“My Favorite Thing is Monsters” di Emil Ferris, il caso editoriale dell’anno

In Italia il nome di Emil Ferris suona familiare a pochi. Ai lettori più attenti alle produzioni estere, forse. Oppure ai fan di Gary Groth e della sua capacità di scoprire – e pubblicare con Fantagraphics – grandi talenti. Anche Oltreoceano, in realtà, l’autrice era una perfetta sconosciuta prima della pubblicazione del suo fumetto d’esordio. Eppure, giunta apparentemente dal nulla, la creatrice di My Favorite Thing is Monsters sta facendo parlare molto di sé.

My Favorite Thing is Monsters Emil Ferris Fantagraphics

Vuoi iniziare con il suo primo libro persosi in mare? O dal virus del West Nile che l’ha colpita quindici anni fa? Degli anni passati a pulire le case di altre persone? Dall’infanzia, in gran parte immobile, a Uptown? I sogni che aveva allora, di essere morsa da un mostro? Oppure dal fatto che My Favorite Thing is Monsters ha già l’aura di un classico contemporaneo, con una serie di grandi autori (Chris Ware, Art Spiegelman, Alison Bechdel) che cantano le sue lodi?

Così esordiva un recente articolo dedicato alla Ferris dal Chicago Tribune, firmato da Christopher Borelli. Un’enfasi non comune per un libro già in odore di capolavoro – almeno negli States – ma anche per un curioso cortocircuito esistenziale, legato alle vicende alquanto particolari che ne hanno accompagnato l’uscita. C’è infatti uno strano parallelismo tra i fatti accaduti intorno al libro e la vita della sua autrice. Una vita non facile, caratterizzata da una serie di circostanze bizzarre – e spesso sfortunate.

emil ferris

Emil Ferris | Foto di Kurt Devine

Nata a Chicago, la non giovanissima fumettista – classe 1962 – si appassiona al disegno, come tanti, sin da bambina. Niente di più facile, peraltro, se i tuoi genitori – come ha ricordato in un’intervista al Guardian – sono entrambi artisti:

«I miei genitori erano entrambi artisti […]. Si incontrarono all’Istituto d’Arte di Chicago come studenti, e da quell’incontro sono nata io. La versione di mia madre – riguardo al loro amore – si riassumeva in una frase, “Lo incontrai, e dissi: ‘se tu allungherai le mie tele, io ti pulirò le spazzole'”».

My Favorite Thing is Monsters, ambientato nella Chicago intorno alla fine degli anni Sessanta, un tempo di tumultuosi mutamenti sociali, narra la storia di una ragazzina di dieci anni, Karen Reyes, appassionata di film horror, mostri e fanzine inerenti il genere, abituata a visualizzarsi come una ragazza licantropo, un mostro – ed è così che la Ferris la disegna – per razionalizzare la sua diversità, costantemente sottolineata dai protagonisti del suo mondo.

La ragazzina è una vittima di bullismo proprio a causa dei suoi interessi atipici verso l’arte e l’universo horror; ma è anche in lotta con se stessa e si interroga sulla propria sessualità. Vive quindi un momento di scoperta e novità, tra i dilemmi e i drammi che la sua età comporta, in una situazione familiare estremamente complessa.

My Favorite Thing is Monsters Emil Ferris Fantagraphics

A fare da cornice alla ricca interiorità di Karen, sempre divisa tra il mondo reale e l’universo horror alla quale è legata, che le appare più sicuro e confortevole rispetto a quello degli adulti, c’è la misteriosa morte del suo vicino Anka Silverberg, un sopravvissuto all’Olocausto, sulla quale la ragazzina decide d’indagare. La narrazione si concentra intorno al passato di Anka: una vita traumatica e di sfruttamento nella Germania nazista. Sempre sul Chicago Tribune, Rick Kogan ha scritto:

«Questo è il punto centrale della storia raccontata come si trattasse del diario personale di Karen e confezionata con cura dall’editore Fantagraphics Books in forma di notebook. È ricca di personaggi memorabili come il fratello maggiore Dean di Karen, un mafioso, una drag queen, un ventriloquo e molti altri».

Ma è la storia di Emil Ferris, prima ancora che il suo capolavoro, ad essere unica e sorprendente. A 40 anni, madre single a tempo pieno, lavora come artista indipendente, principalmente come animatrice e designer di giocattoli (ha lavorato anche per McDonald’s). È in questo periodo, per lei turbolento e precario, che accade la tragedia: viene morsa da una zanzara e contrae il virus del West Nile. L’episodio è raccontato in un breve fumetto autobiografico pubblicato su Chicagomag. Della malattia, l’autrice dichiara:

«Mi sono svegliata in una stanza d’ospedale tre settimane dopo esservi entrata. Ero paralizzata dalla vita in giù. Non ho potuto parlare. E avevo perso l’uso della mia mano destra, quindi non riuscivo a disegnare».

My Favorite Thing is Monsters Emil Ferris Fantagraphics

A 40 anni su una sedia a rotelle, con una figlia di 6 anni, Emil Ferris non poteva arrendersi: decide dunque di frequentare l’Art Institute di Chicago ricevendo un diploma (MFA) in scrittura creativa, e ricominciando a disegnare sperando di riacquistare l’uso completo della sua mano. In un’intervista rilasciata al The Comics Journal ha detto:

«Mi era stato detto dal Primario di Neurologia di un ospedale veramente importante che non avrei mai camminato di nuovo. Era sicuro che l’esperienza di andare all’Art Institute di Chicago non fosse proprio quello di cui avevo bisogno. Prendendo la decisione di intraprendere comunque questo percorso – non avevo un’educazione artistica a livello universitario – era come se dicessi all’universo che rifiutavo di rimanere paralizzata per sempre».

Nella stessa intervista Emil Ferris ha ammesso che lavorare a My Favorite Thing Is Monsters ha rappresentato un ulteriore modo per sconfiggere la malattia. Ha iniziato a lavorare al libro sei anni prima e l’arte è stata la sua cura:

«Più di venti anni fa […] stavo lavorando a una sceneggiatura basata su questa visione che avevo di una ragazza lesbica e lupo mannaro che era avvolta nelle braccia protettive di un ragazzo Frankenstein transessuale. Quell’idea non mi ha mai lasciato. Quella visione di due “mostruosi” estranei fu allora l’impulso dietro una breve storia che scrissi nel 2004 e che è stata pubblicata in un’antologia. Karen stava ancora parlando con me (in realtà, stava ringhiando in me) ed è sue quella breve storia che ho basato il libro».

Al Chicago Tribune ha inoltre dichiarato:

«Lo svantaggio era che lavoravo in isolamento. Senza moderazioni, senza nessuno che mi desse opinioni sul mio lavoro. Non avevo idea se questo libro fosse atroce o brillante, ma se fosse stato atroce, decisi che lo avrei finito così. C’è un po’ di follia in questo».

My Favorite Thing is Monsters Emil Ferris Fantagraphics

In origine, il lavoro di Emil Ferris era programmato per essere pubblicato nell’Ottobre 2016, durante il giorno di Halloween, con una prima stampa di circa 10.000 copie. My Favorite Thing is Monsters, prima ancora della sua pubblicazione, è diventato un piccolo fenomeno editoriale a causa di uno sfortunato evento che ha visto coinvolta l’opera. Le prime copie stampate rimasero ferme per diverso tempo a bordo di una nave bloccata nel canale di Panama a causa dell’improvviso fallimento finanziario, avvenuto nel mese di agosto del 2016, dell’azienda coreana di trasporti e spedizioni Hanjin Shipping, proprietaria delle navi che trasportavano i libri di molte case editrici. Per l’occasione Cohen, responsabile comunicazione di Fantagraphics, dichiarò che il futuro del libro era incerto, «siamo attualmente in contatto con un avvocato esperto in diritto marittimo e stiamo pianificando di ristampare il libro il prima possibile».

In seguito all’inaspettato, ma evidentemente fortunato, ritardo, un notevole interesse si è creato intorno al libro e alla sua futura pubblicazione. Uscito finalmente nel febbraio 2017, My Favorite Thing is Monsters ha potuto sfruttare, da un punto di vista commerciale e tematico, la recente elezione del presidente Donald Trump. Sulla scia di un crescente antisemitismo negli Stati Uniti, i flashback della vita di Anka durante l’ascesa del partito nazista regalano un’ipotetica, terrificante visione di quello che potrebbe accadere negli Stati Uniti se si lasciasse piede libero a un governo incentrato sull’odio razziale.

My Favorite Thing is Monsters Emil Ferris Fantagraphics

L’insegnamento di My Favorite Thing is Monsters arriva verso la fine del libro quando Karen, la protagonista, considera i diversi tipi di mostri che esistono nel mondo. Dopo una vita passata ad ammirare e idealizzare mostri, ha inevitabilmente preso a considerare se stessa e altri diversi come «buoni mostri» – ha scritto Oliver Saba su AV Club – «persone che non si adattano alla visione unica della società, che semplicemente vogliono vivere la propria vita senza fare male ad altri. I mostri cattivi sono le persone che vogliono opprimere, controllare e/o distruggere coloro che sfidano le loro idee». Citando le parole di Karen nel finale del graphic novel:

«I mostri cattivi vogliono che il mondo viva nel modo che vogliono loro. Hanno bisogno di persone che hanno paura […] Immagino che qui sia la differenza. Un bel mostro a volte spaventa qualcuno perché è strano da guardare, è qualcosa che non si può controllare. Ma i mostri cattivi controllano tutto. Vogliono che il mondo intero sia spaventato in modo da agire indisturbati».

L’attualità dei temi, e la pertinenza del filo rosso che lega il razzismo nella Germania degli anni Trenta/Quaranta a quello degli Stati Uniti negli anni Sessanta, ha permesso al libro di mettere al centro l’empatia per il diverso e al contempo la tolleranza e la capacità di ascolto e sintonia con questi “altri”. Quanto basta per generare un’attenzione da parte non solo della grande stampa culturale nordamericana, dal New Yorker a Forbes a Publisher Weekly, ma anche la stima di alcuni dei maggiori protagonisti del fumetto. Le quarte di copertina hanno rilanciato dichiarazioni di Chris Ware e Allison Bechdel, e Art Spiegelman ha detto al The New York Times che «Emil Ferris è uno dei più importanti artisti di fumetti del nostro tempo».

My Favorite Thing is Monsters Emil Ferris Fantagraphics

My Favorite Thing is Monsters non è un memoir, dice Ferris, almeno non interamente. A differenza di quella di Karen, l’infanzia dell’autrice è stata piena di instabili ispirazioni: i film muti della Chicago Historical Society  visti con il padre, l’immersione in Dickens illustrato accanto a Zap Comix, la rivista Mad, i fumetti della EC Comics, naturalmente. Ha detto Hillary Chute, fumettologa e docente di Letteratura americana presso l’Università Northeastern:

«È assolutamente incredibile, come la lettura di questo lavoro assorba completamente. Amo la sua gamma di riferimenti, sia come struttura della storia – il lato diaristico e il thriller – sia tutta quella profonda attenzione alle belle arti e alle riviste horror. Sono davvero impressionata».

La tecnica esibita in My Favorite Thing Is Monsters è in effetti incredibile ed Emil Ferris, con questo lavoro, racconta la possibilità di creare arte raffinata con risorse “povere” come penne a sfera e notebook. Alcune delle immagini del libro potrebbero facilmente competere con opere presenti in musei e gallerie, e in tutto il libro l’autrice replica, citando, grandi opere d’arte per creare uno scenario grafico e una dimensione immaginifica nuova, mai vista prima. Le sue interpretazione di pezzi classici come Una domenica pomeriggio sull’isola di La Grande Jatte di Georges Seurat e quella di Bernat Martorell George Killing The Dragon riflettono la particolarità del suo lavoro, e sono funzionali all’obiettivo grafico-scenico prefisso: catapultare la protagonista, Karen, in un mondo composto da tali capolavori,  riscoprendoli da nuove angolazioni, esplorandone la percezione personale.

My Favorite Thing is Monsters Emil Ferris Fantagraphics

Un lavoro particolare e curato nel dettaglio, nato da un’esigenza di scrittura e di creazione rivelatasi una cura contro la depressione e la malattia, che spicca per l’impatto grafico e la forza comunicativa, nonché la sua capacità di essere attuale pur ambientandosi in un tempo diverso dalla modernità. Un successo, dunque, non solo dovuto ad episodi fortuiti. In un’intervista rilasciata a CBR, Emil Ferris ha dichiarato:

«Una mia amica, Bridget Montgomery, mi disse: Emil, devi cambiare il tuo fuoco. Devi creare questo libro con generosità, devi essere generosa con le immagini e con il testo.
Ho preso veramente a cuore l’esperienza che il lettore avrebbe vissuto, è stata una parte fondamentale di questo lavoro. Volevo dare ai miei lettori l’esperienza più articolata nei disegni che avrei potuto realizzare. Ho lavorato su di loro perché volevo che ci fosse molto per loro. Bridget mi ha detto che ho lavorato con lo spirito di chi crea un libro che dovrà far parlare di sé e dare alle persone un motivo per parlarne. […] Ora che vedo la situazione politica americana e il cambiamento nel clima del paese penso che sia stato importante per me farlo. […]»

Dalla fine del 2016, ancor prima della sua immissione sul mercato, My Favorite Thing is Monsters è stato presentato in più di 40 librerie e location differenti. Lodato per la sua prosa ricca e coinvolgente, nonché per i suoi disegni meticolosi, il fumetto ha visto crescere la propria popolarità grazie ad un passaparola intenso, dopo l’attenzione dei media. Emil Ferris ha così raggiunto in breve tempo un inaspettato successo e la sua opera prima è diventata un bestseller di quelli che non capita di vedere tutti i mesi nell’editoria fumettistica internazionale, come ha sottolineato chiaramente Jacq Cohen di Fantagraphics, che a Publisher’s Weekly ha rivelato che per l’editore storico di Clowes e dei fratelli Hernandez si è trattato della maggiore tiratura di sempre, per una prima ristampa.

My Favorite Thing is Monsters Emil Ferris Fantagraphics

Il graphic novel di 413 pagine – originariamente lungo il doppio – era stato acquisito da un altro editore, che alla fine ha deciso di non pubblicarlo. L’agente di Ferris, Holly Bemiss, ha concluso un accordo con Fantagraphics, che ha scelto di dividere il lavoro in due volumi. Gary Groth, l’editore di Fantagraphics, ha dichiarato che pubblicherà il secondo volume ad ottobre 2017, con una prima stampa di 30.000 copie. Per il secondo volume, inoltre, la Ferris ha pensato ad una campagna di crowdfunding su GoFundMe e recentemente è stato annunciato che Sony Pictures si è aggiudicata all’asta i diritti cinematografici.

Nel frattempo, a luglio, Fantagraphics ristamperà il primo volume per la terza volta, raggiungendo così una tiratura complessiva di 70.000 copie. «Non mi viene in mente un altro graphic novel uguale a questo in termini di rapporto tra successo e l’anonimia dell’autore», ha detto Groth a ICV2, commentando le vendite del libro. «C’è Maus, ovviamente, e Spiegelman era per lo più sconosciuto al tipo di pubblico che acquistava il libro, ma era comunque un autore underground affermato da quasi 20 anni, e lo stesso si può dire di Fun Home e Alison Bechdel. Quelli sono i nomi più simili che mi vengono in mente, ma alla fine non sono poi così simili».

In Italia il fumetto sarà tradotto e pubblicato da Bao Publishing nella primavera del 2018.

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