“La città più fredda”, il noir che ha ispirato Atomica Bionda

Vi ricordate Nikita? Il film del 1990, primo successo internazionale di Luc Besson destinato a diventare iconico per un’intera generazione di film di spionaggio? A lungo mi sono chiesto quale fosse l’ingrediente segreto di quel successo, mai più replicato né nella serie tv successiva né nei videogiochi ispirati, e la risposta che continuo a trovare è sempre la stessa: lo struggente contrasto tra la fragilità dell’essere umano e la freddezza insopportabile del mondo.

Per questa, e molte altre ragioni, Nikita è una delle prime cose che vengono in mente leggendo La città più fredda, graphic novel del 2012 scritto da Antony Johnston – già autore di numerosi romanzi di fantascienza e sceneggiatore di diversi fumetti tra cui Wasteland – e disegnato da Sam Hart. L’opera è famosa innanzitutto per esser stata appena riadattata in un film diretto da David Leitch, intitolato Atomica Bionda e interpretato dalla bellissima Charlize Theron nei panni della magnetica protagonista.

Leggi un po’ di pagine in anteprima da La città più fredda

atomica bionda fumetto

Il titolo del graphic novel rievoca tante, troppe cose: la fine della Guerra fredda, scenario della storia; il proverbiale clima gelido di Berlino, incarnato nella temperatura e nell’architettura; ma soprattutto la freddezza del mondo dello spionaggio, la crudeltà della politica internazionale e delle mani insanguinate che la servono di nascosto.

Se dovessimo riassumere questo graphic novel in una formula, si potrebbe dire che si tratta di un esercizio di stile nel genere delle storie di spionaggio. Un thriller allo stato puro, che non tenta di rivoluzionare il genere ma piuttosto di esprimerlo nella sua forma più cristallina. La storia è ambientata nella Berlino del 1989, pochi giorni prima della caduta del muro: una spia inglese si trova in città per investigare sulla scomparsa di un suo collega, venuto a conoscenza dell’esistenza di un documento di importanza strategica decisiva.

La storia si evolve tra agenti del KGB, della CIA e dei servizi segreti francesi, ma con un interessante meccanismo narrativo: lo sviluppo della vicenda viene intramezzato da flashforward nei quali la protagonista, discutendo con il proprio capo, spiega le scelte e i fatti accaduti durante quei giorni, ma soprattutto giustifica il fallimento dell’operazione.

atomica bionda fumetto

Il ruolo della protagonista è uno degli aspetti più avvincenti dell’opera. Johnston riesce a valorizzarne la figura al di là della banale retorica dell’empowerment che vuole ormai in ogni prodotto commerciale un personaggio femminile “tosto” e privo di debolezze, ma sostanzialmente sempre ammantato di un’aura di purezza virginale che replichi lo stereotipo della donna-angelo (o donna-agnellino). La protagonista di La città più fredda, invece, di virginale non ha proprio nulla.

Qui, in effetti, il paragone con Nikita trova il punto più elevato, ma anche un limite decisivo. La storia di Johnston si muove in uno scenario che rende gli uomini semplici pedoni, ma in questo gioco la protagonista è senz’altro una regina: decisa, spietata, pienamente padrona di ogni movimento dell’intreccio. L’indomita ma al tempo stesso umanissima furia dell’eroina di Besson lascia il campo a un personaggio che ricorda, per certi versi, più il bellissimo Gone Girl di David Fincher. Nel contrasto tra la freddezza di Berlino e le vite che vi si muovono al suo interno, è difficile scegliere a quale dimensione ascrivere la figura della protagonista. Questa, forse, è una delle cose più riuscite dell’opera.

Nell’incedere della storia un ruolo fondamentale viene giocato dalla parte grafica, in particolare dalla scelta del disegnatore Sam Hart di dividere la pagina in pochissime vignette molto grandi, che conferiscono alla narrazione al tempo stesso grande ariosità e una scansione temporale molto serrata. Tutto ciò si accorda perfettamente con il bianco e nero dal tratteggio sottile di Hart, che crea personaggi volutamente poco definiti e un ambiente stilizzato. Forse il limite dell’opera sta proprio nella resa grafica di Berlino, rievocata sin dal titolo, che lascia a desiderare.

atomica bionda fumetto

La città non è riconoscibile in quasi nessuna delle tavole dell’opera, e quando lo è non è facile ignorare gli errori (su tutti la Porta di Brandeburgo che non somiglia quasi per niente all’originale).

Le altre scelte stilistiche si rivelano invece riuscite, a partire dalla scarsa attenzione riservata all’azione in favore dell’aspetto dialogico e narrativo, che trasporta il lettore in un complesso labirinto di politica e segreti internazionali. Anche il relativo anonimato dei personaggi, persino della protagonista, rende benissimo lo spirito dell’opera: una scacchiera in cui gli esseri umani non sono che pedine e vince chi riesce a essere meno se stesso.

Il film, d’altra parte, riprende gli aspetti più nascosti dell’opera e li mette in evidenza – la centralità di Berlino, il carattere forte della protagonista, le scene di azione mozzafiato –, trasformando la storia in un thriller rocambolesco e movimentato.

La città più fredda
di Antony Johnston e Sam Hart
Traduzione di Andrea Antonazzo

Magic Press, 2017
Brossurato, 180 pp a colori, € 15,00