“Generations”: gli eroi Marvel si confrontano con i loro eredi

Tutti i mercoledì negli Stati Uniti vengono pubblicate decine di albi a fumetti. Ogni Maledetta Settimana è la rubrica che tutti i venerdì, come un osservatorio permanente, racconta uno (o più) di questi comic book.

marvel Generations alex ross

Generations è una linea di one-shot della Marvel, annunciata da mesi con una copertina di Alex Ross, e iniziata quattro settimane fa con l’incontro tra l’Hulk di Bruce Banner e il “fighissimo” Hulk di Amadeus Cho, in un racconto scritto da Greg Pak e disegnato da Matteo Buffagni con i colori di Dono Sanchez-Almara.

Da subito colpisce la cura del disegno, sopra la media della Marvel contemporanea, tanto da dare l’idea di un prodotto realizzato con tempi più lunghi e dunque più lussuoso del solito. Il mistero di come avvengano questi incontri non viene però svelato, d’altra parte gli stessi protagonisti sembrano non averne alcuna idea, e finendo coinvolti quasi immediatamente nell’azione non hanno nemmeno il tempo di pensarci.

L’introduzione di ogni numero di Generations recita con imbarazzante abuso di punti esclamativi: “Un istante a parte! Un momento al di fuori del tempo! Liberato dalle catene di passato, presente e futuro – un luogo dove il tempo non ha significato! Ma dove una vera illuminazione può essere ottenuta! Fai la tua scelta! Scegli la tua destinazione! Questo viaggio è un dono…”.

In sostanza i personaggi della Marvel attuale si ritrovano, senza sapere come, in un momento del passato di chi prima di loro ha rivestito il titolo che portano, che si tratti di Hulk, Fenice, Wolverine, Thor e nelle prossime storie Capitan Marvel, Miss Marvel e altri ancora.

Sono incontri impossibili al di fuori del viaggio temporale, perché l’originale detentore del titolo è spesso morto nelle storie in corso, e anche quando non è così è cambiato da anni di avventure e divenuto più adulto. Generations invece permette ai nuovi eroi di conoscere il proprio precursore quando era più giovane, magari in situazioni simili a quelle che i vari Wolverine e Thor di oggi stanno vivendo.

Si tratta di storie che si avvalgono di un disegnatore fuori collana, ma che sono scritte dall’attuale sceneggiatore del personaggio, perché promettono di avere un impatto o quantomeno di offrire uno scorcio psicologico dei nuovi eroi.

marvel generations hulk

Greg Pak in Generations – The Strongest sembra aver afferrato al meglio le potenzialità dell’iniziativa e nel confronto tra i due Hulk, obbliga Amadeus Cho a realizzare che anche il proprio mostro ha un demone interiore.

Se nel caso di Banner era la rabbia, in quello di Cho è la superbia, tanto che mentre l’esercito del generale Ross si dimostra irragionevole nel braccare Banner, Cho non regge la frustrazione di una situazione che non può risolvere. Sarà l’Hulk in teoria più selvaggio di Banner a impedirgli di commettere l’irreparabile.

La storia quindi, oltre a ricordarci l’animo profondamente tragico dell’Hulk originale, ci restituisce un “fighissimo” Hulk più umile e timoroso dalla propria seconda natura.

phoenix marvel generations

Generations – The Phoenix vede una situazione ancora più unica: la giovane Jean Grey del presente, che in realtà proviene dal passato, incontra la più matura Jean Grey degli anni in cui aveva il potere della Fenice, ma non era ancora stata trasformata in Fenice Nera dalle macchinazioni di Mastermind. Jean Grey è quindi messa letteralmente di fronte allo specchio.

La storia è scritta da Cullen Bunn, che non è l’autore della serie Jean Grey bensì di X-Men: Blue, dove Jean guida la squadra di X-Men del passato, ed è disegnata da R.B. Silva con inchiostri di Adriano Di Benedetto e colori di Rain Beredo. Anche qui il fronte grafico è molto curato e il racconto offre a Jean la possibilità di salvare la se stessa del passato dal suo destino, cambiando il corso del tempo.

Per un personaggio perseguitato dall’idea di essere impotente e presto o tardi di cadere in balia della Fenice, questo enorme potere è liberatorio e il suo compiere la scelta più responsabile è un’affermazione di maturità e qualcosa che fortifica la propria sicurezza interiore.

wolverine marvel generations

Generations – The Best naturalmente dedicato “al migliore in quello che fa”, ossia a Wolverine, vede la giovane e micidiale Laura aiutare Logan contro i ninja della Mano. Soprattutto gli ricorda l’importanza di essere anche una figura paterna con la piccola Akiko, ossia di dare a se stesso la possibilità di relazioni umane normali e di non essere solo un guerriero che sfoga nella lotta una ferocia quasi incontrollabile.

In questo caso quindi non c’è una lezione per la giovane Laura bensì per Logan, che però non ne potrà fare tesoro visto che è solo un fantasma del passato. La storia quindi non fa evolvere Laura ma in compenso ci dimostra quanto sia cambiata e maturata dalla morte di Logan, del resto è stata per molti anni al suo fianco e quindi farla comportare di nuovo come una figlioccia sarebbe stata una regressione per il personaggio.

Il tutto è firmato da Tom Taylor ai testi, Ramon Rosanas ai disegni e Nolan Woodard ai colori, con un risultato non così d’impatto come le precedenti storie, ma molto ben costruito nella coreografia dell’azione.

thor marvel generations

Generations – The Thunder mette a confronto l’attuale Thor, ossia Jane Foster, con il giovane figlio di Odino ai tempi dei vichinghi e ancora indegno di Mjolnir. I due combatteranno insieme contro Apocalisse in Egitto, accompagnando una razzia dei vichinghi, mentre Odino fuma di rabbia per quanto il figlio è indisciplinato e inaffidabile nei suoi doveri di corte.

Scrive Jason Aaron e disegna Mahmud Asrar con i colori di Jordie Bellaire, che fanno un buon lavoro ma di certo non al livello di quello di Russel Daunterman, magnifico disegnatore regolare della serie del Dio del tuono. Aaron si diverte e diverte nel raccontare di un Thor più giovane e scanzonato, specchio per una Jane Foster tentata dall’idea di abbandonare le sue vesti mortali – e morenti per un tumore – e rimanere per sempre Thor.

Soprattutto, però, questo episodio contiene una scena dedicata a Odino, che incontra la Fenice del passato e ricorda di averla amata e di non poterla dimenticare. Dunque una sorta di anticipazione rispetto a quello che sappiamo riguardo il cuore del prossimo special Marvel Legacy, con gli Avengers della preistoria, scritto non a caso sempre da Aaron. Il che fa di questo quarto Generations il primo – e forse l’unico – one-shot a mostrarci un pezzo rilevante di continuity e a far avanzare le vicende generali del cosmo Marvel, mentre gli altri sono stati in fondo quasi dei “fill-in” di lusso, buoni più che altro per far conoscere i nuovi personaggi a chi leggeva (o ha visto al cinema) solo la loro precedente incarnazione.