Ultimates 2: la serie più cosmica della Marvel

Tutti i mercoledì negli Stati Uniti vengono pubblicate decine di albi a fumetti. Ogni Maledetta Settimana è la rubrica che tutti i venerdì, come un osservatorio permanente, racconta uno (o più) di questi comic book.

ultimates 2 100 marvel

The Ultimates2 di Al Ewing e Travel Foreman, seguito di un primo rilancio dei The Ultimates post-Secret Wars, scritto sempre da Ewing e disegnato da Kenneth Rocafort, è la prima serie Marvel a fare proprio il ritorno alla numerazione “originale” che caratterizzerà il prossimo rilancio Marvel Legacy. È anche però la prima a concludersi, infatti questo numero 100 extra-lungo chiude il ciclo di Al Ewing e manda questa incarnazione degli Ultimates in pausa.

Si è trattato di una serie senz’altro ambiziosa ma sbilanciata, con un gruppo di protagonisti potentissimi e geniali, capaci di fronteggiare ogni tipo di minaccia e infatti rivolti verso le questioni cosmiche. Più che l’eredità degli Ultimates di Mark Millar e di Jonathan Hickman, hanno raccolto quella dei Fantastici Quattro, scomparsi dall’universo Marvel con la fine di Secret Wars.

Pantera Nera e Adam Brashear, noto come Blue Marvel, si sono divisi il ruolo di Reed Richard mentre Captain Marvel, America Chavez e Monica Rambeau che ora si fa chiamare Spectrum, hanno avuto una parte più d’azione, anche se i loro poteri, sia quelli energetici di Carol e Monica, sia quelli di aperture dimensionali di America Chavez, sono spesso entrati in gioco per risolvere problemi impossibili. Il primo dei quali nientemeno che Galactus, la cui energia di base è stata invertita trasformandolo da divoratore di mondi a Lifebringer.

ultimates 2 100 marvel

Le trame della prima serie si sono quindi legate a Civil War 2, con Thanos e con la megalomania paranoica di Captain Marvel, che ha portato allo scioglimento del team. Il gruppo è stato prontamente rimesso in piedi da America Chavez, in segreto dal governo degli Stati Uniti, con una nuova missione a dir poco altisonante: quella di “paramedici del multiverso”, alleati di Galactus. Ma il neo-Lifebringer ha subito avuto pane per i suoi denti, perché nel nuovo multiverso post-Secret Wars, ossia l’ottava rigenerazione del cosmo, Eternità è stata ridotta in catene da un’altra misteriosa entità e le varie forze metafisiche della Marvel non sono più condizionate al proprio ruolo ma possono assumerne di nuovi.

Così Chaos e Ordine diventano Logos e prendono il posto del Tribunale Vivente, scatenando un effetto domino tra i sommi poteri dell’universo. In tutto questo gli Ultimates da una parte e il Maker (ossia il Reed Richards originario dell’Universo Ultimate) e l’alto evoluzionario dall’altra fanno il possibile ripristinare a modo loro un equilibrio, complicato ulteriormente dai potenti Troubleshooter inviati dal governo per fermare gli Ultimates.

Si tratta dunque di una serie che ha racconta di entità cosmiche come non aveva fatto nemmeno Jonathan Hickman, e che per ambizione sembra davvero voler gareggiare con Jack Kirby. Però il troppo stroppia e il consesso di forze basilari dell’universo sembra solo la versione più grande possibile dell’ennesimo supergruppo, tanto che Galactus e i suoi alleati prenderanno il nome di The Eternity Watch.

Come Al Ewing non è Grant Morrison, e scade con queste trovate nel trash, così Travel Foreman non è ovviamente Jack Kirby, anche se la cosa migliore rimangono i suoi disegni, che per quanto altalenanti e poco adatti alle scene d’azione, trovano dopo le incertezze dei primi numeri tavole di notevole forza e immaginazione in questo finale, con nuove entità e scenari metafisici e astratti. Decisamente un passo avanti rispetto al mediocre primo ciclo di Rocafort.

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A Ewing, oltre all’ambizione, va riconosciuto il dono della sintesi, visto che la seconda fase della vicenda occupa solo dieci numeri spesso dalle enormi vignette, uno dei quali per altro dedicato a un crossover con Secret Empire che quasi non avanza la trama principale (e con la battuta più trash di tutta la serie e probabilmente dell’anno: “ricordatevi che [i chitauri] non sono Pokemon, non dovete prenderli tutti!”).

Ewing riesce quasi a far digerire le sue esagerate trovate consumandole velocemente, in un crescendo di spropositi che si chiude con lo scontro tra gli Ultimates2 e gli Ultimates originali di Mark Millar e con la genesi degli Ultimate Ultimates, ossia nientemeno che un team di varie incarnazioni del cosmo tutto. Lo sceneggiatore le spara così grosse che non sembra prendersi sul serio lui per primo, ma non riesce a coniugare l’epica metafisica a questa ambiguità di registro tra serio e faceto (cosa che invece riesce bene al Silver Surfer di Slott e Allred).

Con la conclusione della serie rimangono sulla piazza un gran numero di nuove entità, un Galactus radicalmente trasformato e gli Ultimates originali. Tanto da poter dire che ha lasciato un segno molto più profondo questo ciclo dei tanti altisonanti “eventi” che promettono mari e monti. Peccato, però, che l’abbia fatto in modo davvero troppo dozzinale per essere memorabile.

Bonus: Mage – The Hero Denied

mage hero denied

Torna dopo oltre un decennio Mage di Matt Wagner con il terzo ciclo della trilogia: The Hero Denied, disegnato con la consueta e pulita semplicità da Wagner e colorato da suo figlio Brennan. Pubblicata da Image, la serie è stata preceduta da un numero zero il mese scorso, ma si trattava davvero di un divertissement e poco più, mentre qui la vicenda entra subito nel vivo.

Il protagonista vive in incognito con la sua famiglia e non riesce a procedere nella sua quest, la ricerca del terzo mago. Viene scoperto delle forze di Umbra, che elimina velocemente, ma poco importa perché basta questo per obbligarlo a dover fuggire ancora, cosa che promette conseguenze drammatiche sul fronte famigliare. La serie infatti rimane piacevolmente ancorata alla vita ordinaria del protagonista e dei suoi cari, unendo al tempo stesso fantasy e family drama.

Bonus 2: Divinity

divinity valliant

Valiant ha pubblicato un numero zero di Divinity, che si incastra tra le tre miniserie precedenti e la prossima Eternity. Questa volta alle matite e ai colori non troviamo Trevor Hairsine, bensì un sorprendente Renato Guedes. Il disegnatore adotta uno stile pittorico del tutto diverso dai lavori a cui ci ha abituato, anche grazie ad alcune tavole di notevole impatto, dove oltretutto sembra migliorata anche la sua capacità di interpretare la plasticità dei movimenti e la recitazione dei personaggi.

La storia è invece a metà tra un interludio e un riassunto, con la voce over di Divinity che riepiloga i punti salienti della sua vita e si sposta nell’universo Valiant. Di pagina in pagina il protagonista riflette sull’opportunità di intervenire, scegliendo di non farlo in virtù della sua quasi onnipotenza. Nel suo viaggio incontra, in una sorta di visita di cortesia, i membri della Red Brigade, la cui esistenza non è stata misteriosamente cancellata con l’ultima miniserie, e pezzi grossi della Valiant come Toyo Harada, Ninjak, Bloodshot e X-O Manowar (quest’ultimo in realtà ha avuto pochi contatti con Divinity, ma il loro dialogo occupa ben tre pagine e considerato che anche la sua serie è scritta da Kindt il tutto ha un sapore vagamente autopromozionale, per quanto ben sceneggiato e illustrato).

divinity valliant

Oltre a spiegare lo stato della Red Brigade, il resto dell’albo è un’occasione di introspezione, ma pure quasi un fill-in. L’ultima pagina si chiude però con una rivelazione inattesa, che rende anche questo numero zero un tassello cruciale della saga.

Bonus 3: Spy Seal

spy seal

E a proposito di fumettisti sorprendenti Rich Tommaso, fattosi notare negli anni Novanta alla Dark Horse con alcuni horror-grotteschi, è tornato in attività nel 2015 alla Image con la miniserie Dark Corridor, un crime disegnato in uno stile pop vagamente à la Clowes. È seguito She Wolf, storia di ossessioni femminili condite di soprannaturale e dal taglio grafico “underground”, con figure poco definite e colori antinaturalistici.

Ora con Spy Seal sceglie invece una linea chiara pulitissima e racconta con animali antropomorfi una spy-story da Guerra Fredda. Il protagonista è un colto appassionato d’arte, dall’aspetto di foca e affascinato dal comunismo, che incontra una coniglia Russa, inseguita da spie sovietiche. Ritrovatosi coinvolto nell’intrigo riceve dall’MI:6 la proposta di diventare un agente segreto.

spy seal

Il risultato è irresistibile soprattutto in virtù di uno storytelling senza sbavature, inventivo eppure classicissimo con la divisione della tavola rigorosamente su tre o quattro strisce. Se sulla scena franco-belga sarebbe semplicemente un buon fumetto, su quella americana ha l’effetto di un vero e proprio UFO, ulteriore dimostrazione della varietà dell’offerta Image, oltre che di un talento eclettico e versatile come davvero pochi altri.

  • Cristian Maritano

    Mio dio che casino con gli Ultimates. Le prime due serie di Millar e Bryan Hitch erano spettacolari..merito anche dei consigli di Grant Morrison