“Il Meglio è odiato”. Filippo Scòzzari parla a ruota libera

Filippo Scòzzari è uno degli autori cruciali della storia del fumetto italiano. Del fumetto “d’autore”, si sarebbe detto ai tempi di Frigidaire. Autore, dal latino augeo (aumentare, accrescere): in effetti Scòzzari ha ampliato i confini della narrazione a fumetti, sfidato censure e convenzioni, accresciuto i lettori ben al di là (ma anche al di qua) del gusto per l’oltraggio che trabocca in diversi suoi lavori.

filippo scozzari

La sua influenza, a volte dissimulata, a volte diluita – o arricchita – da ulteriori griglie e filtri personali, non si discute. Semmai, si litiga per riscontrarla, con la fatica di andarla a scovare in molte pozzanghere della nostra asfittica palude controculturale. Scòzzari non è un autore “di nicchia”, ma non è nemmeno un creatore per le masse: alcune sue pagine sono arditamente oscene, fieramente blasfeme, nutrite da idee intense e costantemente volte alla dissacrazione d’ogni idiozia.

Eppure, nel suo cosmo apocalittico e agonizzante, popolato da una fauna che comprende suore fellanti, sarti inseguitori della squisitezza, meccani deformi, sadici viziosi, detectives riesumati dall’inferno per esplorare una realtà sempre obliqua – eppure nello specchio deformante delle sue iperboli grottesche è possibile cogliere aspetti illuminanti della nostra realtà.

Ora, a quarant’anni dal ’77 fumettistico, di cui fu uno dei protagonisti culturali accanto a Pazienza, Liberatore, Tamburini e Mattioli (il gruppo storico di Cannibale, prima, e Frigidaire in seguito), e a vent’anni dalla prima edizione, Fandango Libri ripubblica lo splendido Prima pagare, poi ricordare, arricchito e aumentato da Memoria dell’Arte Bimba, ovvero un (doppio) memoriale al cianuro di quella irripetibile stagione. Un piccolo prodigio letterario, in cui emerge la notevole maestria stilistica nel combinare amare riflessioni socio-politiche, aneddoti memorabili narrati con tempi comici deflagranti, momenti di disarmante desolazione esistenziale. Il tutto offerto da una prospettiva angolatissima, quella di un’intelligenza cinica e beffarda, allergica a beatificazioni.

Il titolo evoca un tormentone comico inventato da Scòzzari, che lo regalò subito al giovane Pazienza, allora divo bambino de Il Male. Il pagamento si riferisce al dazio interiore: l’introspezione e il bilancio delle proprie esperienze, la rievocazione della sofferenza (Tamburini e Pazienza uccisi dall’eroina, le battaglie perse ma feroci, per resistere a un’Italia da vomito) come scotto necessario per riconnettere creativamente – ma esattamente – i propri ricordi su pagine non melense, né indulgenti.

In occasione dell’arrivo/ritorno di questo libro essenziale, abbiamo avuto il piacere di conversare con l’autore. Stabilendo subito un patto d’intelligenza: bando alle polemiche, bando alle nostalgie.

prima pagare poi ricordare scozzari

Sarò brutale: che potente possesso stilistico. Come si riesce a scrivere così? Dono divino, ispirazione metafisica, esercizio costante?

La ringrazio. La severa disciplina delle follie testuali di Suor Dentona – apparsa prima sul Male, poi in forma più ragionata e continuata su alcune riviste della Primo Carnera – furono una palestra formativa e crudele. Sa lei la fatica del dover ridurre, ordinare, chiarificare l’empito di un cervello pazzo, metter le briglie ai fiotti di un cuore nauseato dall’idiozia, il dover concentrare in un’unica pagina tonnellate di allucinazioni, il doverle rendere semplici per menti semplici e al tempo stesso sforzarsi di non esser travisato dai faciloni, per i quali il pompino ha un sapore solo e una funzione sola? Pugni concisi, comandava una scritta a pece sulla parete di fronte a me, e quell’ordine fu sufficiente per farmi tralasciare altri maestri, altre concisioni, altri deliri.

Ora che ci penso, ora che ho usato il concetto di delirio, mi vien da dire, e sono serio perché è ESATTAMENTE quel che è successo, che i miei deliri, e lo sforzo di metterli in bella, ammaestrarono me: fuifonte e fui secchiaio.

Per lo stile ti ispiri ad alcuni scrittori? Leggendoti ho spesso pensato a Céline. Ci sono scrittori che senti affini o che hai letto con passione?

Non ho mai letto un rigo di Céline: è francese, il suo odio è francese, gli sputazzi della sua prosa sono francesi, per cui lo espunsi dai miei scaffali a 13 anni. D’altra parte, se fosse nato italiano, l’avrei bruciato in effige a dieci anni, allucinazione monellesca per sottolineare quanto il pacchetto complessivo dei cugini sia da sempre superiore al nostro. Li battiamo solo nei vini e nei formaggi. Calcio, fumetti, figa, importanza nel mondo, siamo sotto. Mi piacciono molto les americains, surtout Foster, ma molti di loro sono pericolosi: l’apparente facilità della loro scrittura è uncinante, ed è molto facile sorprendersi a scimmiottarli. Uno che mi sta very sul cazzo è Gayman…

Nella ricostruzione storica di quegli anni straordinari, quanto è trasfigurazione mitopoietica e quanto è cronaca?

Ho già spiegato nei social che è tutta roba vera, come si dice sempre durante gli stupri. Ho fatto violenza ai miei pudori e mi sono stuprato per Voi: fine tortura mai, fine cantiere mai. Inoltre odio le fandonie, la scorciatoia dei semplicini.

All’inizio del libro sostieni che il libero arbitrio è una panzana. Sei un fatalista islamico?

Macché. Ragionamento terra terra: finché non iniziamo a ragionare in proprio siamo la sommatoria di spintarelle, piccoli inciampi, microinsegnamenti inconsci impartitici da Entità Esterne, non certo originatisi sotto la nostra teca. Esistono gli errori, questo sì, dimenticanze, analisi a cazzo, manie, pulsioni che nessuno t’ha ordinato o impartito. E poi i terribili fatti, da interpretare meglio che si può e coi quali fare i conti. Alla fine, conquistata la capacità di ragionare, non puoi che affibbiarti il ruolo di marionetta: il tuo karma sei tu, non puoi dare di più.

Bello è il contrasto tra l’evocazione sognante dello stupore infantile (l’arte bimba, appunto) e il cinismo sovrano della prosa dedicata alla gioventù in fiamme. Dov’è la cesura? Quanto senso del gioco infantile c’è nello Scòzzari adulto che sistematicamente irride e dissacra qualsiasi cosa, giocando con parole, bandiere ed etichette?

Sì. Incredulità e diffidenza. E disprezzo nei confronti dei perdenti. Medicine e veleni siringatimi da mio padre, siciliano, medico e violento ma anche guru, orizzonte e guida. La sua cultura, le sue griglie, l’umor nero siciliano furono i binari d’acciaio freddo e tagliente sui quali m’instradò, e sui quali s’appoggiò anche il bolognesissimo vezzo di giocare con le parole, rigovernarle, scompigliarle per vedere se si sbarcain altri territori. Un medico siciliano t’impartisce questo: tutto si paga, occhio a quel che fai, dedicati a incamerare la maggior quantità di dati possibili: non puoi mai sapere quando ti serviranno, ma sta pur certo che ti serviranno, e saranno le armi, gli aggeggi, i tools con cui ti salverai o salverai qualcuno. Mi chiedo spesso se mio padre m’è servito per estirpar pigne dalla testa di qualcuno, o se ha solo gonfiato le mie… Il suo gelidosguardo di poiana fascista ad esempio mi permise di traguardare, di valutare per quello che erano, l’Autonomia, il ’77, le barricate, l’eroina, l’intera Bologna: inutilities. Solo la matita si salvò, probabilmente perché le poiane soccombono di fronte a tonici Bimbetti-con-Manie…

Il libro è un monumento maestoso al tuo passato. Quindi non ti farei domande a riguardo. Chi è interessato, può leggerlo. Ti chiederei ciò che nel libro non c’è: ci sono aneddoti che hai scelto di tacere?

Sì, quando dovetti falsific… be’ no, non te lo dico.

Immediata alla lettura s’impone la lancinante distanza tra il fermento di quegli anni, comunque tragici, e il ristagno attuale. Qual è il motivo della decadenza culturale italiana? Qual è l’abisso, dov’è nato? Berlusconi? Troppo facile, nevvero?

Sì, troppissimo facile. Berluscazzo è un sintomo, non la causa. No, la noxia è molto, molto anteriore: non so perché, ma per oltre 50 anni la scuola italiana fu affibbiata a manutengoli e bidelli democristiani, che decisero di mandarla a ramengo semplicemente disinteressandosene. Exploits operativi da allora sempre imitati: pensa alla Gelmini… Ministri disastrosi, programmi obsoleti, strutture preistoriche impreparate ad affrontare il 3000, giustificazioni ridicole, lotte intestine fra camarille da avanspettacolo, l’autentica Maledizione della Luna Italiana. Mi fu chiaro che il Meglio è odiato, e anzi deve starsene fuori, molto fuori dalle balle. Ne consegue l’insipienza della “classe dirigente”, l’insofferenza nei confronti della Cultura, sentita come improduttiva zavorra, ne consegue l’incapacità di capire che il precipizio è a due metri, ne conseguono i comici piagnistei sulla “fuga dei nostri giovani”… Ah ah ah ah, cristo che incazzatura, ah ah ah, cristo che deficienti.

Dunque: la cultura latita, il paese sprofonda, la politica è distante dalla realtà. Compagno Scòzzari, che fare?

Difendersi: studiarestudiarestudiare in proprio, esplorare, mangiare molta insalata, un’ora di passeggiata al giorno, un po’di figa, giusto quel tanto. Poi attaccare: edificarsi come esempio, qualsiasi sia il tuo terreno, non temere alcun male. I ciucci non capiranno, gli Ottimi t’imiteranno, e sarà una reazione a catena, al motto de “Merda Va’ Via, Non Sarai mai Amica Mia”.

Al livello di arti visive: hai un’immensa cultura tecnica. Parlami di maestri del colore, di autori poco conosciuti, di maestri negati. Voglio l’antistoria dell’arte del Maestro Scòzzari.

No niente anti, ma il suo contrario: TUTTO. Bilibin. Leyendecker… esistono frotte di maghi, fuori dalle stalle marvelliane/bonelliane. Grotte inesplorate di meraviglia. Ma anche qui, meglio non impalcarsi a guru. Dico solo: web, curiosità, mouse e musei. Ma lo sanno già in moltissimi. Grande fu la sorpresa e il piacere quando incappai in file lente, pazienti e sterminate di visitatori a una mostra bolognese di Hopper. Lo supponevo esclusivamente mio, un privatissimo amore 1 to 1, stivale della malora, ma era invece la gioia di tantissimi. Stivale un po’ meno della malora, capii. E ringiovanii.

In conclusione, devo chiedertelo: non c’è proprio nessun contemporaneo che non ti induca a pernacchie e gestacci? Non puoi negare che, ad esempio, maicol&mirco siano pungenti.

Folli, più che pungenti. Il Nietzsche del fumetto dimostra una volta di più l’enorme superiorità del cervello sulle stolide manualità. Sono anni che lo sostengo, e ogni tanto sono miracolato da indiscutibili dimostrazioni.

C’è del fermento nel fumetto italiano. O no? 

Va l’aspro odor dei tini l’anime a rallegrar? Non saprei. Ci sono tini? Quanti? Ribollono mosti? Dove, in quali cantine? I fratelli Rincione, Gipi, Palumbo salveranno l’universo? Il muro di gommerda dell’Ufficialanza ovatta anche le loro eroiche strida. Sento una mazza in giro, solo un fracco di cretini con baffetti, e rarissimi nocchieri, ma forse devo assumere ancor più insalata…