Druillet, Yragaël e il dolore cosmico dell’impotenza

Molti di quelli che si avventurano nella lettura dei fumetti di Philippe Druillet, rimangono affascinati dalle sue tavole straordinarie, ma si lamentano sempre delle scarse capacità di scrittura dell’autore francese. Difficile d’altronde dar loro torto, visto che i limiti di Druillet sono evidenti: ritmo altalenante, personaggi che cambiano continuamente carattere, poca attenzione nei confronti degli snodi narrativi e la tendenza ad assecondare le derive del disegno senza considerare troppo i binari sicuri della storia.

Eppure i libri di Druillet non sono degli artbook, nemmeno lontanamente. I difetti che gli vengono rimproverati sono semmai il percorso di ricerca verso una narrazione che vuole abbandonare gli schemi della narrazione umana e allargare l’orizzonte del racconto verso una visione cosmica, magniloquente, dove l’uomo è un atomo intrappolato in gigantesche architetture e narrazioni labirintiche. Da cui cerca di fuggire, naturalmente. Per raggiungere l’impossibile desiderio di crearsi il proprio destino.

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Yragael druillet

Nel 1974 con l’aiuto dello scrittore Michel Demuth, Druillet realizza un fantasy che, come prevedibile, scavalca il genere e lo porta in territori nuovi. Yragaël narra l’ascesa e la caduta di un messia umano in un mondo popolato da demoni e creature assetate di potere e la relativa caduta causata del suo orgoglio e dell’amore malato e profondo per Nereis, strega e regina della città vivente di Spharain. L’anno successivo Druillet e Demuth danno alle stampe il sequel del loro fantasy, Urm il Pazzo: ambientato un secolo dopo le vicende di Yragaël, il libro racconta la storia del figlio nato dall’unione tra il messia e la strega, un uomo deforme e stupido ma determinato a riprendersi ciò che gli spetta di diritto: Spharain.

Druillet scolpisce i propri personaggi attorno alle azioni che compiono e mai basandosi sulle parole che dicono. Di conseguenza i dialoghi non sono solo inutili e verbosi, ma distolgono l’attenzione del lettore dai fatti e quindi dal reale motore della storia. Le parole umane non contano, i dialoghi non sono azione, e infatti Druillet prende intere pagine di dialogo e le riporta in forma testuale, non solo evitando che quelle parole finiscano in bocca ai suoi personaggi, ma anche privandole di qualsiasi intervento grafico. Giacciono nel nero assoluto, dimenticate e inutili mentre i personaggi agiscono e il narratore è l’unico a possedere il potere della parola, un potere che non risiede nella capacità di mettere ordine o dare un senso, ma nel creare una suggestione.

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Yragael druillet

Yragaël  si apre per esempio con una lunga sequenza (quasi metà dell’albo) in cui si descrive la nascita del mondo in cui è ambientato il fumetto. La scrittura febbrile di Michel Demuth ha un prosa omerica capace di profonde suggestioni e perfetta per accompagnare le complesse tavole di Druillet. La genesi delirante di Demuth prosegue sino a quando non viene introdotto Yragael, protagonista della storia. A questo punto ci si aspetta un cambio di rotta con una trama più controllata e attenta, e invece no. Invece la scrittura prosegue psichedelica e barocca, come un labirinto che al contempo vuole nascondere la via d’uscita e rendere irraggiungibile il proprio centro. Le parole del narratore che sembra investito da un potere divino, evocano e creano – al pari dei disegni – l’universo del racconto, forgiandone non tanto l’aspetto, ma l’epica e la mistica che lo governa. Sono parole gorgoglianti, un brodo primordiale in cui non c’è evoluzione e ogni cosa (destino compreso) sembra già tutto scritto nelle allucinate parole di questo dio aberrante.

I mondi di Druillet nascono dalle parole divine, proprio come il nostro universo: In principio era il verbo, dice il Libro della Genesi, ma il verbo era incomprensibile e senza senso, sembra ribattere Druillet. Eppure Yragaël  combatte, lotta Urm e Lone Sloane viaggia nell’universo, come se in fondo tutti i suoi personaggi scalpitassero per guadagnarsi un briciolo di felicità in un mondo mostruoso che ha come indispensabili fondamenta la confusione, il delirio, l’allucinazione.

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Yragael druillet

Tolte le parole, rimane solo il gesto. E Druillet ripone nei movimenti un’attenzione maniacale: mentre esilia il dialogo ai margini della pagina, porta al centro dell’attenzione questi gesti, li ricama con attenzione rendendoli spesso il fulcro delle tavole e quasi sempre il vettore di quel lirismo che l’autore sembra ricercare in ogni tavola. La recitazione melodrammatica ed eccessiva fa esplodere nei movimenti dei personaggi tutto il dramma che si portano addosso, tutta l’energia che ingabbiano. Ma ogni loro azione è poco più che uno spasimo, il riflesso incondizionato a una prigionia considerata normale. Perché proprio quando il potere del gesto raggiunge il suo apice diventando l’ultima espressione umana rimasta, Druillet rivela i fili tesi dagli déi per controllare i movimenti di questi finti eroi. Scoprire che Urm non è che la marionetta di divinità inette e crudeli, rende la crociata deicida di Yragaël lo sberleffo supremo giocato all’umanità da queste entità superiori.

Yragaël e Urm il Pazzo sono due racconti desolanti, dove gli eroi sono schiacciati senza ragione e senza la possibilità di difendersi o attaccare. Tutto è già scritto, tutto è già stato distrutto e demolito. Dell’umanità non rimane più nulla, se non il dolore cosmico dell’impotenza nei confronti di una vita governata dal caso.

Yragaël – L’integrale
di Philippe Druillet e Michel Demuth
Traduzione di Sara Giovanna Gianoglio
Magic Press, 2017
128 pp., colori
18,00 €

  • Michele Ferrara

    Finalmente qualcuno che chiarisce una cosa: la forza narrativa di Druillet sta proprio in ciò che lo rende “debole” agli occhi di molti. Druillet ha creato fumetti cosmici, d’ampio respiro come nessun altro e la normale narrazione sarebbe del tutto incoerente.

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