Free Ink 2017: le voci dei fumettisti

Sabato 8 e domenica 9 aprile presso Scup, sport e cultura e popolare (via della Stazione Tuscolana 82/84 a Roma) si terrà la seconda edizione di Free Ink, una manifestazione in cui il fumetto incontra l’arte del tatuaggio, in solidarietà alle vittime degli abusi in divisa (QUI pagina dell’evento).

free ink

Tra gli autori coinvolti, alcuni dei più importanti esponenti della scena romana attuale, quali Zerocalcare, LRNZ, Sara Pichelli, Toni Bruno, Alessio Spataro, Rita Petruccioli, Grazia La Padula, Federico Rossi Edrighi, The Sando e David Messina.

Abbiamo chiesto ad alcuni degli autori i motivi della loro adesione.

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Toni Bruno

Toni Bruno

«Free Ink è una traccia che va marcata e rimarcata ogni anno, un’esperienza che diventa luogo grazie all’impegno del collettivo Hierba Mala. Prendervi parte significa rispondere a uno stimolo che altrimenti rimarrebbe sopito. È importante poter contribuire a sostenere Acad, l’Associazione Contro gli Abusi in Divisa, per il loro impegno nel segnalare tempestivamente gli abusi da parte delle forze dell’ordine e nell’aiutare chi ne è stato vittima».

Federico Rossi Edrighi

«Partecipo perché realtà come lo SCUP promuovono iniziative culturali e sociali accessibili a chiunque, e ACAD si fa carico di un compito importante e per giunta spesso anche ignorato, o addirittura negativamente strumentalizzato, dal punto di vista mediatico. Mi sembra quindi corretto che avendone la possibilità ognuno le sostenga secondo i propri mezzi, nel mio caso tenere una matita in mano.

Ed è anche un bel modo per stare allo stesso banco con un sacco di amici».

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Rita Petruccioli

Rita Petruccioli

«Questa è la seconda edizione di Free Ink a cui presto le mie matite ed è una cosa che faccio con piacere perché penso sia importante sostenere gli spazi e i collettivi che fanno produzione culturale indipendente come Hierba Mala.

Quest’anno poi Free Ink mi sta particolarmente a cuore perché lo spazio che accoglie l’iniziativa è SCUP, una realtà a cui sono legata sin dai suoi inizi. Si tratta di uno spazio autogestito, al cui interno si svolgono tantissime attività in sinergia col territorio come la palestra popolare, i corsi di lingua, o la biblioteca e la sala prove per il teatro… insomma uno spazio di aggregazione sociale e libera espressione per le forme artistiche».

Alessio Spataro

«C’è un gruppo di persone folli a Roma che occupa posti e li libera subito dopo. Una volta perché un pacato meccanico li minaccia di morte con la sega circolare e loro vengono così a sapere che il raziocinante meccanico da decenni ha un contenzioso col comune per l’assegnazione di quel posto appena occupato, un contenzioso reale che non risultava dalla documentazione ufficiale, perciò le persone pazze di cui sopra decidono che il comune ha torto e lasciano libero lo spazio al pacato privato creando un Corto Circuito con la leggenda metropolitana secondo cui i centri sociali hanno sempre e comunque le spalle coperte dalle amministrazioni di centro-sinistra. Un’altra volta perché capitano in uno spazio pieno di amianto lasciato in stato di abbandono e diroccato da circa dieci anni da una proprietaria quarantenne radical-chic di un piccolo caseggiato (sei mini appartamenti, un cortiletto interno, Garage Zero) e pure qui i folli si creano rogne con la polizia, risolvono la questione amianto denunciando la proprietaria che dovrà pagare il danno e la rimozione di tasca sua com’è giusto che sia, non ricevono ringraziamenti da parte del vicinato avvelenato a sua insaputa e contribuiscono a sfatare la favoletta secondo cui i radical-chic frequentano i centri sociali e non i proprietari da cui ricevono denunce. Sabato 8 e domenica 9 si sostiene questo gruppo di persone scriteriate: Hierba Mala. Oltre ad altre due comitive altrettanto pazze: Acad (gente strana che pensa che i diritti valgano anche per le vittime degli abusi di polizia) e Scup (un bel posto che ci devono solo riprovare a sgomberarlo)».

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Zerocalcare

Zerocalcare

«Io, insieme a qualcun altro che si è perso per strada e a qualcuno che invece ci sta ancora, ho iniziato a fare fumetti all’interno degli spazi occupati. Pur essendo stato sempre un lettore – anche – di tutto il fumetto mainstream, dal Disney italiano ai supereroi americani, è nel mondo delle occupazioni e dell’autogestione che ho svolto la mia “gavetta” per oltre 10 anni, con le locandine, le fanzine, i festival “alternativi”. Il mio debito verso questo ambiente è quello di una crescita artistica e umana che sarebbe stata impossibile altrove. Ecco, tornare lì, per me è un modo di riannodare i fili della storia mia, insieme ai tanti pezzetti che la compongono, ed è anche un modo per portare gente diversa a incrociare le strade di questi mondi».