La Doom Patrol di Gerard Way è uno spettacolo fantastico e giocoso

Tutti i mercoledì negli Stati Uniti vengono pubblicate decine di albi a fumetti. Ogni Maledetta Settimana è la rubrica che tutti i venerdì, come un osservatorio permanente, racconta uno (o più) di questi comic book.

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Con il numero sette si riuniscono finalmente tutti i membri del cast di Doom Patrol, che dopo aver sventato la minaccia dei Vectra e del loro traffico di carne extradimensionale, nonché un culto che teneva imprigionata Jane, ora ritrovano il precedente leader del gruppo, Niles Caulder. L’avevamo già visto all’opera in azioni più o meno nonsense nel corso degli episodi precedenti, ma ora cerca di riconquistare la propria posizione al comando della squadra e, visti i trascorsi, tutti ne sono legittimamente preoccupati.

Considerato che nessuno dei vecchi membri si fida di Caulder, è solo la bontà d’animo di Negative Man a convincere gli altri a dargli una nuova chance. Niles progetta così una missione più psichedelica persino delle precedenti, disegnata dal guest artist Mike Allred, che naturalmente in questo delirio pop in acido ci sguazza come nessun altro. Gerard Way ha infatti scritto questa storia appositamente per lui, anche se poi le ultime due pagine sono comunque firmate dal disegnatore della regolare della serie, l’ottimo Nick Derington, qui però colorato da Laura Allred e non dalla consueta Tamra Bonvillain.

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Mike Allred, da Doom Patrol #7

Non si tratta comunque di un episodio da leggere autonomamente, visto che proseguono diverse sottotrame, d’altra parte Doom Patrol è assolutamente una serie da consigliare in toto. A dirla tutta sono stati preferibili i numeri disegnati di Derington, fosse solo per il fatto che Allred, per quanto abile e geniale, fa esattamente quel che ci si aspetta da lui. Derington invece, oltre essere un nome più “fresco”, ha dato anche prova di voler trovare soluzioni stilistiche diverse, risultando quindi più originale. Memorabile per esempio la splash page metafumettistica del terzo episodio in cui ricostruisce la più celebre cover di Crisi sulle Terre infinite.

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Sulla sinistra, Nick Derington da Doom Patrol #3, sulla destra la copertina di Crisis on Infinite Earths #7 di George Perez

Gerard Way da parte sua ha fatto della nuova Doom Patrol una serie davvero ricchissima di idee, interessata a recuperare lo spirito folle delle passate versioni quasi più che i loro personaggi. La vicenda principale poi, dopo un inizio spiazzante e creativamente confuso, ha trovato comunque uno sviluppo comprensibile e pure toccante per la protagonista Casey Brinke.

Meno riuscito invece il sesto episodio, troppo sbrigativo e verboso nello spiegare la situazione in cui era intrappolata Jane. Il tutto con un aggancio emotivo, ossia il ricongiungimento di Sam con la moglie, che risulta però sacrificato agli aspetti più fantastici della vicenda.

Nick Derington Doom Patrol

Nick Derington da Doom Patrol #3

Ancora più freddo è questo settimo episodio disegnato da Allred, dove Niles si dimostra un personaggio calcolatore e piuttosto disumano e in cui di nuovo la parentesi più umana è lasciata a Sam e alla moglie. Si tratta comunque solo di una pagina di sottotrama, perché il resto dell’albo introduce creature, dimensioni, villain e idee sull’evoluzione ognuno più fuori di testa dell’altro. Una fantasia così scatenata all’opera è contagiosamente gioiosa, ma sarebbe un peccato se la serie non ritrovasse la maggior varietà di registro dei primi numeri.

Bonus: Thanos

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Giunta al nono numero, Thanos è, assieme a Moon Knight, l’ultima serie scritta da Jeff Lemire per la Marvel, che comunque lascerà la testata con il numero 12. Dal tredicesimo episodio subentrerà infatti la coppia di autori di God Country, Donny Cates e Geoff Shaw, in una delle poche scelte di alto profilo del rilancio editoriale Marvel Legacy.

Tornando al presente, la serie ha visto Thanos tradito dall’amata Morte e sconfitto dal figlio Thane, che ha accolto in sé il potere della Fenice (come questo si incastri con le attuali storie su Jean Grey è probabilmente meglio non chiederselo). Terminati i primi sei episodi disegnati da Deodato Jr., la qualità grafica è cresciuta con l’arrivo di Germán Peralta, che non sarà un asso ma per lo meno è più “disegnatore”.

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Anche la trama si è fatta più interessante e, dopo aver dedicato l’intero settimo episodio alla sopravvivenza di un Thanos ferito, moribondo e senza poteri tra le rovine di Titano, ora vede il villain confrontarsi con le tre streghe della cava degli Dei, dove le divinità vanno a morire. Si tratta di un’idea originale di Lemire, finalmente vicina allo spirito cosmico e metafisico che ci si aspetta da una storia con protagonista Thanos.

Risibile invece la parentesi sessuale tra Nebula e il Campione, e bizzarra la scelta di usare all’improvviso didascalie in prima persona, che commentano alcuni fatti. Nonostante i miglioramenti della serie, rimane una lettura poco più che passabile in attesa dell’arrivo dei nuovi autori.