Tra i frantumi dell’anima e quelli della realtà, nella parabola pop di Masi e Petruccioli

Siamo fatti delle esperienze che viviamo. Siamo ciò che incontriamo, che assaggiamo, che respiriamo, che desideriamo: un puzzle, un complesso e intricato mosaico composto da esperienze, milioni di pezzi piccolissimi, alcuni ricchi di colori e altri monocromi, che accostati tra loro formano l’insieme. Ma proprio perché fatti di tante parti differenti, siamo fragili, deboli e spesso la nostra interiorità finisce per andare in frantumi quando subisce un colpo troppo forte.

Frantumi, graphic novel edito da Bao Publishing e creato da Giovanni Masi alla sceneggiatura e da Rita Petruccioli ai disegni, parla proprio di questa fragilità. Del finire a pezzi, del vedere la propria esistenza frantumarsi quando subisce un trauma tanto grande da non poter essere affrontato.

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La trama si sviluppa intorno alla relazione tra il protagonista Mattia e Sofia, la sua ragazza. Relazione complicata, che sembra incrinarsi sempre più ad ogni messaggio scambiato, ad ogni scritto cancellato e non inviato. Le parole non dette, la confusione, la paura di farsi avanti e di aprirsi all’altro, i dubbi, svelano in poche pagine una situazione di tensione nel loro rapporto, dovuta agli ostacoli della quotidianità, allo scorrere del tempo che logora la passione, alle paure e alle responsabilità che prendono il posto del desiderio. L’impossibilità di riuscire ad esprimere le proprie sensazioni, la propria interiorità, allarga le crepe del cuore di Mattia fino a distruggere il suo mondo.

Dalla frantumazione della realtà, Mattia viene catapultato in un universo a pezzi, un luogo surreale, abitato da individui “spezzati” a cui manca qualcosa, un pezzo di sé. Novello Ulisse, Mattia, in un mare rosso sangue, privato anche lui di un tassello, accompagnato da Laila, personaggio emblematico che ricorda vagamente la Ramona di Scott Pilgrim, intraprenderà un lungo viaggio alla ricerca di se stesso, del proprio pezzo mancante, per ricomporre il proprio mondo e far ritorno lì, dove ha lasciato Sofia.

Se la trama di Frantumi è semplice, una narrazione elementare (con alcune cadute sulla lingua, di cui diremo), al contrario il graphic novel nelle sue oltre 100 pagine è caratterizzato da una costruzione grafica e tecnica di grande efficacia.

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Tutto il lavoro ruota intorno ad un fulcro principale, una parola presente fin dal titolo: frantumi. Si parla di pezzi mancanti, di mondi spezzati, di pensieri interrotti, di parole bloccate a metà, di un intero universo – appunto – frantumato. Questa parola, che diventa un leitmotiv, è il tema principe della narrazione. La si ritrova nella trama, nei testi, nei disegno, nell’idea stessa dell’opera.

La coppia Masi-Petruccioli utilizza ogni espediente tecnico-narrativo per ribadire il tema: dalla rappresentazione grafica dei messaggi di Whatsapp – nel medesimo stile de Il giorno più bello di Mabel Morri – che mostrano non solo il contenuto inviato, ma anche quello “pensato”, scritto e poi cancellato, fino alle crepe che, conquistando le tavole, letteralmente distruggono le vignette; dal mondo reale che cade a pezzi sotto i piedi di Mattia, fino al suo corpo che ad ogni colpo guadagna una nuova crepa, una nuova cicatrice. L’idea della vita che si frantuma, dei pavimenti che crollano sotto i nostri piedi, facendoci cadere in un baratro, in un abisso assimilabile alla depressione, alla tristezza, risulta un cavallo vincente su cui puntare. Un tema che indaga, con facilità, nel profondo dell’animo umano ovvero nelle paure e nelle incertezze che si annidano sul suo fondo.

Giovanni Masi scrive una storia, nel suo complesso, coerente, che accende immediatamente la curiosità verso le risposte agli interrogativi posti fin dalle prime battute. Domande che trovano risoluzione solo in parte, in accordo con il messaggio veicolato e il gioco di detto-non detto del protagonista: non tutto viene spiegato, anzi molto viene lasciato in sospeso in attesa della libera interpretazione del lettore portato, così, ad empatizzare maggiormente con i fatti narrati, rimanendo però insoddisfatto.

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Lo sviluppo della narrazione di Masi, solido scrittore cine-televisivo oltre che per fumetti come Battaglia o Dylan Dog (qualcuno ricorderà anche il suo Harpun), aiutata dal tema centrale di carattere universale, rende facile l’immedesimazione nel protagonista. Ogni individuo, infatti, nasconde sotto i vestiti cicatrici indelebili, tagli profondi e ferite con cui fare i conti.

La debolezza sta invece nella scelta della lingua, delle frasi incisive che vorrebbero stupire e delle riflessioni che hanno, purtroppo, un sapore di già visto/sentito. Scelte che abbassano il livello di scrittura di Frantumi, degradandolo ad un progetto interessante ma non riuscito. L’utilizzo alternato del linguaggio quotidiano e di quello simbolico-metaforico, in questo caso rende la lettura ostica e diminuisce, paradossalmente, la forza evocativa dei testi. Manca forse la meraviglia, la forza stupefacente della frase giusta al momento giusto, in grado di illuminare quel baratro con la luce adatta.

Ad accompagnare i testi di Masi ci sono i disegni di Rita Petruccioli, illustratrice conosciuta per aver collaborato con diverse realtà editoriali come Tunuè, Laterza e Mondadori. Ed è il suo lavoro a spingere verso l’alto quest’opera. Il suo stile particolarmente stilizzato e pulito richiama le pitture rosse e nere presenti sui vasi di argilla di epoca greco-romana, che raccontavano le gesta di eroi, miti e leggende. Applicata spesso a lavori dedicati all’epica per bambini come Orlando furioso e innamorato ed Eneide, pubblicati entrambi da La Nuova Frontiera Junior, questa volta la mano della Petruccioli si presta ad un lavoro completamente diverso: una storia introspettiva, intima, che mette alla prova – e fa emergere – il suo talento.

Il suo stile si adatta perfettamente al motivo ricorrente di Frantumi, proprio perché evoca un immaginario visivo antico, quello dei vasi classici, fragili e pronti a frantumarsi in milioni di piccoli pezzi nel momento in cui qualcosa li urta e li fa cadere. Una metafora grafica non scontata: si può immaginare l’individuo come un contenitore pronto a ricevere al suo interno una quantità di sentimenti e sensazioni enorme, siano esse positive o negative. Ma ogni vaso ha un limite e l’ultima goccia, per quanto piccola, lo fa traboccare, o peggio rompere. Esattamente quanto accade al protagonista di Frantumi. Efficace e affascinante è anche la scelta della scala di colori, netti e privi di sfumature, alternati, ora caldi ora freddi, sempre ben separati e ben lontani da ogni tentativo di miscela.

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Frantumi è in sostanza un lavoro ben realizzato, con un ottimo potenziale e una grafica curata nel particolare, cucita appositamente per la storia narrata. Un graphic novel che aveva tutte le carte in regola per essere un “prodotto da ricordare” ma che, forse, è più opportuno collocare nella schiera dei risultati incerti, in bilico – in frantumi? – fra prevedibile ordinarietà e intuizioni suggestive.

Frantumi
di Giovanni Masi e Rita Petruccioli
Bao Publishing, 2017
128 pp., colore
18,00 €

  • Di per sé io non ho dato un voto massimo (★★★★) a “Frantumi” solamente perché era sottinteso che si poteva fare qualcosa di più sul fronte della narrazione. Dal mio punto di vista, si poteva osare su quel “non detto” al lettore, portandolo a precise risposte esistenziali. Vabbè, nel mio caso sapete dove andrei parare… Ma la scelta di non imporre al lettore un finale definitivo o non-interpretativo, lo sanno tutti quelli che scrivono, non è necessariamente un errore. “[…] già visto”? Anche su questa parte non sono d’accordo, in quanto sanno di già visto la quasi totalità dei fumetti che leggiamo, che attingono a piene mani da altro… Più uno è colto e più se ne accorge. In primis si attinge dalla letteratura. Quest’ultima a sua volta dalla religione e dalla filosofia. Nessuno dice niente di veramente nuovo da circa 2000 anni a questa parte. Si riesce piuttosto a confezionare le cose in modo “nuovo”, dandoci così l’impressione che siano state compiute delle aggiunte al discorso, in questo caso del dolore umano. Quindi la “scontatezza” di Mattia, beh, non è affatto un errore! Ci stava tutta per il genere di racconto che ci si era prefissi (parliamo del dolore… e basta!), altrimenti si avrebbe avuto altre pretese (ossia, altro genere), con un altro sviluppo, e si sarebbero dovuti cambiare i personaggi radicalmente o,in alternativa, aggiungerne degli altri. Non sarebbe stato “Frantumi”, ma “Ricomporsi”. Invece riguardo a Rita, nulla da dire. Lei è perfetta!

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