Un dio guerriero entra in un bar, e… “Rumble” di Arcudi e Harren

John Arcudi e James Harren si sono superati. Forti di un’intesa nata tra storyboard e tavoli da disegno, hanno sfornato una piccola perla. Un concentrato d’intrattenimento gargantuesco della miglior specie, tanto schietto e pop quanto ragionato e raffinato dalla loro tecnica.

I due fumettisti si sono scoperti e incontrati grazie a B.P.R.D., sorta di cinetico spin-off derivato dal blasonato ciclo di Hellboy. Su quelle pagine i due hanno scoperto di avere un’alchimia particolare, che permetteva all’uno e all’altro di rafforzarsi e ispirarsi a vicenda. Il tipo d’intesa inaspettata che capita una volta nella vita. Il duo ha sfornato pagine di credibile meraviglia narrativa e sicuro dinamismo visivo, riuscendo a tratti a scalfire il trono del più celebre ragazzone infernale. È quindi parso del tutto naturale che si siano ritrovati, per raccontare e intrattenere, celebrando un lavoro comune attraverso una matrice urban fantasy da manuale. Arcudi e Harren hanno chiesto, inoltre, il supporto del colorista Dave Stewart, chiudendo il cerchio e rievocando gli esiti già raggiunti in quel di B.P.R.D.. E il risultato, come dicevo, vale tutta la vostra attenzione: Rumble è qui per restare. O almeno, farvi fare un piacevole giro infernale.

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I protagonisti sono: un disperato e rabbioso guerriero con le fattezze di un vero spaventapasseri, dotato d’una brutale abilità marziale; un barista smandrappato e senza particolari abilità o ambizioni; il suo migliore amico, tanto coraggioso e leale quanto poco dotato di materia grigia; una serie di comprimari che includono una linguista, un cane con tre zampe, un frequentatore del bar dal trascorso misterioso, diversi mostri degni di un “gabinetto della curiosità”. Ma a far funzionare il tutto non è solo il – pur gradevole – mix di una storia semplice e interpreti tirati per i capelli.

Ad attirare l’attenzione, nel corso della lettura, è l’umanità dei personaggi. Bizzarro, me ne rendo conto, visto che parliamo di mostri e spaventapasseri magici. Eppure sono proprio l’intreccio delle relazioni e dei debiti materiali o karmici, il rispetto cercato o perduto, i tradimenti e i sensi di colpa in atto che muovono la vicenda e le azioni dei protagonisti.

A voler insomma scrostare la patina superficiale, Rumble racconta e ci ricorda quanto siano importanti certi accordi impliciti nell’amicizia. Quanto valga la pena dare il meglio di noi stessi, persino quando non ci interessa farlo. In ultimo, quanto il rispetto dei sentimenti e delle vite degli altri possa essere un faro anche nella più profonda delle notti. Il dramma umano e la commedia che vanno a braccetto di uno spaventapasseri in un bar, accalappiando il lettore.

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Il racconto, per giunta, non si cura troppo del risultato e punta al grado maggiore di chiarezza e impatto. Mancano difatti le elucubrazioni mentali di chi tiene a caricare le storie con profondità intellettuali evocate, più che realmente esperite. Per esempio, gli autori scelgono di rivelare le origini dello spaventapasseri magico soltanto nel terzo numero della serie. Altri, più insicuri, avrebbero cavalcato il mistero a lungo, preferendo annacquare il racconto.

I testi sono inoltre un perfetto incrocio tra la propensione tutta pop all’immediatezza dialogica e la presenza di sottotesti e ricercatezze semantiche non scontate – almeno nel fumetto d’azione – che rimandano a un background narrativo di tutto rispetto. In tal senso, l’impasto tra comedy e aneliti horror, heroic e urban fantasy, azione e relazioni umane funziona a meraviglia, caricando i personaggi, per quanto esagerati o fuori d’ogni verosimiglianza – e anzi proprio per questo – di sfumature realiste che ne sanciscono lo spessore. Qui conta la professionalità di Arcudi, in grado di passare senza colpo ferire da The Mask a Major Bummer, Gen 13 e Doom Patrol, ma anche un’alchimia felice e fortunata, che nel grottesco sembra sentirsi “a casa” più che in altri contesti.

Un plauso particolare va poi al character e al monster design messo in piedi da Harren. Il quale, è vero, ha sempre mostrato di poter produrre meraviglie in questa direzione, ma in questo caso regala eccezionalità a tutto spiano, tanto nelle scene d’azione quanto nelle pose plastiche o nell’espressività dei volti. Idem per la maniera in cui impasta, a livello visivo, folklore, esterni urbani e pura fantasia per creare un mondo credibile, che respira e pulsa di vita. Un universo che i colori di Stewart, particolarmente crepuscolari, accendono di sfumature, sospensione dell’incredulità e vitalità ulteriore.

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In ultimo, si percepisce il carico di amore e divertimento provato dai due fumettisti. Le pagine di Rumble incarnano difatti la visione dei ragazzini scapestrati che si fumano la qualunque, nell’attesa di far passare il pomeriggio che marcia a passo di noia e partite a D&D. I due non fanno altro che riprendere un immaginario abusato, caricarlo d’umorismo e spirito infantile (attenzione, non infantilismo!), creatività a badilate e amore per i personaggi; lo infilano in un condotto adatto; controllano che l’aria passi e il tutto venga filtrato a dovere; accendono e aspirano e lasciano che i fumi derivanti v’invadano il cervello, ben contenti del risultato stampato nel vostro sorriso.

Che il tutto sia contenuto solo nel primo volume della serie (che raccoglie i primi 5 episodi), che spazia dal puro combattimento al mistery, per poi aggiungere battute e vagonate d’idee, non fa che complicare l’attesa del prossimo volume. Se l’idea di Conan che incontra Grosso guaio a Chinatown vi attira, sapete dove puntare.

Rumble Vol. 1
di John Arcudi e James Harren
traduzione di Andrea Toscani
Panini Comics, 2017
144 pp., colore
15,00 €