“Quando soffia il vento”, l’apocalisse nucleare secondo Raymond Briggs

Per il fumetto di genere degli anni Ottanta, l’atomica rappresenta una specie di ossessione. Pensiamo a Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, dove Superman riesce solo parzialmente a evitare gli effetti di una testata sul suolo americano. Oppure V for Vendetta, in cui l’Inghilterra distopica del futuro nasce sulle ceneri di un disastro atomico. Soprattutto a Watchmen, il cui sorriso macchiato rimanda al doomsday clock e alla paura collettiva del nucleare. E senza prendere in considerazione il Giappone, dove lavori come Gen di Hiroshima, Ken il guerriero e Akira hanno dato voce a una nazione che la follia dell’atomica l’ha vissuta davvero.

Qual è la radice di questa ansia apocalittica? È semplice. Gli ultimi anni di guerra fredda furono caratterizzati dalla recrudescenza delle animosità tra Stati Uniti e Unione Sovietica, che Reagan definì non a caso Evil Empire. Mai veramente dimenticata nel periodo della distensione, la bomba tornò così ad angosciare la galassia della cultura popolare. Un attacco, dopotutto, poteva accadere in qualunque momento.

when the wind blows raymond briggs

Rispetto ai testi menzionati poco fa, Quando soffia il vento (When the Wind Blows, 1982) di Raymond Briggs approccia la questione in maniera un po’ diversa. Non utilizza infatti il filtro della narrazione storica o della distopia fantascientifica, ma racconta l’atomica in una situazione di straniante realismo quotidiano.

Immaginando un’escalation nucleare negli ultimi anni di guerra fredda, ci racconta il prima, il durante, e il dopo della bomba attraverso gli occhi di una dolcissima coppietta di anziani che vivono nella campagna inglese. Già apparsi in Gentleman Jim, e modellati sui genitori dello stesso Briggs, i coniugi Bloggs sono così gli unici personaggi del fumetto. A loro è interamente affidata la narrazione, che procede attraverso ricordi, malapropismi e dolorosi momenti di condivisione.

La trama è molto semplice, quasi un filo. In 38 pagine ci vengono raccontati: a) i preparativi – del tutto inadeguati – della coppia di anziani per un imminente attacco nucleare b) l’attacco, il cui epicentro è in una località ignota, ma abbastanza lontana da permettere ai protagonisti di sopravvivere; c) le conseguenze del fallout atomico sul clima e sulla salute dei due anziani.

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La vicenda è caratterizzata dall’ingenuità degli sventurati coniugi Bloggs, incapaci di comprendere la gravità della situazione. Si soffermano a discutere di argomenti banali mentre il mondo, fuori dalla finestra, muore. Si chiedono perché il lattaio non si è fatto vivo con il latte fresco quando è possibile che non ci siano più mucche ne lattai. Bevono acqua contaminata da radiazioni ma, per sicurezza, la fanno bollire. Paragonano la loro situazione attuale alla Seconda Guerra Mondiale, che hanno vissuto da bambini, e di cui hanno un ricordo del tutto falsato: «Yes, it was nice in The War, really… The Shelters… the blackout… the All Clear… cups of tea… the ARP… Evacuees… London kids seeing cows for the first time… Old Churchill on the wireless […] Those were the days…».

L’evidente contrasto tra l’orrore del nucleare e l’affettuosa dimensione famigliare dei Bloggs si riflette sulle strategie di rappresentazione. Briggs utilizza uno stile del tutto simile a quello dei suoi racconti per l’infanzia per raccontare una storia che, di infantile, ha ben poco. L’aspetto rotondo dei protagonisti e i colori pastello tratteggiano un mondo in cui sopravvivono solo morte e desolazione. I colori, nello specifico, si fanno via via sempre più tenui, fino a scomparire nella grigia monocromia delle ultime pagine. Notevole è anche la polifonia compositiva. Briggs contrappone pagine fitte di vignette piccolissime – 9 strisce per pagina! –, con imponenti doppie splash, che scandiscono l’avvicinarsi dell’apocalisse.

Esiste anche un adattamento cinematografico di Quando soffia il vento. Prodotto nel 1986 e diretto da Jimmy Murakami, che già collaborò con Briggs per Snowman, è un prodotto onesto che traspone in maniera molto fedele il materiale di partenza. È realizzato attraverso un’interessante tecnica mista, per cui i personaggi animati convenzionalmente sono sovrapposti a fondali ‘reali’. La casa è infatti un modellino, le cui parti mobili sono animate in stop-motion. Quando soffia il vento – il film – è ricordato forse più per l’ottima colonna sonora, realizzata da artisti del calibro di Roger Waters e Genesis. La canzone dei titoli di testa è cantata dal compianto David Bowie.

Al di là della qualità e della relativa notorietà dell’adattamento cinematografico, risulta davvero difficile credere che il graphic novel di Briggs sia assente dalle librerie italiane da una trentina d’anni. Eppure è così. Venne pubblicato nel 1984 da L’isola trovata, e in apparenza (saremmo felice di essere smentiti) mai più ristampato o riedito. Uno dei testi più importanti del fumetto britannico è disponibile solo a chi è disposto a leggerlo in lingua originale, nell’edizione Penguin. Eppure, Quando soffia il vento non ha perso un briciolo della potenza e della forza espressiva che sprigionava negli anni ottanta, anche in virtù delle attuali congiunture storiche. Ci auguriamo che un editore raccolga la sfida, e porti nel nostro paese una storia commovente, dolorosa e, purtroppo, ancora attuale.

When the Wind Blows (Quando soffia il vento)
Raymond Briggs

Penguin Random House, 1986
48 pp., colore
8,76 €

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