5 motivi per leggere: Anna e Froga, di Anouk Ricard

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Nella rubrica ‘BBB Consiglia’, ogni mese, il festival bolognese BilBOlbul seleziona un’opera a fumetti di particolare valore e interesse, offrendo una lista di buone ragioni per leggerlo. Questo mese parliamo di Anna e Froga, un fumetto per bambini di Anouk Ricard, pubblicato di recente da Bao Publishing.

anna froga bao

1 | Uno sguardo follemente bambino

Anna e Froga nasce come serie per giovanissimi, pubblicata in Francia a partire dal 2007 (edita da Sarbacane). Mentre oltralpe il fumetto per bambini è una certezza, in Italia, nonostante la grande tradizione passata, sono sporadiche le produzioni degne di nota, se si esclude l’universo disneyano. Ecco innanzitutto perché è fondamentale segnalare questo fumetto: perché il punto di vista adottato dall’autrice è quello del bambino. Uno sguardo che esclude da principio ogni forma di didascalismo e pedagogismo e sceglie, invece, di calarsi nelle sue passioni, nei suoi desideri, nella sua libertà di pensiero e azione, ma anche nella noia da cui nascono le più incredibili scoperte, nei problemi apparentemente giganteschi che costellano la vita dei più piccoli. Gli adulti sono quasi sempre assenti, o hanno al massimo il ruolo di occasionali comprimari. La logica e razionalità dell’essere adulti non è compatibile con la fantasia e la sregolatezza dell’infanzia (o forse è solo un’altra logica, che non si abbina con la prima), o è proprio irriducibile a essa: l’infanzia è bizzarra, folle, antisociale, giocosa, crudele e, in definitiva, incomprensibile a chi ormai è cresciuto.

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2 | I bambini sono crudeli

La maggior parte della produzione di fumetto per bambini ci ha abituato a protagonisti-eroi, fondamentalmente positivi e immacolati, messi su carta da un ufficio marketing più che da un autore, ma non è così in Anna e Froga. Non ci sono censure e reticenze nella rappresentazione dei desideri, delle volontà, dei comportamenti ma soprattutto degli egoismi dei piccoli protagonisti, così come è assente ogni forma di retorica dell’infanzia. Anzi, la maggior parte degli episodi di Anna e Froga ha a che fare con i litigi tra i personaggi, conseguenza della loro naturale irriverenza e consapevole crudeltà: bugie, piccole vendette, incomprensioni, figuracce, che permettono un’identificazione nel lettore che passa attraverso le debolezze di carattere e comportamento. Ciò non toglie che il gruppo di amici rimanga affiatato e prevalga il bisogno di cercarsi e di stare insieme: l’eterno presente delle vicende e della vita dei bambini non permette che si accumulino retropensieri e rancori.

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3 | Una quotidianità delirante

L’ambientazione di Anna e Froga è familiare e consona a dei cuccioli antropomorfi: la casa (soprattutto il salotto), i parchi da gioco, i boschi, sia d’estate che d’inverno… Ciò che fa esplodere la narrazione sono i pretesti che generano il racconto vero e proprio, in una folle rivoluzione della quotidianità: alle volte eventi semplici come la ricerca di un laghetto per una gita (che si rivela essere poco più che una pozzanghera), altre volte più fantastici come la visita a casa dello Yeti, o il dubbio di aver mangiato un amico lombrico al posto di una gomma da masticare raccolta da terra. Bastano pochissimi episodi per comprendere le dinamiche che intercorrono tra i vari personaggi del fumetto: quando l’autrice innesca la storia, si deve poi “limitare” a raccogliere le loro reazioni, che giungeranno naturali e immediate, oscillando tra la follia liberatoria e il cinismo, il gioco e la vendetta.

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4 | Disegno e narrazione, tra naïveté e consapevolezza

Uno dei più grandi problemi del fumetto per bambini è la ricerca a tutti i costi, da parte degli autori, di un segno “pop”, derivato da influenze manga e disneyane, caratterizzato da forme e anatomie morbide e dinamiche e colori saturi e sgargianti. Non che questo sia un male di per sé, almeno fino a che non diventa un canone quasi ineludibile. Anouk Ricard sceglie invece un percorso diverso, se non antitetico. Il suo segno minimale è la compiuta sintesi di influenze diverse: irresistibilmente naif al primo impatto (recupero e omaggio al disegno infantile), e impeccabile nell’equilibrio visivo, si rivela nella lettura capace di esprimere una grande varietà di situazioni e sentimenti, attraverso un’apparente ingenuità. I personaggi appaiono così già dal disegno goffi e un po’ storditi, aumentando il senso di comica surrealtà che circonda tutti gli episodi del volume. Non c’è neanche bisogno del “respiro”, alle volte artefatto e stiracchiato, del graphic novel: la narrazione si sviluppa attraverso episodi brevi, quasi lapidari, strutturati su quattro tavole, a cui è abbinata anche una doppia tavola realizzata con tecnica pittorica, che funge da epilogo comico o da divagazione su un elemento emerso nel corso della narrazione.

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5 | Un fumetto trasversale, che si presta a più livelli di lettura

Un ottimo fumetto per bambini è indubbiamente un ottimo fumetto tout court. Anzi, la libertà di giocare su forme e contenuti è possibile in misura così profonda solo nei fumetti che sembrano avere meno “responsabilità” verso il mondo. Ma è proprio in questi casi che l’opera è libera di trascendere e diventare opera con la O maiuscola, capace di parlare a un pubblico trasversale, o addirittura di crearselo. L’ironia della Ricard fa immediata presa sui bambini, grazie alla sua carica liberatoria: in una società che ci spinge sin da piccoli a un comportamento consono ed equilibrato, le reazioni sconsiderate e senza filtri dei protagonisti suscitano l’identificazione e il riso. Ma c’è molto di più, perché Anna e Froga si presta a diversi livelli di lettura, che mettono in gioco il lettore adulto: ci sono le dinamiche umane, spogliate da mille orpelli e convenzioni sociali, con cui ci si confronta nella vita tutti i giorni, c’è uno sguardo empatico ma al contempo feroce su cosa significhi essere bambini, che può essere compreso solo una volta cresciuti (o forse c’è un nocciolo che non può essere compreso mai, e solo osservato, con affetto o con paura), e c’è spazio anche per le interpretazioni estreme (e se fosse tutto un parto della mente di Anna, unica protagonista effettivamente bambina, che svolge il ruolo di osservatrice, di trait d’union, più che di parte veramente attiva delle vicende?).