Anna Magnani, una biografia sentimentale. Intervista a Rachele Morris e Marcella Onzo

Rachele Morris e Marcella Onzo sono le autrici di Anna Magnani, graphic novel biografico edito da BeccoGiallo a maggio e dedicato alla nota attrice italiana, leggenda del cinema e del teatro. Tra i suoi film più celebri ci sono veri e propri pezzi di storia del cinema italiano come Roma città aperta, Mamma Roma e La rosa tatuata, che nel 1956 le valse il premio Oscar come miglior attrice protagonista.

Le due giovani fumettiste, al loro primo graphic novel, raccontano la vita, ma soprattutto la dimensione interiore della Magnani, attraverso una lunga intervista immaginaria, nella scia dell’approccio che Davide Toffolo usò per il suo seminale graphic novel su Pasolini. Ne risulta un racconto su un personaggio complesso, passionale, ambiguo, costantemente diviso tra la carriera e la vita privata e caratterizzato dall’impossibilità di far prevalere l’una sull’altra. Il libro regala una lettura piacevole, intensa e appassionante, che abbiamo voluto ripercorrere – e approfondire – accompagnati dalle due autrici.

anna magnani beccogiallo

Anna Magnani è il vostro primo libro, pubblicato dopo diverse esperienze nella scena indipendente. Da dove è nata l’idea del graphic novel, e perché debuttare in libreria partendo da un testo biografico?

Onzo: L’idea è nata nel 2014 a seguito di uno scouting con BeccoGiallo, durante Lucca Comics di quell’anno. In quel periodo sia io che Rachele, dopo qualche primo esperimento di storia breve, cercavamo, soprattutto alle fiere, un riscontro con gli editori che ci interessavano. Devo dire che si mostrarono per la maggior parte interessati e ci incoraggiarono a sviluppare qualche progetto.

L’idea della biografia a fumetti è una cosa che ci ha attirato perché inizialmente ci sembrava potesse essere più semplice confrontarci con una storia “lunga” attraverso vicende reali, in cui non c’era nulla da costruire. Lavorandoci ci siamo accorte che si tratta comunque di un lavoro che presenta non poche difficoltà: un lungo lavoro di ricerca; trovare una chiave narrativa interessante; selezionare una grande mole di informazioni; confrontarsi sempre con le fonti per evitare di fare errori storici.

Morris: Come ha già spiegato Marcella, l’idea è nata nel 2014 un po’ per gioco, dopo un colloquio con BeccoGiallo. Conoscevo già l’attrice da diverso tempo, ma non il suo percorso umano in maniera così dettagliata. Andando avanti con gli studi per preparare la storia ho scoperto molti aspetti del suo carattere e l’ho sentita molto vicina da subito.

Quali sono state le letture di riferimento e le ricerche effettuate per la documentazione? Quanto tempo ha assorbito questa parte del lavoro?

Onzo: Credo che la ricerca sia durata almeno un anno pieno, aggiunto al fatto che Rachele aveva iniziato a documentarsi un bel po’ di mesi prima. Personalmente mi è sembrata una parte davvero interminabile. Le cause credo siano molteplici. In parte eravamo smaniose di metterci al lavoro e iniziare a disegnare. E poi c’è da dire che la storia della Magnani è davvero incredibile. Ha incrociato la vita di tanti altri artisti e di tante vicende storiche che hanno segnato il nostro paese. Quindi la documentazione è stata lunghissima.

Abbiamo approfondito tante cose che, purtroppo, non abbiamo potuto inserire nel fumetto per motivi di spazio. Abbiamo visto sicuramente tanti film, quelli a cui ha lavorato Anna Magnani (che già di per sé sono tantissimi), ma anche altri film importanti del suo contesto storico e artistico. Ci siamo documentate sulla sua vita artistica a teatro (che forse è la parte più importante, ma per ovvi motivi ci restano quasi soltanto i film). E poi ovviamente abbiamo letto un po’ di biografie. In particolare quella di Matteo Persica (Anna Magnani. Biografia di una donna, Odoya, 2016), che ci è sembrata molto puntuale e utile. Infatti, a fine lavorazione, l’abbiamo contattato per farci scrivere la prefazione.

Morris: La fase della documentazione è stata fondamentale ed è durata di più rispetto alle altre, questo perché non volevamo commettere errori o farci un’idea sbagliata e precipitosa del personaggio. Abbiamo letto cinque o sei biografie, anche per capire come avevano trattato gli altri l’argomento. Non è semplice raccontare la storia di un altro, soprattutto se si tratta di una donna vulcanica come la Magnani.

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Siete state accolte in casa BeccoGiallo ma, come dicevamo, venite entrambe dal mondo delle pubblicazioni indipendenti. Quali differenze avete potuto percepire di questi due mondi?

Onzo: Non credo ci siano molte differenze in questo momento storico, almeno per gli esordienti. Noto che quasi tutte le case editrici richiedono sempre di più progetti quasi pronti o comunque già avviati. Anche economicamente credo che nessuna casa editrice riesca, conti alla mano, a dare un vero supporto a chi cerca di intraprendere questa strada all’inizio. Sicuramente ci sono differenze di altro genere: distribuzione, promozione, organizzazione, etc. Ma credo che in questo momento il mondo del fumetto, anche grazie a internet, sia molto fluido, e può dare davvero la possibilità a realtà autonome interessanti di imporsi.

Parlando di BeccoGiallo in particolare, penso che volontariamente ci abbiano lasciate libere di cambiare mille volte idea sulla storia e di scegliere lo stile a noi più congeniale in tutta autonomia, quindi non abbiamo sentito molto il peso del nome che ci avrebbe distribuito. Solo a lavoro quasi finito abbiamo avuto alcune direttive più precise sul montaggio, sul titolo (la nostra proposta iniziale era Reginella) e sulla copertina.

Morris: Ci sono differenze, soprattutto legate alle tempistiche, ma tutte cose abbastanza normali se si collabora con realtà più grandi rispetto all’autoproduzione. Per quanto riguarda la storia, siamo state molto libere sia per le scelte narrative sia per la parte grafica.

L’idea, in corso d’opera, è rimasta la stessa o ha subito modifiche rilevanti?

Onzo: La parte onirica iniziale e quella finale ci sono state da quando è partita l’idea del fumetto. Invece la parte centrale più propriamente “biografica” è cambiata varie volte, sia nei contenuti che nel metodo narrativo. Per quanto riguarda i contenuti inizialmente avevamo scelto momenti che ci sembravano più significativi della vita di Anna Magnani. In seguito forse la narrazione ha preso una piega più personale e abbiamo scelto di mettere in luce i punti che più ci avevano colpito.

Agli inizi poi la narrazione era tutta “live”, mentre in seguito abbiamo optato per una voce off che accompagna i vari momenti della storia. Inoltre, inizialmente l’idea era di realizzare il fumetto a colori, ma l’editore ci ha proposto di lasciarlo in bianco e nero perché gli sembrava più consono alla storia e al nostro tipo di disegno.

Morris: Inizio e fine non hanno subito grosse modifiche, abbiamo cambiato soltanto la parte centrale, perché via via che andavamo avanti con la documentazione venivano aggiunti elementi. Poi è cambiato lo stile narrativo. Inizialmente volevamo raccontare la storia con vicende vissute in prima persona da Anna, poi ci siamo accorte che quel metodo non ci sembrava interessante e non andava bene per raccontare questa storia.

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Quali sono le parti della vita dell’attrice che avete sentito più vicine, che vi hanno colpito maggiormente o in cui siete riuscite a immedesimarvi?

Onzo: Leggendo la storia di Anna Magnani, capita di sentire continuamente pensieri e sentimenti personali chiamati in causa. Non per nulla è stata un’attrice di cui è sempre stata apprezzata l’“umanità” e la “realtà”. Sicuramente nella sua storia ci sono cose che fanno parte, in misura differente, della vita di tutti: forti passioni, ricerca d’affetto e approvazione, sconfitte, sacrificio, felicità, ricerca della serenità, paura della morte. La sfida forse è stata cercare di restituire un po’ di tutto questo.

La vita della Magnani raccontata come una lunga intervista all’attrice è un escamotage che permette di allontanarsi dalla sterile cronaca dei fatti per dare un risvolto più intimo alla narrazione. Come ha preso forma questo approccio?

Onzo: Dopo un primo tentativo di narrazione più tradizionale, ci siamo rese conto da un lato che far parlare un personaggio come la Magnani era una impresa davvero difficile, e anche una grande responsabilità; dall’altro che il tipo di narrazione che ci risultava più istintivo e congeniale era più di tipo “evocativo”. Quindi grandi vignette, che dessero spazio ai disegni, tanti pensieri, pochi dialoghi. L’intervista ci accompagna come un flusso di coscienza e ci permette di rivivere alcuni momenti della vita dell’attrice donandogli al contempo di significato.

Dal libro emerge il forte legame della Magnani con il suo lavoro, quasi mai separato dalla vita privata. L’artista viene dunque risucchiata dalla fiction? Realtà e cinema esistono su uno stesso livello?

Onzo: Non sono un’esperta, ma immagino che la condizione dell’attore che continuamente deve immedesimarsi in panni e pensieri che non sono i suoi sia molto particolare. Anna Magnani diceva spesso di non riuscire a “recitare” nel vero senso della parola, per questo accettava solo quei ruoli in cui si sentiva particolarmente a suo agio, che le davano la possibilità di sentire intimamente quello che stava recitando. Conoscendo un po’ la sua storia possiamo notare anche come si riconosca un po’ di lei nei vari personaggi a cui ha dato vita. Questa cosa l’abbiamo sfruttata nel fumetto usando spesso spezzoni di film o spettacoli come chiave emotiva per comprendere il momento che stavamo raccontando della vita di Anna, spiegando appunto la realtà con la finzione.

Morris: Anna Magnani aveva un forte legame con il suo lavoro e nell’arco di tutta la carriera da attrice è stata poco tempo ferma, forse solo negli ultimi anni di vita, per mancanza di soggetti. Quindi direi che più che fusione fiction/realtà si può parlare di una passione forte per il proprio lavoro.

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Il tratto minimale e delicato, la maniacale cura del dettaglio e l’attenzione nei confronti dei volti, lo studio delle forme, delle figure, del bilanciamento tra nero e bianco: quanta immediatezza e quanto studio?

Onzo: Diciamo che il bianco e nero e l’inchiostro sono un punto di partenza imprescindibile per noi. Penso che uno studio sull’estetica ci sia stato, e Rachele in questo ha iniziato molto prima di me, ma credo che sia venuto anche fuori il frutto di un gusto maturato in tanto tempo. La scadenza imminente a un certo punto ci ha costrette a essere il più istintive possibili, quindi ci siamo dovute basare su una nostra esperienza precedente e concretizzare tutti gli studi fatti.

Morris: Siamo state abbastanza istintive nel momento della produzione delle tavole, abbiamo studiato soltanto la divisione delle parti da disegnare. Marcella si è occupata delle citazioni cinematografiche e io della vita e dei ricordi.

Se la Magnani non fosse stata una donna così passionale e allo stesso tempo naturale, avrebbe avuto lo stesso successo? 

Onzo: Questa domanda è semplice! Penso proprio di no.

Morris: Sarebbe stata sicuramente un’ottima attrice. Ma non la Magnani.