Recensione di “Oltre le nuvole”, il primo film di Makoto Shinkai

Negli ultimi mesi si è parlato, riparlato e straparlato di Your Name, il film di Makoto Shinkai campione di incassi in Giappone (e non solo). Il successo al di là di ogni aspettativa e l’accostamento da parte della stampa a Hayao Miyazaki (contestato con veemenza dallo stesso Shinkai, che pare si vergogni di averlo superato al botteghino) hanno generato molto rumore, ma anche ottimi risultati per le proiezioni nelle sale italiane. Del resto si tratta di un film delicato, emozionante, visivamente splendido. Non all’altezza di un Miyazaki, ma comunque una visione più che gradevole.

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Ora Dynit e Nexo, cavalcando l’onda, hanno voluto portare nei nostri cinema anche il lungometraggio d’esordio del regista: Oltre le nuvole – Il luogo promessoci, risalente al 2004 ma fino ad ora inedito in Italia. Il film è stato mostrato in anteprima al festival Cartoons on the Bay di Torino e poi distribuito nelle sale l’11 e il 12 aprile. All’uscita dall’anteprima, questo è il dialogo avvenuto tra me e un mio caro amico:

– Non sono sicuro di aver capito questo film.

– Mi sa che è normale, credo che nemmeno Shinkai abbia capito il suo film.

Non voglio dire che Oltre le nuvole sia un cattivo film. A livello puramente registico, si tratta di una prova notevole. Un’ottima prova, non solo per un esordiente. Già emergono quelli che sono i punti forti di Shinkai: l’abile orchestrazione di musiche e immagini, un montaggio visivo e sonoro (in particolare, più ancora che alle musiche, penso all’uso dei silenzi) in grado di portare all’apice la tensione drammatica, la funzione espressiva degli scenari. Magnifici, sono i veri protagonisti e il confronto con le animazioni dei personaggi è a tratti impietoso. Shinkai è bravissimo nel costruire atmosfere tenere e struggenti, intrise di nostalgia e di quella sensazione – come la descrive una dei protagonisti del film – di essere sul punto di perdere qualcosa. E allo stesso modo sa trasmettere l’urgenza di dover fare qualcosa, qualsiasi cosa sia in tuo potere per trattenerla, per non lasciarla andare.

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È un vero peccato, dunque, che alla base manchi una storia solida in grado di sostenere un tale dispiego di maestria tecnica. Un problema che Shinkai cerca di superare con una narrazione rarefatta e onirica, che adotta di volta in volta il punto di vista parziale di questo o quell’altro personaggio e che sembra sorvolare i fatti osservandoli da lontano, come attraverso le velature di un sogno. Purtroppo l’espediente non riesce del tutto, ed è facile rendersi conto che, al di là del velo, la trama di Oltre le nuvole si regge (a stento) sul potere ipnotico della supercazzola.

La storia è quella di Hiroki e Takuya, due amici per la pelle colti nell’estate d’oro della loro adolescenza. Sullo sfondo, un Giappone ucronico che, in seguito alla Seconda guerra mondiale, è stato spaccato e spartito fra Stati Uniti e Unione Sovietica. Il sogno dei due ragazzi è costruire un earoplano col quale volare oltre la torre che svetta sull’isola di Hokkaido, ribattezzata Ezo, ormai ultima roccaforte superstite della dominazione sovietica. Tra i due, come in un sogno, appare Sayuri: dolce, angelica, consistente come la carta velina. Più che di un personaggio si tratta, come spesso accade, di una funzione incarnata: quella del motore che li spinge a perseguire la loro impresa. Accade così che, quando Sayuri scompare misteriosamente insieme all’estate, i due amici perdono interesse per il loro progetto e si allontanano l’uno dall’altro.

Li ritroviamo, tre anni dopo, ognuno per la sua strada: Hiroki, in preda alla depressione, si è trasferito a Tokyo per studiare, mentre Takuya lavora per il governo. Sta indagando proprio sulla misteriosa torre di Hokkaido, in realtà terribile arma dei sovietici: un portale per un universo parallelo che minaccia di espandersi fino a cancellare quello attuale. La chiave per la salvezza è proprio Sayuri, che dopo quell’estate è caduta in un sonno profondo dal quale non riesce a svegliarsi, intrappolata in un universo-incubo di cui è l’unica abitante superstite. Una storia di fantascienza, dunque, in cui però sono i sentimenti e i legami tra i protagonisti a farla da padroni in modo preponderante. Anche troppo.

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La backstory, il contesto politico e culturale, le questioni legate agli universi paralleli e al funzionamento della torre: tutto è accennato en passant, buttato in ciarle pseudo-scientifiche o risolto con qualche battuta criptica e volutamente vaga. Insomma, si accenna a tutto, ma non si dice mai niente di chiaro. «I personaggi sanno, dunque non hanno bisogno di spiegare» sembra essere la logica sottesa a questa scelta. Peccato che l’escamotage funzioni solo quando di fatto esiste una storia solida e ben definita alla base delle loro azioni. In mancanza di questa, non c’è show, don’t tell che tenga, e non bastano le atmosfere prese di peso da Evangelion per mascherare i buchi di sceneggiatura. Il risultato è che anche i picchi drammatici, sebbene costruiti con tutti gli ingredienti giusti, risultano esagerati e l’empatia coi personaggi viene meno proprio laddove dovrebbe raggiungere l’apice.

La visione di Oltre le nuvole è superflua specialmente se avete già visto Your Name: l’impressione è di trovarsi di fronte alle prove generali di quest’ultimo (ci sono perfino un paio di scene letteralmente identiche). E non c’è dubbio che dal 2004 a oggi Shinkai abbia saputo crescere e migliorarsi come regista e come narratore, rinunciando a quegli elementi che non era in grado di padroneggiare totalmente e optando per una struttura narrativa più gestibile. Your Name conserva il tema centrale e le atmosfere di Oltre le nuvole, ma sapendoli stavolta valorizzare come meritano. Nel dubbio, quindi, meglio un bel rewatch.

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