La stagione dei ‘multiversi italiani’. Intervista multipla a Shockdom, Cosmo, Wilder

L’idea di “multiverso narrativo”, nel mondo del fumetto, è qualcosa di familiare. Vale soprattutto per i lettori di comics americani, luogo per eccellenza di crossover e team-up tra i personaggi delle più diverse serie, prodotte da grandi e piccoli editori. Un concetto molto meno frequentato in Italia dove – in primis Sergio Bonelli Editore, per longevità e quantità delle proposte – progetti di tal genere sono stati per lo più iniziative occasionali. Momenti speciali, più che una prassi narrativa.

Nel corso del 2017, però, anche in Italia sono nati – e a breve distanza tra loro – tre progetti editoriali di differente complessità – dalla vasta ambizione produttiva di Shockdom alla più puntuale iniziativa Wilder, con Cosmo situata in una via intermedia – che sfruttano questo concetto. E il cui spirito sembra lontano dalle operazioni più effimere: non solo team-up, ma serie indipendenti tra loro eppure in qualche modo legate dall’appartenenza a uno stesso ambiente – o multiverso – con personaggi che, quasi fosse ‘giocoforza’, saranno portati a interagire, a riflettere aspetti diversi dello stesso contesto in cui si muovono, a fare riferimento gli uni agli altri. Un po’ come avviene da tempo per il Marvel o il DC Universe, insomma.

Shockdom aveva annunciato già a maggio, durante Napoli Comicon, ‘Timed‘, un progetto crossmediale – non solo fumetto, in effetti – con al centro un nuovo set di supereroi. Wilder ha invece collegato le proprie serie ex post, con un crossover però inatteso e progettato con cura, dal titolo Wilderword. Editoriale Cosmo, il più recente tra i membri di questo gruppo di operatori, ha avviato un progetto di universo che include personaggi preesistenti – il Battaglia di Recchioni e Leomacs – e altri creati ad hoc.

Per entrare nel vivo di questo (sempre meno) limitato trend editoriale, e per cercare di cogliere al meglio punti di forza, similitudini e differenze tra le diverse queste esperienze, abbiamo organizzato una intervista a più voci, coinvolgendo Lucio Staiano (editore di Shockdom), Jacopo Paliaga (co-ideatore di Wilder insieme a French Carlomagno) e Giulio Antonio Gualtieri (editor presso Editoriale Cosmo).

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La copertina dell’albetto che ha dato il via a “Wildestorm”

Il concetto di ‘multiverso’ i lettori di fumetti di supereroi lo conoscono bene. Ma è frutto di una lunga stratificazione di storie e personaggi. Nel vostro caso, li avete progettati da zero o è un’idea nata come evoluzione di altri percorsi editoriali, legati a specifiche serie?

Staiano: L’idea di un universo in cui raccontare diverse storie, con protagonisti diversi, mi ha sempre accompagnato. Credo che sia qualcosa di universale, tra gli scrittori, pensare a un proprio mondo (forse anche più di uno): qualcosa di costruito da noi, non dico a nostra immagine e somiglianza, ma quasi. Questo concetto diventa più affascinante quando lo crei insieme ad altri. Un lavoro di squadra che, se portato avanti nella maniera giusta, può portare veramente ad ottimi risultati. Nel caso di Timed, avendo un progetto composto da un gioco di realtà aumentata e da una collana di fumetti, è stato quasi necessario creare qualcosa di più complesso in cui far muovere il tutto.

Gualtieri: È un’idea nata per metà a tavolino, con personaggi pensati per vivere il multiverso, e per metà basata su realtà già piuttosto stratificate, come quella di Pietro Battaglia.

Paliaga: In Wilderworld appaiono personaggi già presenti nelle varie serie, ad eccezione dell’Uomo di Latta, la figura che occupa tutta la copertina dello spillato. Le serie Wilder sono tutte autonome e indipendenti, così come lo rimangono anche dopo la lettura del crossover. Semplicemente, ci divertiva l’idea di mettere insieme i vari personaggi: fino a prima del crossover ci siamo limitati a nascondere tra le tavole di ciascuna serie vari easter egg riguardanti tutte le proposte Wilder, poi “unire i puntini” ci è venuto abbastanza spontaneo. Siamo gente che si diverte con poco.

Descrivete i vostri universi: come sono articolati?

Gualtieri: È molto semplice. Con Caput Mundi siamo a Roma, città che ha sempre avuto un ruolo potente nell’immaginario collettivo, paradossalmente ancora più forte oggi che vive una crisi, al momento ancora senza fine. È tra le strade dell’Urbe che Pietro Battaglia e gli altri protagonisti della serie non si daranno tregua. È molto importante tenere presente che nel nostro universo non ci saranno eroi, solo predatori affamati. E dotati di caratteristiche molto particolari… La serie regolare di Battaglia continuerà in linea con quanto fatto in precedenza. Per cui, se vogliamo trovare un punto comune, è lo sfondo del Belpaese. Ma viviamo in un mondo senza più confini…

Staiano: È un mondo pochi anni avanti rispetto a noi, in un futuro in cui sono successe due cose fondamentali. La prima è la comparsa di persone con capacità speciali, che però hanno durata limitata e, al termine del periodo, anche le persone muoiono. Quindi il super potere come forma di maledizione, non un dono di cui godere. Questi Timed – che danno il nome all’universo – vengono usati dalle due nuove nazioni create dalle multinazionali: NewState e TheNation (il secondo aspetto fondamentale). Ciascuna delle due nazioni ha una filosofia economica e sociale particolare e opposta all’altra. Questa differenza tra le due ideologie, comunque ambedue capitalistiche, create da Giuseppe Andreozzi, crea una nuova Guerra Fredda.

Mi sono ispirato al periodo 1950-1990, il conflitto tra Usa e Urss, con una timeline definita. Abbiamo già definito la fine, ma non abbiamo fretta di arrivarci. I Timed, dicevo, vengono usati dalle due nazioni come semplici armi, risorse quasi non umane, da sfruttare per i propri scopi nella guerra. Su questa ambientazione verranno raccontate sia storie di massimi sistemi, cioè che raccontano i macro cambiamenti, con avventure di spionaggio che coinvolgono agenti segreti speciali, sia storie quotidiane, che invece raccontano cosa voglia dire subire un super potere, per le persone normali.

Paliaga: Wilderworld spazia tra dimensioni alternative di uno stesso mondo, tra personaggi alternativi e futuri ipotetici. Ad esempio, quando ci spostiamo nel mondo di Black Rock siamo in un punto della timeline in cui il Villaggio è andato distrutto e non è rimasto più nessuno. La Perth del 2055, invece, è apparentemente la stessa descritta da Leonardo Favia nella sua serie Australia, anche se, come sappiamo, ogni scelta comporta la nascita di un nuovo universo parallelo ma differente. Le linee guida attorno alle quali si spiegano gli altri mondi sono tratteggiate dall’Uomo di Latta, e da nessun altro.

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La cover di “Il canto delle onde” di Giulio Rincione e Jessica Cioffi, uno dei volumi di Timed

Quanto saranno rilevanti i legami fra le varie serie che alimenteranno questi universi?

Paliaga: Non troppo: vogliamo mantenere le storie indipendenti e gli autori liberi di esprimersi come meglio credono. Non è, quindi, un’operazione invadente, quanto una presa coscienza degli elementi che abbiamo a nostra disposizione e di come sfruttarli al meglio. Oltre agli easter egg di cui parlavo sopra, ci sono ulteriori legami che permettono ai vari universi narrativi di coesistere e che giustificano il loro incontro. A voi il piacere di scoprirli.

Gualtieri: Gli albi che usciranno con la dicitura Universo Cosmo faranno tutti parte dello stesso mondo: questo vuol dire che prima o poi quei personaggi si incontreranno. Per cui, direi abbastanza.

Staiano: Sono naturali. Una volta definita la struttura, ci saranno più o meno legami e richiami tra le varie storie. La struttura di ciascun episodio sarà di una storia autoconclusiva che però si allaccia alle altre. Un po’ come i cinecomic dell’Universo Marvel. La collana “laterale” risentirà, come effetto collaterale, di ciò che succede nella “dorsale”.

Quanto conta, secondo voi, la dimensione marketing di un crossover, in generale e nel vostro progetto in particolare?

Gualtieri: Il crossover è un elemento fondamentale per noi. La ricchezza di un editore sono i suoi personaggi.

Paliaga: Prendendo ad esempio i mega-eventi delle major statunitensi, i crossover sono quei fumetti che anche chi non segue assiduamente l’editore finisce per leggere, o almeno a interessarsene. Sono serie limitate, spesso accessibili a chiunque non mastichi troppa continuity, scritte e disegnate dagli autori più apprezzati del momento. Si tratta di storie che attirano i lettori con storie (teoricamente) fuori dall’ordinario, come eroi che si prendono a sberle tra di loro, tipo Civil War o AvX, o ribaltamenti di sorta, come AXIS o Secret Empire. È naturale che l’editore debba sfruttare il più possibile il traino di questi eventi. Creando situazioni per i nuovi lettori, come starting point ideali alla fine dell’evento stesso, e cavalcando l’onda mediatica di un risvolto inatteso, come la morte di un personaggio, in modo da sfruttare il gancio per poi spostare il pubblico sui titoli standard pubblicati mensilmente. Alla stessa maniera, l’obiettivo di Wilderworld è quello di intrigare il lettore che ha seguito tutte le nostre proposte, e che quindi coglie tutti i riferimenti, e incuriosire chi, magari, ha letto solo una o due serie, suggerendogli di recuperare le letture arretrate sul nostro sito.

Staiano: Ai crossover preferisco le “ospitate”, oppure ancora di più, gli elementi che fanno da collante essendo presenti nelle varie serie. Ne ricordo molti in diversi telefilm, anche recentemente. Secondo me questi elementi generano una familiarità, un riconoscimento del mondo, più di un crossover, a volte forzato.

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Due tavole di Pietrantonio Bruno dal n. 1 di Caput Mundi, “I Mostri di Roma”

Progettare universi nuovi sembra più semplice rispetto a gestirne di preesistenti e vasti come quelli Marvel o DC. Ma è comunque un lavoro diverso dalla sola scrittura: è anche organizzare, sistemare, fare andare “tutto al posto giusto”. Tutto liscio? Su cosa avete sudato più camicie?

Gualtieri: Di semplice, nella scrittura, non c’è mai nulla. Quando vedo che una storia fila in modo naturale, sono sempre un po’ preoccupato. È un’esagerazione, chiaramente, ma serve a sottolineare come la costruzione di un universo, sia nuovo che preesistente, è sempre un lavoro piuttosto complicato. Poi, nel mio caso, io curo il progetto, ma sono anche un autore. Editare e scrivere sono due cose simili, ma non identiche. Mentre uno scrittore costruisce canali e devia il corso della storia dove vuole lui, un editor deve sapere guidare la nave secondo le correnti narrative di qualcun altro. Per cui sì, è un lavoro faticoso, ma per fortuna siamo una squadra affiatata.

Staiano: Questo è un lavoro che col tempo non si semplifica ma si complica. Definire un universo è macchinoso, ma alla fine si devono gettare delle basi coerenti, pensando agli sviluppi e quindi dando delle leggi e dei principi che siano consistenti con quello che vuoi sia il percorso. Ma una volta partiti, inizia il bello. Mantenere la coerenza sarà difficilissimo. Le storie già messe in cantiere e in fase di finalizzazione sono sei, ma ne stiamo scrivendo altre e non credo che alla fine saranno meno di dieci/dodici. In realtà, se le cose andranno come stiamo pianificando, potrebbero essere molte di più. Perché il progetto si legherà a YEP!, la piattaforma digitale che sarà pronta in autunno e per cui stiamo pensando a qualcosa di particolare…

Paliaga: Più che semplice è – appunto – diverso: creare un mondo significa dotarlo di regole ben precise, di una storia, di una personalità e di un’anima, di coerenza ed equilibrio. Nel nostro caso non abbiamo sudato molto, se non per il caldo di questo periodo: Wilderworld l’abbiamo orchestrato io e Dario Sicchio, mentre French Carlomagno si è occupato della coerenza a livello visivo. Maria Letizia Mirabella è stata invece fondamentale per mantenere la personalità di ogni serie anche a livello di lettering.

In Italia ci sono ben pochi modelli a cui rifarsi, e poche esperienze del genere. Vi siete basati tutti su Marvel/DC, o avete guardato anche altrove?

Staiano: Beh, sono quelle più quotidiane e conosciute, anche se spero veramente di non trovarmi a far morire personaggi e a farli risuscitare ogni due per tre, o a sconvolgere l’universo per attirare lettori o per mettere toppe alle incoerenze. Peraltro, i crossover o le ospitate, non sono certo invenzioni moderne. Nel Cyrano de Bergerac, a un certo punto Edmond de Rostand fa fare un cameo a D’Artagnan. Dumas con i moschettieri stessi ha creato un piccolo universo. Jules Verne scrive la trilogia dell’isola misteriosa in cui fa vivere alcuni suoi importanti personaggi, in primis Nemo. La stessa Vigata, di Camilleri, ospita oltre a Montalbano (giovane e maturo) altri romanzi dello scrittore siciliano. Oppure, passando al cinema, sebbene solo come citazione, i ricconi di Una poltrona per due ritornano ne Il principe cerca moglie. Camei che però, oltre a far sorridere, creano legami e mandano un messaggio al fruitore: sono tutti in uno steso mondo, esiste un filo rosso tra queste storie. Questa è la filosofia che abbiamo deciso di usare.

Gualtieri: Abbiamo cercato di guardare ovunque. È chiaro che l’esempio americano è preponderante, ma non è l’unico: in qualche strano modo inconsapevole, già Salgàri aveva realizzato grandi team-up tra i suoi eroi, facendo incontrare Sandokan con Tremal Naik.

Paliaga: Lo spunto per mettere assieme le varie serie mi è venuto guardando Rick and Morty, fate voi…

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Un’immagine promozionale per “Vite di carta” di Giulio e Marco Rincione, appartenente al progetto Timed

A proposito di modelli italiani: Bonelli. Opinioni sui crossover bonelliani?

Paliaga: Curiosissimo di leggere Dylan e Dampyr: da non-lettore del secondo, magari è la giusta occasione per lasciarmi affascinare.

Gualtieri: Positive, ma diventa troppo facile. Oltre a essere cresciuto con i fumetti Bonelli, sono co-responsabile (insieme a Roberto Recchioni, Daniele Bigliardo, Mauro Boselli e Bruno Brindisi) del primo crossover ufficiale della storia della Bonelli: l’incontro tra Dylan Dog e Dampyr. Da lettore, i vari team-up usciti in diversi albi speciali mi hanno sempre divertito.

Staiano: Sono curioso del crossover tra Dylan Dog e Dampyr: gli autori coinvolti sono ottimi professionisti, vedremo. Ricordo con molta simpatia e un po’ di nostalgia l’incontro tra Dylan Dog e Martin Mystère.

Cosa pensate di fare, in futuro, dei vostri universi? Strumenti per occasioni editoriali ‘speciali’, o un contesto di fondo in cui sviluppare nuovi personaggi e racconti?

Staiano: Finché avremo idee andremo avanti. Quando ci accorgeremo che stiamo arrancando, allora sarà arrivato il momento di cambiare. D’altronde, non è detto che su YEP! ci sarà un solo universo Shockdom…

Paliaga: Le possibilità sono molte. Richiedetecelo tra qualche mese.

Gualtieri: Abbiamo appena lanciato l’idea di un Universo Cosmo. Caput Mundi durerà 6 numeri, ma la festa è appena cominciata…

  • Karakunis

    articolo interessantino. Però mantenete sempre lo stesso ordine degli intervistati per piacere, ad ogni domanda cambiano ed a una certa non si capisce niente!

  • Il fumetto italiano comincia a ragionare su scala “cosmica”, direi … Al di là della battuta, l’idea mi piace molto, sarà un piacere osservarne l’evoluzione …