Bort, l’autore delle “Ultime parole famose” della Settimana Enigmistica

Il nome Mario Bortolato non dirà nulla alla maggior parte dei lettori di Fumettologica, e non solo. Qualcuno forse conoscerà lo pseudonimo Bort con cui si è firmato per sessant’anni. Tutti sicuramente riconosceranno invece il suo stile: è il vignettista di Le ultime parole famose sulla Settimana Enigmistica.

La mostra dedicata da WOW Spazio Fumetto ai Disegnatori Riuniti di Cassio Morosetti, l’agenzia con cui collaborava, è stata l’occasione per conoscerlo, per scoprire qualcosa di più sulla sua lunghissima carriera e raccontare finalmente la storia dietro quei disegni, che un po’ tutti, in Italia, hanno visto almeno una volta.

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Bort circondato dai suoi personaggi

Bort nasce a Salzano, in provincia di Venezia, il 2 agosto del 1926. Giovanissimo si trasferisce a Voghera (PV) dove frequenta il liceo, iniziando a disegnare come molti sui banchi di scuola, a partire dalle caricature dei suoi professori, ma non solo.

«Era il periodo dei balli studenteschi. A Voghera facevano dei cartelloni pubblicitari che esponevano nelle vetrine per pubblicizzare questi balli. Erano dei disegni enormi, un metro per un metro e mezzo, e venivano esposti nella via principale. Io allora, che non avevo una lira per andare a ballare, ho cominciato a disegnare i cartelloni e come ricompensa mi lasciavano entrare gratis a ballare.»

A ispirare il giovanissimo Bort sono gli autori dei giornali umoristici e satirici dell’epoca: Il travaso, il 420, più avanti il Candido. Ne apprezza i vignettisti e cerca di imitarne lo stile per diletto. Non avrebbe mai pensato di pubblicare le sue opere se non fosse stato per un amico di famiglia che insiste per portare qualche vignetta alla redazione del Guerin Meschino, di cui conosce personalmente il direttore.

«Io ricordo che gliele ho date, ma con poca fiducia, e me ne sono trovata una di fianco al titolo del Guerin Meschino – parlava di Badoglio, ora non me la ricordo bene – e mi sono un po’ montato la testa. “Allora sono bravo!”»

 

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Vignetta pubblicata su Domenica Quiz. Originale dalla mostra di WOW Spazio fumetto

Nonostante questo primo successo, Bort non decide di abbandonare gli studi per intraprendere una carriera da disegnatore. Si iscrive ad Architettura a Milano e continua a disegnare nel tempo libero. Approfitta delle trasferte in città per ragioni di studio e gira le varie redazioni dei settimanali come EpocaL’EuropeoLe Ore, a proporre le proprie vignette. Riesce a piazzare così molti disegni, ma a perdere anche due anni di studi.

Passa intanto a Giurisprudenza, si laurea nel 1953 e trova lavoro come impiegato nell’ufficio parastatale di Contributi Agricoli Unificati di Alessandria. Di giorno lavora in ufficio, nel tempo libero disegna vignette. È una via di mezzo tra un secondo lavoro e un hobby, non è costretto ad avere una produzione massiccia e regolare, ma grazie alla facilità con cui gli nascono le battute e alla velocità nel disegno diventa rapidamente uno dei vignettisti più prolifici d’Italia.

Nel 1955 vince il Dattero d’Argento al Festival dell’Umorismo di Bordighera a parimerito con Pierre Farinole e poco dopo un volume americano dedicato ai migliori umoristi del mondo pubblica una selezione delle sue vignette.

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Striscia verticale dalla serie che Bort realizzava per Casaviva

Regolarmente, però, deve ancora prendere la macchina e recarsi a Milano per piazzare le sue vignette. È una pratica tipica per i disegnatori dell’epoca (ne parla anche Boris Battaglia a proposito di Cavanna e Fred): l’autore fa il giro delle redazioni della città con la sua cartella, lascia le vignette che ha preparato e passa alla redazione successiva; qualche giorno dopo ritira le vignette che non sono state utilizzate e viene pagato per quelle che ha venduto.

Le vignette vengono proposte alle redazioni in ordine di importanza, o meglio, prima alla testata che paga meglio, poi a quella che paga un po’ meno e così via finché non si è smaltita tutta la produzione, cosa che avviene facilmente in quegli anni in cui ogni rivista, da Topolino a Grazia, pubblica disegni umoristici.

Si tratta chiaramente di un sistema che richiede di passare molto tempo lontani dal tavolo di lavoro – e dall’ufficio, nel caso di autori come Bort che hanno un altro lavoro –, scomodo e dispendioso. È qui che entra in scena uno dei grandi uomini dietro le quinte dell’editoria italiana: Cassio Morosetti.

Morosetti, nato nel 1922, è un uomo dalla vita avventurosa e dal multiforme ingegno: dopo aver combattuto nella Seconda Guerra Mondiale ed essere stato prigioniero degli Alleati in Africa, vince un concorso da assistente di meteorologia senza sapere nulla della materia e si trasferisce a Milano, all’aeroporto di Linate. Lì scopre la passione per il disegno e inizia a realizzare vignette e fumetti umoristici, come lo sceriffo Botticella sul Corriere dei Piccoli.

Nel 1952, rendendosi conto che la pratica di girare per le redazioni sottrae moltissimo tempo agli autori, Morosetti fonda l’agenzia Disegnatori Riuniti. I suoi disegnatori devono preoccuparsi solo di portargli le vignette; sarà suo compito piazzarle alle redazioni, trattenendosi una percentuale. In circa 40 anni rappresenterà ben 28 umoristi tra i più noti, come Coco, Toppi (sì, quel Toppi), Botter, Vighi, Isidori, Carnevali…

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Alcuni autori della Disegnatori Riuniti nei primi anni Sessanta. Da sinistra a destra Ernesto Cattoni (con la mano alzata), Mario Bortolato, Cassio Morosetti (in piedi) e Umberto Mannu.

Morosetti conosce bene il lavoro di Bort e vorrebbe coinvolgerlo nell’agenzia. Il contatto avviene per mezzo di un giornalista con cui Bortolato collabora illustrando per lui una rubrica umoristica settimanale. Bort non vorrebbe impegnarsi seriamente a disegnare per lavoro, ma questi lo convince a dare una chance all’agenzia e ad andare a parlare con Morosetti.

«Un giorno ho preso su l’auto e sono andato a Milano con mia moglie. Lì Morosetti cercava di convincermi e io ero un po’ restio perché non mi convinceva la cosa di dover produrre le vignette per lavoro: a me piaceva disegnare per divertirmi. A un certo punto lui ha fatto una vigliaccata e mi ha fatto vedere il rendiconto di Coco, che era un disegnatore molto noto, ed era una cifra che mi ha un po’ meravigliato e un po’ esaltato. Mi sono detto: “Santo Cielo, ma questo prende il doppio di quello che prendo io nel parastato!”. Per me però era solo una battuta. Sono andato fuori, l’ho detta a mia moglie e lei mi ha risposto: “Andiamo a casa a disegnare, allora!”».

Siamo nel 1962. Bort inizia così a collaborare con i Disegnatori Riuniti. Non ha un numero fisso di vignette da produrre: ne fa quante riesce e le porta in agenzia ogni due settimane. Morosetti riceve i suoi autori in agenzia in giorni prestabiliti, facendo attenzione che non si incontrino. Teme forse che nascano rivalità o gelosie, o ancora che si coalizzino contro di lui?

Piuttosto, Bort ammira i suoi colleghi, Coco, Botter, Cavallo, e soprattutto Vighi, con i suoi corpaccioni e i suoi nasoni, al cui stile inizialmente si ispira molto. «Non ho mai pensato di scontrarmi con qualcuno di loro, mi piaceva la collaborazione», racconta. «Loro pubblicavano a pagina 23 e io pubblicavo a pagina 25».

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Vignetta pubblicata su Relax. Originale dalla mostra di WOW Spazio fumetto

Nel tempo il suo stile si evolve, arrivando già negli anni Sessanta alla sintesi che conoscono tutti, bianco e nero netti, campiture pulite, pochi tratteggi. Il personaggio ricorrente è un omino stempiato e con la pancetta, che si accompagna a una moglie con i capelli neri raccolti, gonna e maglietta bianca. Questi sono i personaggi senza nome che compariranno per molti anni in ogni numero della Settimana Enigmistica.

La rubrica Le ultime parole famose traduceva una serie di vignette di provenienza statunitense. Nei primi anni Sessanta termina il materiale di importazione e la direzione della Settimana Enigmistica si rivolge a Morosetti, con cui collabora da un decennio, per trovare un sostituto: serve un disegnatore puntuale, prolifico e dallo stile chiaro. La scelta cade inevitabilmente su Bort.

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Una vignetta de “Le ultime parole famose”

Ogni settimana per circa 50 anni una sua vignetta trova posto in basso a destra nella doppia pagina umoristica posizionata verso la fine della rivista, intitolata Per rinfrancar lo spirito tra un enigma e l’altro. Il suo stile è così iconico, amato dai lettori e così legato alla rubrica che, alla chiusura della Disegnatori Riuniti negli anni Duemila, la Settimana Enigmistica gli propone di lavorare direttamente per loro.

Bort disegna l’ultima vignetta della rubrica nel 2013, ma la redazione ha un tale magazzino che la pubblicazione dei suoi disegni continua fino al 1° gennaio del 2017.

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Vignetta scartata per la rubrica “Le ultime parole famose” della Settimana Enigmistica. Originale dalla mostra di WOW Spazio fumetto

Oltre alle vignette per la Settimana Enigmistica, ma anche per Grazia, Gioia, Candido Domenica del Corriere, Bort è autore televisivo per Drive In e L’altra Domenica di Renzo Arbore e si cimenta anche come fumettista, creando una striscia. «Mi era stato suggerito, a dir la verità, da Morosetti», racconta l’autore. «Mi ha detto “Perché non provi a fare una striscia?”ed è andata bene».

Il suo personaggio si chiama Teo, un adolescente protagonista di strisce umoristiche pubblicate negli anni Settanta su Monello, che trattano soprattutto di piccole storie di vita quotidiana e di dinamiche familiari. «Mi divertiva disegnare Teo perché allora avevo un figlio e una figlia che più o meno erano di quell’età e mi piaceva vederli vivere in un ambiente studentesco. Il Monello l’ha cominciata a pubblicare settimanalmente, poi la passava all’Intrepido e poi Morosetti la ripescava per il suo Relax. È andata avanti per qualche anno con un certo successo, perché il personaggio piaceva.»

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Striscia di “Teo” pubblicata su Il Monello

L’unico genere di umorismo che non ha mai davvero frequentato è stata la satira. «Non faccio satira politica perché vuol dire schierarsi a destra o a sinistra. Io non ho mai voluto farlo, e ho sempre anche votato secondo il momento», spiega. «Inoltre la vignetta umoristica aveva vita lunga: veniva pubblicata su Grazia, altrimenti passava a Gioia, poi al Monello, partendo dal giornale che pagava meglio a quello che pagava peggio; insomma, alla fine veniva pubblicata più o meno sempre. La satira invece bisognava farla al momento e si brucia il giorno in cui esce. Le confesso però che qui ad Alessandria c’era un bisettimanale locale che aveva una certa tiratura e lì ho cominciato a fare della satira con risultati buoni. Mi fornivano gli articoli e li illustravo e mi piaceva anche. Però sempre solo a livello locale».

Bort continua a disegnare anche dopo essere andato in pensione, anzi, avendo più tempo libero intensifica la sua attività. Con i guadagni delle vignette lui e sua moglie hanno comprato una villetta. Solo negli ultimi anni, però, dopo aver smesso di disegnare professionalmente, sono arrivati i riconoscimenti per il suo lavoro.

«Ho sempre avuto un certo successo e un riscontro dai lettori che mi scrivevano attraverso i giornali, ma dico sempre che sto raccogliendo i frutti adesso. Ho avuto la cittadinanza onoraria del mio paese di nascita, ho avuto una paginona su Repubblica, insomma ho avuto dei riconoscimenti solo adesso. Mi sembra che mi venga assegnato un premio alla carriera. La mia attività è stata concentrata per cinquant’anni sempre sullo stesso punto: per forza qualcuno l’ha notata! Però nessuno o quasi nessuno mi ha mai fermato per la strada», racconta ridendo. «Anche la firma, che era un pezzo del mio cognome, non veniva valorizzata, quindi nessuno sapeva chi era Bort. Poi la firma per cinquant’anni sullo stesso posto, sulla stessa battuta, sullo stesso disegnatore, è inevitabile alla fine avere un po’ di notorietà».

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Vignetta pubblicata su Relax. Si nota una traccia di colla sulla firma, dovuta al fatto che in una pubblicazione precedente la firma era stata probabilmente cancellata con una pecetta. Le vignette umoristiche, infatti, erano spesso pubblicate anonime. Originale dalla mostra di WOW Spazio fumetto

L’ultima vignetta Bort l’ha consegnata nel 2013. Da allora non disegna più per lavoro, solo per gli amici, soprattutto biglietti d’auguri. Ma non ha smesso per ragioni di salute, la mano è ancora ferma.

«Sono cambiati i tempi, il mondo adesso è cambiato. Non è più il mondo mio di novant’anni fa. Adesso il mondo è fatto di computer, di internet, cose che io non mastico: non conosco il computer non conosco internet, quindi non posso fare dell’umorismo su situazioni che non conosco. Allora ho detto “Non mi diverto io, non si divertono neanche gli altri” e ho smesso. Non sono più riuscito a seguire il costume e la moda: non mi divertivo io, pensavo che non si divertissero neanche gli altri. Il direttore della Settimana Enigmistica anni fa mi aveva suggerito di fare dell’umorismo più moderno, di non giocare più sul naufrago e sulla suocera, che non andavano più di moda. Io adesso seguo ancora la Settimana Enigmistica e vedo pubblicare ancora delle battute che fanno umorismo sui naufraghi e sulle suocere!»