Videogiochi fighi recenti, vol. 1

Oh! Ciao, scusate il ritardo, stavo facendo una cosa che vi dico alla fine del pezzo, e sono stato veramente occupatissimo.

Visto che questo articolo è figlio dei disordinati ritagli di tempo, ho pensato di intitolarlo tipo: “cose a cui ho giocato un po’ e che secondo la mia modestissima opinione dovreste provare anche voi al più presto, se casomai ne aveste l’occasione”. Quindi parto subito con un succoso listone di cose recenti(ssime) che mi hanno gasato… e mi stanno ancora gasando.

Final Fantasy XV (Square Enix, 2016)

All’ultimo Lucca Comics ero allo stand, da bravo fumettista, che mi scaccolavo con nonchalance, quando passa il mio amico J.J.Junior (quello dell’articolo su Destiny) che mi fa:

  • oh, dai, vieni fuori che andiamo in un posto un attimo?
  • eh?
  • dai vieni, porta il pass eh…
  • ma, qui devo finire di mettere dritti i miei fumetti… e poi le mie avide lettrici? Le dédicaces?
  • VIDEOGIOCHI.
  • ah, ok arrivo.

Dopo qualche decina di minuti, passati per le vie della cittadina Toscana a strusciarsi intimamente con altri individui colpiti come noi dal “Sacro Fuoco della Sfiga Totale”, ci siamo ritrovati seduti in chiesa. Sembrava di essere alla comunione di mio cugino, solo che, al posto dei parenti che bramano un immediato futuro fatto di antipasti freddi e caldi, c’erano 10 file di sedie di plastica con seduti 10 file di persone, vestite da tutti i personaggi di tutti i Final Fantasy. Io ero vestito sempre da fumettista di nicchia e grazie a questo (e al mio pass) avevamo forse per sbaglio saltato la fila di 11 kilometri.

  • J.J.Junior? Dove mi hai portato?
  • Shhhh! Zitto, sta entrando sensei Tabata!

Uno boato di urla e spade di cartone levate al soffitto della chiesa ha accolto l’importantissimo giapponese: il regista di Final Fantasy XV.

Il sensei ci ha mostrato in anteprima dei video che avevamo tutti già visto su internet, ma più grossi. E in quel luogo, grazie alla magia del giapponese e alla sacra architettura, tutti noi fans disillusi e traditi dalla saga abbiamo finto di non avere alcun dubbio sul gioco, abbiamo dimostrato di credere nel progetto, nella rinascita del brand, abbiamo stretto i pugni come avrebbe fatto Squall… Abbiamo insomma fatto un “Banzai!” emotivo per superare lo scetticismo giustificato (Final Fantasy XIII fa ancora male) poi però c’è stato questo momento QUI.

Nonostante tutto, quell’incontro è riuscito a scatenare in me l’hype che fino a quel momento era stato timido. E così, pochi mesi dopo sono corso a comprare il titolo fresco-fresco di uscita. Tutti ne hanno già scritto da un pezzo, e sicuro meglio di me, quindi sarò breve.

Final Fantasy XV non è un gioco perfetto, anzi. Ma non è nemmeno un gioco brutto, anzi. E’ un gioco che sa affascinare con quella magia tipica della saga (di quando era bella, dico). E’ un gioco con una macchina che a un certo punto vola, con un sistema di combattimento action (non a turni, come piace a noi anziani) ma che funziona abbastanza (almeno finché non ci si accorge che si sta premendo sempre e solo il tasto ). E’ un gioco con protagonisti che sì, sembrano tratti da un anime brutto sui Tokio Hotel, ma che poi invece si rivelano essere mooolto meglio di quello che sembravano.

Certo, ci sono cose che mi hanno fatto arrabbiare. Tipo le svogliatissime missioni secondarie tutte uguali e che non aggiungono niente (stesso discorso per le taglie). Ma chi gioca Final Fantasy vuole essere soprattutto appassionato dalla STORIA. E proprio qui ci sono grossissimi(ssimi) problemi, grandi come i buchi della trama. In fondo lo sappiamo: è stato un gioco con uno sviluppo travagliato durato duecento anni e quindi… Però l’idea non era male, eh. Solo, è stata gestita in modo opinabile.

Ignis, Gladius, Noctis e Prompto si fanno un selfie alla faccia della catastrofe imminente.
Ignis, Gladius, Noctis e Prompto si fanno un selfie alla faccia della catastrofe imminente.

Perché provarlo, dunque? Beh, perché è un Final Fantasy ambizioso e le parti riuscite sono eccellenti. Perché per la prima volta si gioca in un mondo aperto (open-world, fino a un certo punto, ma poi…), si può guidare una macchina che a un certo punto vola, i mostri sono tanti e molto belli, ci sono le musiche dei vecchi FF, ci sono i chocobo (e le gare), l’ambientazione è un misto fighissimo di cose del futuro e del passato fatto veramente bene, ci sono posti veramente bellissimi tipo la città di Altissia dove si può pure prendere la gondola (romanticissimo, consigliato ★★★★★, prezzi abbordabili in bassa stagione), ci sono dei titani giganteschi (tipo 30 palazzi insieme) che danno mazzate ancestrali.

Ah, poi ci sono le ricette di Ignis che prepara manicaretti bellissimi in altissima definizione, tutti da guardare e che fanno venire l’acquolina. Inoltre quel simpaticone di Prompto (un ex-grasso che adesso è secco-secco, come ci svela la miniserie anime Brotherhood) fa un sacco di foto, in combattimento e non di sua spontanea volontà, e saremo noi a scegliere quali conservare quando, la sera, i nostri boys bivaccherano felici intorno a un falò. E poi sì, secondo me riesce a fare quello che doveva fare: riaccendere la final speranza nei nostri cuori fantasy. Sono abbastanza contento.

 Lo spavaldo principe Noctis mentre brandisce una spada motorizzata contro

Lo spavaldo principe Noctis mentre brandisce una spada motorizzata contro


Nioh
(Team Ninja, 2017)

Ecco un altro gioco reduce di uno sviluppo lento e travagliato. Qui però i cazzutissimi ragazzi del Team Ninja hanno centrato l’obiettivo, e di brutto. Come quando Robin Hood (Disney, non Costner) travestito da uccello sui trampoli centra la freccia al centro del bersaglio e la spacca a metà e tutti noi bambini facevamo “OOOH!”. Vi ricordate il mio articolo sui giochi difficili ma magici (ve lo linko QUI)? Ecco, sé questo gioco fosse uscito un po’ prima ci sarebbe finito per direttissima. Ci troviamo negli occidentali panni di William, un pirata inglese biondone immerso fino al collo nei guai del Giappone del periodo Sengoku – dai, era quando c’erano gli shogunati e gli eserciti che si davano le spadate, i samurai, i ninja segreti e tutte quelle cose bellissime di cui sono pieni i fumetti belli e film di Kurosawa. E proprio Akira Kurosawa c’entra con la trama di questo videogioco! Incredibile, eh? Non so quanto (credo una quota molto vicina allo zero), ma la cosa mi gasa moltissimo e quindi crogioliamoci nell’immaginazione. Vabbé, da buoni nerd senza una vita abbiamo guardato su Wikipedia – con il mio amico Sacco Dimerda – e abbiamo dottamente constatato che William è esistito. Pare anche che quando sono stato in Giappone io sia finito vicino ad un monumento con lui raffigurato. Senza manco accorgemene.

Il gioco è un mix riuscitissimo di soulslike, Onimusha e Ninja Gaiden (e pure un po’ di Diablo), cioè un misto di cose pazzesche!!! Bello arcade, bello giapponese, una buona dose di RPG e di gestione dei potenziamenti e dell’inventario. E poi combo personalizzabili per ogni arma: la katana, la doppia katana, la lancia, l’ascia grossa o martellone di legno e i kugarisama, che è un accrocchio composto da falcetto ninjissimo con attaccata una catena con attaccato un peso ad un capo (è la mia arma preferita). Poi ci sono anche le “stelline ninja”, le bombette, i puff-puff di fumo per sparire, le magie e gli Spiriti Guardiani, che quando evocati fanno un casino di luci magiche e picchiano i cattivi. E i cattivi sono bellissimi, ci sono tutti quegli spiritelli della tradizione Giapponese, i kappa, gli ombrelli con l’occhio, le teste volanti e tutte quelle cose che fanno sia paura che ridere. Poi ci sono anche gli Yokai che fanno solo paura e danno mazzate fortissime.

Anche questo titolo fa della difficoltà e della spietatezza una cifra stilistica, ma per chi come me (e forse voi, spero) viene da anni di sudore e sangue sputato sui Souls, non c’è troppo da preoccuparsi. Anzi il gioco punta più sul divertimento che sulla frustrazione, lasciando spazio a sperimentazioni sul personaggio (se vi piace spippolare con le caratteristiche) che possono farvi diventare moooolto forti, pure troppo volendo. Insomma, è stato paragonato ai Dark Souls per via di certe meccaniche indubbiamente derivative (la gestione delle morti e dell’esperienza) ma poi, giocandoci, ci si rende conto che è un gioco con un suo personalissimo carattere. Consigliatissimo, sul serio, specie se come me amate certe ambientazione del Giappone feudale. Per dire: ci sono quadri bellissimi (nel senso di stage e livelli. Qui non c’è un’unica mappa, ma è tutto diviso in missioni principali e secondarie), uno in un tempio giapponese abbandonato con la giappo-pioggia battente di notte e i fulmini e i pini giapponesi che agitano i rami giapponesi. Super-suggestivo.

nioh
Qui il nostro Willam Adams che usa una lancia con maestria giapponese.


Resident Evil 7 
(Capcom, 2017)

Come prima con Final Fantasy XV qui ho fatto un atto di fede verso la saga e ho preso questo capitolo che (a detta di tutti gli esperti) ne segna la rinascita, prendendo una nuova ma interessante strada: non più terza persona ma prima. Ero uno di quelli che aveva aspramente criticato (e patito) la svolta action della serie che Capcom ci aveva propinato con il quinto (l’ho finito: imbarazzante) e sesto (manco-cagato) capitolo. Già pregustavo seratine di coppia accoccolati sotto una copertina lanosa, tisana allo zenzero, gatto ronfante, a giocare a RE7 spaventati, ma il giusto per divertirsi…

  • Allora baby ci stai? Lo prendo allora?
  • Sììì, ok, te lo prometto
  • Ma non è che poi fai le storie e non lo giochiamo eh? Che da solo mi piglio male e finisce che sta lì a prendere polvere…
  • Mavà ti ho detto ok, al massimo accendiamo le luci
  • Ok, lo prendo? Vado…?
  • E-che-palle! Sìì-ìììì!!

Allora l’ho prenotato e ritirato, gasatissimo, ne parlavano tutti già benissimo.

  • Allora lo metto su? È pronta la tisana Bio?
  • Sì, dai fammi spazio.
  • Ahaha, che sballo! Dai vieni-vieni, occhio al gatto…
  • Miao.

La storia inizia con il nostro protagonista (un “signor nessuno” e non un superpoliziotto cazzuto) che riceve una telefonata:

ciao bomber, sono tua moglie data per morta, sparita da tre anni, lo so che ti sei rifatto una vita, ma sono nella merda horror, tu non venire a cercarmi eh… scusa, ora vado a farmi mangiare le gambe dai mostri della paura, ciao <3…”

Dopo 20 minuti di gioco (fighissimo):

  • Paolo tu sei coglione se pensi che c’ho voglia di passare le serate così, è un gioco di merda da malati di mente! Oh! Guarda che io lavoro tutto il giorno, di notte devo dormire, mica come te che fai i disegnini, deficiente!
  • Dai, aspetta! Accendiamo le luci…? Eh?
  • Ma vaffanculo! Vado a letto, anzi, vieni pure tu che c’ho l’ansia dei mostri…

Quindi, purtroppo, posso dirvi solo che i primi 20 minuti promettono benissimo, la prima persona funziona alla grande, pure la provincia americana da mangiapannocchie redneck e quindi pure l’atmosfera alla Rob Zombie. Ovvio che se troverò il coraggio di mettermici, magari con un amico (che solo il gatto non basta), – J.J.Junior non vuole che anche lui patisce, boh, magari provo a chiedere a Sacco Dimerda – vi dirò definitivamente.

Capito, no?
Capito, no?

The Legend of Zelda™: Breath of the Wild (Nintendo, 2017)

(Sospiro) Un attimo, schiacciate QUI e aprite in un’altra finestra)

Allora:

come tutti i dipendenti da qualcosa, “resistere” non è il nostro forte, specie a quel “qualcosa”. E quindi, come sapevo che avrei fatto fin dal giorno del primo annuncio, ho comprato Nintendo Switch, la nuovissima console ibrida della Sacra Casa di Kyoto. Sì lo so, non ci sono giochi, “solo” il nuovo Zelda, che c’è anche per WiiU e gne-gne-gne, bla-bla-bla-bla… Ma lo rifarei domani: sto parlando di dipendenza, non di libero arbitrio (e poi dai cacchio, con Switch puoi giocare a Zelda IN AUTOBUS!!! Io ho il motorino altrimenti lo farei…).

Non è questa la sede per fare una disamina dell’odio venefico e canzonatorio (travestito da scetticismo) che circonda Nintendo in questi anni di internet. Sappiate solo che siete dei poveretti e che senza Nintendo saremmo ancora tutti bla-bla-bla. Vabbé, sul nuovo Zelda che dire? Sarò moderato e non mi farò prendere dai facili entusiasmi che hanno colpito anche i più severi critici della stampa ufficiale.

È prestissimo per dirlo, ci ho giocato una trentina di ore e mi sembra di essere sempre all’inizio. E’ un’opera ENORME, un passo in avanti per la serie di proporzioni gargantuesche: open-world veramente, inventario, crafting, salto(!!!), morti frequenti, armi che si consumano, sistema di combattimento con lock, schivate e “parry” alla souls, domare cavalli selvaggi, cacciare selvaggina, cucinare ricette con i materiali raccolti (quelle che fanno venire fame, disegnate come sanno fare solo i giapponesi), musiche pazzesche… Una gioia enorme per gli occhi e per il cuore.

Link che ci sballa a 100 all’ora.
Link che ci sballa a 100 all’ora.

Credo che ci scriverò un pezzo qui solo per quello, perché per adesso sembra: IL MIGLIOR GIOCO DI SEMPRE SUL SERIO!!!-!!!-!!!

Aaaah, l’ho detto… Bene adesso posso tornare a scalare le montagne di Hyrule

 Qui Link subito dopo che ha droppato la bomb.

Qui Link subito dopo che ha droppato la bomb.

 

Questo è Sassorok, un boss che fa della simpatia il suo forte.
Questo è Sassorok, un boss che fa della simpatia il suo forte.

Vi lascio con dei link (eheh) dove ci sono dei fuoroni veri che provano a ricreare le ricette che Link cucina nel gioco:

Vi lascio anche dei link (eheheh) per rifarvi due giri nella magica Hyrule.

Ciao, a presto.

Ah! La cosa che ho dovuto fare che vi dicevo all’inizio è il mio nuovo fumetto, si intitola Manuelone e parla pure di Playstation (uno), se vi interessa vi lascio le INFO QUI.