genere è tradizionalmente letta come una castrazione figurata e del tutto in linea con la crisi d’identità del figlio di Odino, che da allora vaga disilluso per il cosmo, senza rivelare a nessuno cosa gli avesse sussurrato Nick Fury – almeno fino a ora.

In The Unworthy Thor il figlio di Odino scopre infatti che il Collezionista è in possesso di un martello come Mjolnir: ossia la sua versione Ultimate sopravvissuta al collasso multiuniversale di Secret Wars. Sia il Black Order di Thanos sia il Collezionista lo vogliono, ma Thor, dopo varie battaglia, riesce a raggiungerlo con l’aiuto di Beta Ray Bill e di un cane infernale. Decide però di non provare a sollevarlo, perché sa che quello non è il suo martello e spiega infine a Beta Ray Bill di non averlo fatto per via di quello che gli ha sussurrato Nick Fury. Giunge così la rivelazione di quelle tre fatali parole: “Gorr aveva ragione”.

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Da una parte si richiede parecchia sospensione dell’incredulità, perché per quanto Fury fosse al corrente di molte cose non era di certo l’analista di Thor e non poteva conoscere il rovello del suo animo al punto da manipolarlo così finemente. Del resto non ha nemmeno molto senso che Fury abbia voluto gettare Thor in questa crisi, è vero che stavano in quel momento combattendo, ma la sorte del leader dello Shield era di fatto ormai segnata e non aveva ancora idea che avrebbe finito per assumere un ruolo cosmico (quello dell’Unseen).

Come avevamo detto, del resto Original Sin è sempre stato un passo falso, dunque stendiamo un velo pietoso sul fatto che la frase venga da Fury. Quello che conta è che quella frase è al centro di tutto l’arco del personaggio che Aaron sta scrivendo da ormai quattro anni, in una delle gestioni più lunghe, articolate e riuscite della Marvel attuale e attraversata appunto da un tema forte come quello del significato della divinità. Tema che per altro tiene banco molto spesso anche sulla serie The Mighty Thor con protagonista Jane Foster, proprio in questi mesi in lotta contro gli Dei degli Shi’Ar che incarnano perfettamente il tipo di divinità arrogante, meschina e crudele verso i propri sudditi che Gorr voleva macellare e che il figlio di Odino ritiene indegna di un potere grande come quello di Mjolnir.

La storia naturalmente non finisce qui, “Odinson” è destinato a entrare nella guerra dei dieci Reami così come una nuova versione del Thor Ultimate, devota pare proprio alla Guerra. Facile immaginare che, tra un violento confronto e l’altro, sarà di nuovo il ruolo della divinità a essere problematizzato prima che il figlio di Odino trovi finalmente una personale sintesi e riprenda possesso di Mjolnir.

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