Recensioni Novità Scoprirsi Dio in una escape room. L'enigma esistenziale di Alessandro Galatola

Scoprirsi Dio in una escape room. L’enigma esistenziale di Alessandro Galatola

Interferenze, linee spezzate, un bianco e nero che non lascia speranze. Difficile leggere Dio di me stesso senza sentirsi punzecchiati dagli spigoli improvvisi o unti dalle disciolte linee ondulate di cui il disegno di Alessandro Galatola si popola, creando un contrasto fatto di empia igiene e umano viscidume, di schizofreniche interruzioni e melliflue follie.

È uno stile a cui Galatola è approdato lentamente, sondando prima territori diversi come a prendere le misure non solo del proprio talento, ma anche delle proprie ambizioni. Safe space, la sua prima raccolta di fumetti autoprodotta, era il riassunto di questo percorso di ricerca, un crocevia folle e discontinuo di influenze e suggestioni in cui però riusciva a emergere una sensibilità che si avviava verso l’autonomia.

Dio di me stesso alessandro galatola

Nel secondo numero ancora inedito di Safe Space (di cui questo Dio di me stesso è un corposo estratto pubblicato in occasione della mostra personale dell’autore organizzata da Just Indie Comics e Co-Co) Galatola ha fatto un po’ di pulizia tra le sue fonti di ispirazione e ha compattato il suo stile, dimostrando di essere diventato un narratore più sicuro.

Il primo passo verso la maturità sembra essere la quasi totale rimozione delle suggestioni derivate dal lavoro di Michael DeForge, il cui segno è stato così metabolizzato da perdere gran parte della sua forza. Galatola sceglie così un disegno meno pop e più intransigente, alla cui base c’è l’underground statunitense nudo e puro, quello di Rory Hayes e Rick Griffin, fatto di disegni dal tratto primitivo, fluidi corporali, insanità mentale, deflorazione degli idoli pop e una narrazione che pare frammentaria.

Galatola vi innesta tutta una serie di elementi estetici all’apparenza estranei, come le emoji, i murales, i videogiochi degli anni Novanta, dando vita a un tappeto visivo che sembra fare da sfondo a ogni fumetto della raccolta. Dio di me stesso alessandro galatolaIl mondo in cui è ambientato Dio di me stesso è un’infinita periferia gotica la cui straniante ripetizione di elementi architettonici richiama l’ossessività di certi platform. Questo ambiente bidimensionale, dark e opprimente trova una sua profondità nel momento in cui nella storia entra in scena una stanza.

Portatrice di un pretesto narrativo e poi di una terza dimensione, la stanza rappresenta l’elemento chiave della poetica dell’autore. I personaggi di Galatola sembrano definiti da ciò che li costringe, che sia per l’appunto una stanza o una gabbia: cominciano a vivere (e quindi a soffrire) solo dal momento in cui sono rinchiusi dentro qualcosa, prima non esistono. Solo in quel momento (che non a caso coincide con l’inserimento visivo della terza dimensione) i personaggi acquistano paure e speranze, incubi e sogni, diventano tridimensionali quando scoprono l’abisso della loro umanità.

Non è un caso che in Crocefisso su un letto di rose (il racconto più maturo e interessante del lotto) la storia tridimensionale d’amore e prigionia trovi un lieto fine solo quando si riduce ai minimi termini di un dialogo bidimensionale (visivamente e di contenuto) tra emoji che pare giocato su un GameBoy dalla frequenza disturbata. Nella loro elementare stupidità quei dialoghi da film hollywodiano rivelano una certa dose di triste verità, pista d’atterraggio perfetta per un finale di felice mediocrità.Dio di me stesso alessandro galatolaDio di me stesso è una escape room di enigmi esistenziali che i personaggi rinchiusi dalle vignette di Galatola tentano di risolvere per liberarsi, salvo poi scoprire che in quella stanza chiusa vorrebbero rimanerci a vita. È questa la suprema illuminazione, il senso della vita: scoprire i paradossi della propria esistenza e, invece che cercare di comprenderli e poi risolverli,  abbracciarli e diventare folli, soli e isolati in quattro mura.

È in quel momento che i personaggi di Galatola diventano “Dio di loro stessi”, quando creano microcosmi adatti a far proliferare la propria pazzia o la propria mediocrità: ogni uomo non è un’isola ma una stanza chiusa a chiave dall’esterno di cui è prigioniero, carceriere e architetto.

I tre fumetti brevi contenuti in Dio di me stesso sono un nuovo passo avanti per Galatola che non solo ha consolidato uno stile narrativo adatto ai suoi temi e alle sue ossessioni, ma sembra avere tracciato anche la giusta rotta per i lavori futuri. Disagio, depressione, violenza, il tutto raccontato fuori dai canoni rifiutando qualsiasi intreccio classico e quasi ogni tipo di trama, con un peso emotivo che Galatola vuole fare emergere utilizzando esclusivamente gli strumenti che il fumetto come mezzo mette a disposizione.

Dio di me stesso
di Alessandro Galatola
Just Indie Comics e Co-Co
32 pp., b/n
7,00 €

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