“Mister Miracle” di Tom King: una rilettura esistenzialista dell’opera di Jack Kirby

Tutti i mercoledì negli Stati Uniti vengono pubblicate decine di albi a fumetti. Ogni Maledetta Settimana è la rubrica che tutti i venerdì, come un osservatorio permanente, racconta uno (o più) di questi comic book.

Mister Miracle tom king

Sebbene nelle interviste Tom King abbia definito la sua Mister Miracle come una serie sulla storia d’amore tra Scott Free e Big Barda e una sorta di Trono di Spade in salsa DC Comics, questo numero uno è invece soprattutto introspettivo e va benissimo così. Soddisfa infatti tutte le aspettative di chi attendeva finalmente dallo scrittore, passato da Marvel a DC Comics ormai un anno fa, qualcosa di nuovo sullo stesso livello di The Vision. Alle matite e ai colori Mitch Gerads, che come già in Sheriff of Babylon lavora benissimo sulla recitazione dei personaggi, elemento chiave di una storia fittamente dialogata e drammatica.

Insieme a King, Gerads costruisce tavole sulla griglia 3×3 dove alla storia principale sottrae però alcune vignette per mettere, su sfondo nero, la scritta “Darkseid is.” con tanto di punto e usando il font courier (quello della macchina da scrivere) a rendere l’affermazione ancora più secca e quasi inconfutabilmente cronachistica. Nell’uso di queste vignette c’è una progressione, che di pagina in pagina sposta lo spazio nero in una collocazione diversa fino a coprire tutte le nove posizioni possibili. Quindi segue una moltiplicazione di queste vignette nere e poi addirittura una splash page, a farci sentire che l’incombenza di Darkseid è sempre più vicina e addirittura soverchiante, sebbene il villain nemmeno appaia.mister miracle tom kingL’assente Darkseid è però evocato in prima per bocca di Highfather, il celeste padre di New Genesis che dà a Scott una pessima notizia, quindi per mano di un messaggio di Orion che chiama i due protagonisti alla guerra. La battaglia non inizia però in questo episodio, che è ambientato a Los Angeles e costruito sul tormento esistenziale di Scott. Il New God della fuga, e dunque della libertà, ha tentato di sfuggire alla morte (o forse alla vita) tagliandosi le vene già nella seconda pagina dell’episodio. Seguono la sua riabilitazione, con al fianco la fedelissima Barda, l’allucinata parentesi di un talk show televisivo e un teso incontro con Orion. In tutto questo Scott sembra convinto che ci sia qualcosa di sbagliato nel mondo o nella sua vita, ma non riesce a dire cosa.

Il tema della divinità e della sua rappresentazione entra fin dal principio nella storia, con l’aneddoto – che sembra quasi una parabola – di un bambino che invitato a disegnare quello che vuole dice di aver disegnato Dio. L’insegnante gli risponde che non può averlo fatto perché nessuno conosce l’aspetto di Dio, ma il bambino risponde con strafottenza “finora”. Questo aneddoto risuona nella mente di Scott che non sa darne ragione, ma tutto sembra suggerire che la rappresentazione dell’irrappresentabile sia il momento in cui le cose hanno iniziato ad andare fuori posto.mister miracle tom kingGli ingredienti insomma ci sono tutti: dalle ambizioni filosofiche ai supereroi calati in un contesto ordinario, dal lavoro sulla tavola e la sua struttura a fini espressivi, alla promessa di uno scontro con un Male che è quasi un concetto metafisico, fino al registro allucinato e visionario. Gerads poi sembra più in forma che mai, flessibile alle esigenze di un racconto che spazia tra toni diversi ma in grado di mantenerne tanto la continuità quanto il fascino e l’atmosfera, grazie anche all’impiego del colore e in particolare all’uso dei verdi.

King da parte sua cerca di descrivere, attraverso il tormento dell’escapista, come nella nostra vita ci si possa sentire in trappola, in preda alla paranoia che le cose non sono come dovrebbero o potrebbero essere e che se solo capissimo dove sono andate storte… Niente male davvero per l’inizio di una storia di supereroi, su cui torneremo sicuramente tra un anno circa, quando sarà stata completata con il dodicesimo numero.

Bonus: The Shadow

shadow dynamite

Ennesimo rilancio per uno dei più celebri antieroi pulp della cultura Americana, The Shadow, che torna per i testi di Simon “Si” Spurrier e Dan Watters, le matite di Daniel HDR e i colori di Natalia Marques.

La nuova serie Dynamite si apre con un’infermiera che racconta a un paziente coperto di bende di quando, ai tempi della high-school, lei e i suoi compagni furono salvati da The Shadow, che fermò due ragazzi armati e decisi a fare una strage. Di quell’episodio l’infermiera spiega di non aver mai dimenticato la risata di The Shadow e il paziente gravemente ustionato si chiede perché sta raccontando proprio a lui quella storia.

Di più non riveliamo, di certo però è un primo numero che funziona davvero bene sia nella costruzione, sia nel lungo monologo, sia nel colpo di coda finale. Anche i disegni pur senza essere memorabili, seguono benissimo la sceneggiatura e sono al di sopra della media Dynamite, peccato solo per la colorazione che sceglie soluzioni facili e poco incisive.

Bonus 2: Grass Kings

grass kings matt kindt

Si conclude con il sesto episodio il primo arco narrativo della serie Boom Studios! di Matt Kindt e Tyler Jenkins, su una comunità americana che si considera al di fuori della legge. In questo capitolo si arriva allo scontro frontale con le locali forze dell’ordine, il tutto sempre però legato al passato della comunità raccontato con flashback che ogni volta trovano uno nuovo stile o una tavolozza cromatica diversa.

È inutile negare che la forza di Grass Kings sia nei acquerelli di Jenkins, di cui Kindt sembra al servizio con una sceneggiatura al tempo stesso agile e varia negli scenari, dove ogni numero si apre su una scena in un periodo diverso, tornando indietro fino al tempo in cui il Nuovo Mondo era ancora incontaminato dagli europei. Oggi invece, in questa sorta di paradiso brutalmente difeso, scopriremo che si nasconde un serpente. Cosa che promette un secondo arco che approfondisca ulteriormente le storie dei variopinti abitanti della comunità. Non vediamo l’ora di leggerlo e pure di rileggere queste storie in un volume cartaceo (chi lo pubblicherà in Italia?).

Bonus 3: Redlands

redlands image comics

Scritta e colorata da Jordie Bellarie e disegnata da Vanesa R. Del Rey, recentemente vista sulla nuova Constantine e su alcuni titoli Boom Studios!, Redlands è una nuova serie Image dove tre streghe assediano le forze dell’ordine di una piccola comunità. Una sorta di Distretto 13 soprannaturale e rurale che si risolve in questo primo e piuttosto decompresso episodio, lasciando del tutto incerto dove andrà a parare la serie.

Un partenza insomma che è un incisivo prologo chiuso, disegnato con un segno ben visibile che rende la matericità dei corpi e del loro smembramento. Allo stesso modo i colori sono efficacissimi per il taglio horror, con toni malsani quando non addirittura da bolgia infernale.

Bonus 4: Night’s Dominion Season 2

nights dominion

Ritorna la serie dark fantasy di Ted Naifeh per Oni Press (di cui avevamo già parlato), dove la città è ora minacciata da una misteriosa setta di assassini, che obbligano l’eroico Furie a cercare il riluttante aiuto di Night. La vicenda entra subito nel vivo, non manca di scene spettacolari e di battute affilate, così come ritrova immediatamente l’atmosfera cupa e sporca del precedente capitolo. Impossibile per ora esprimersi sulla trama, ma sicuramente questo primo numero del nuovo arco segna un gradito ritorno che mantiene le promesse della prima notevole “stagione”.

  • CREPASCOLO

    Mister Miracle mi sembra interessante, ma chiedo al mio amico ed ex allievo Tom King di non stiracchiare il concetto per dodici numeri. Immagino che Tom abbia letto Sentry di Paul Jenkins e Jae Lee a suo tempo. Io ricordo che ero a pagina Ics del primo numero quando la cosa, come direbbe Valmont, trascese ogni mio controllo, e mi affacciai alla finestra del mio appartamento per urlare che era chiaro che Void esistesse solo nella zucca del tizio e nella via tutti applaudirono ironicamente perchè lo avevano capito a pagina ics meno uno.
    Darkseid quindi è ( un ) dio da cui l’uomo , dopo averlo creato, scappa a rotta di collo ( to scott free ndr ). Non so se fosse proprio l’idea di King Kirby che ha scodellato cose come avatar della morte che sciano nello spazio e principi entropici antropomorfi che sembrano Mazinga.
    Lungi da me dare consigli a Tom, ma nove vignette a tavola per venti tavole per dodici albi sul concept del crepuscolo del dio che esce dalla nostra zucca per dirci che esisteva solo nella nostra zucca – sia pure filtrato da un Momento Lamette di Rettore che fa tanto postmoderno – potrebbe provocare una epidemia di lettori che si affacciano nel cortile interno ed urlano che la prossima volta vogliono una mini di dodici su Big Barda modella curvy…