“La soffitta”, una vita consumata nella più totale immoralità

Passenger Press ha da poco pubblicato La soffitta, un breve graphic novel dai toni cupi e dallo stile onirico, frutto di una nuova collaborazione tra Squaz (ai disegni) e Akab (ai testi). Unica voce narrante è quella del protagonista, un uomo dalla memoria prodigiosa, intollerante a praticamente ogni alimento possibile, alla ricerca di risposte sulla propria identità e il proprio passato. Una ricerca condotta attraverso un flusso di coscienza nel quale il nostro anonimo (anti)eroe ripercorre le tappe di una vita consumata nella più totale immoralità, tra edonismo e sperimentazione, decadenza e vuoti di senso insanabili.

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soffitta akab squaz

Se nella parte conclusiva gli autori seguono una forma fumettistica abbastanza classica, tutta la prima metà suona più come un racconto illustrato o, meglio ancora, una serie di “immagini commentate”. Gli inquietanti disegni di Squaz fanno da contraltare grafico al secco monologo del protagonista: parole e immagini intrattengono un dialogo serrato, ma ciascuno mantiene una chiara indipendenza stilistica e contenutistica.

Una forma ibrida che ha la sua spiegazione nella genesi stessa dell’operaLa soffitta è in effetti nato da una serie di disegni che Squaz aveva destinato non a un fumetto ma a una mostra, salvo poi cambiare idea e decidere di farne una storia vera e propria. I testi di Akab (anche quelli della seconda parte, composta in un secondo momento) sono quindi scritti interamente a posteriori, cercando di penetrare nel disegno di Squaz, di accordarsi con esso pur ampliandone il senso.

Un processo creativo inconsueto, che retrospettivamente può essere facilmente intravisto in ogni pagina del lavoro. Il che, del resto, costituisce al contempo un motivo di interesse per La soffitta e un sintomo dei suoi limiti. Gli autori riescono infatti a confezionare una storia ricca di idee, ma nel suo seguire le immagini la sceneggiatura sembra farsi a tratti contorta o evanescente, approfondendo spunti abbastanza superflui all’economia del racconto, per lasciare allo stato di mere suggestioni quelli che sembrano invece i suoi temi più interessanti.

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Risulta molto difficile delineare un profilo coerente del protagonista: tanti dettagli nelle immagini o nei testi sembrano non tornare o non avere una funzione narrativa chiara. Imperfezioni e disequilibri di cui sarebbe facile sorridere se si trattasse di uno degli esercizi di riscrittura dell’OuBaPo, ma che diventa più difficile perdonare a un lavoro che si prende terribilmente sul serio, tra speculazioni sull’esistenza (“il vero lavoro dell’uomo dovrebbe essere conoscere se stesso”), incursioni misticheggianti (“il mio cazzo è l’esatto centro dell’universo”), aforismi altisonanti sul fatto che “siamo tutti fottuti” e “ripetiamo sempre e solo quello che ci hanno insegnato”.

Lo squilibrio fondamentale de La soffitta è proprio quello tra, da una parte, l’importante contributo che si richiede all’interpretazione del lettore per mettere ordine in questo caleidoscopio di immagini e, dall’altra, il tono oracolare e predicatorio di alcuni passaggi. Si può accettare che un’opera creativa ambisca a dimostrare qualcosa, così come si può accettare che essa si presenti come semplice fucina di idee, come repertorio di spunti da sviluppare. Il lettore non avrà problemi a trovare prove eccellenti nell’una come nell’altra categoria. Più difficile, invece, inquadrare un fumetto che sembra voler fare due cose allo stesso tempo, rivendicando per se stesso l’approssimazione dell’opera aperta e la categoricità delle opere argomentative.

Pur tenendosi distante dal semplice esercizio di stile, La soffitta non riesce quindi a giustificare con i contenuti la sua stessa pesantezza concettuale, la sua ostentata serietà, privilegiando sistematicamente la suggestione visiva e l’aforisma ad effetto più che l’argomentazione e la chiarezza. Una scelta stilistica consapevole che piacerà a molti, ma potrebbe deludere qualcun altro. Una conferma, per certi versi, dell’approccio dei due autori, che offrono spesso fumetti “pensosi” e concettuali, esteticamente forti, ma che tendono a rifuggire dalla dimensione empatica del racconto.

La soffitta
di Akab e Squaz
Passenger Press, 2017
80 pp., colori
23 euro