C’era una volta DuckTales (e il reboot 2017)

Lo scorso 12 Agosto il canale americano Disney XD ha trasmesso in anteprima mondiale l’episodio pilota del reboot 2017 di DuckTales, annunciato circa due anni fa.

Ricordate la vecchia sigla? Faceva più o meno così:

Breve premessa: DuckTales è la serie TV a cartoni animati che, più di altre, ha segnato tutto il segnabile possibile della mia infanzia e che ha radicato in me l’incontrastato mito per il personaggio di Zio Paperone. Nel corso degli anni ho onorato lo “Zione” collezionando più o meno tutto ciò portava la sua figura e, grazie a Internet e alle community di appassionati – in particolare il forum del PaperseraLa Tana del Sollazzo – ho scoperto di non essere sola. È probabile che sia da ricondurre a ciò anche la genesi del mio atavico amore per la Scozia, perfettamente riassunti in questo Paperone by Stefano Turconi che campeggia nella mia stanza:

zio paperone turconi

Non vorrei dirlo, ma sono passati trent’anni

L’America conosce DuckTales il 18 Settembre 1987, in Italia sarebbe stato trasmesso dalla Rai solo un anno dopo e io sarei nata solo nel Marzo del 1989: il caso ha voluto che mio padre quell’anno acquistasse il primo videoregistratore della sua vita e, per testarne il funzionamento, registrasse cose a caso. Così mi ritrovai – e probabilmente mi ritrovo ancora oggi, se solo sapessi dove sono finiti – la maggior parte degli episodi di DuckTales su VHS.

Di per sé DuckTales segna un vero e proprio punto di svolta nel campo dell’animazione televisiva di breve durata, mercato in cui la Disney aveva tentato l’approccio qualche anno prima con serie come I Gummi (ve li ricordate gli orsetti à la Robin Hood?). Nonostante il budget piuttosto basso e la produzione affidata a degli Studios esterni agli Stati Uniti, il prodotto si difese bene, permettendo a Disney di mettere ufficialmente un piede nelle produzioni per il piccolo schermo.

DuckTales andò avanti con successo fino al centesimo episodio trasmesso nel 1990, ma dopo la produzione, sempre nel ‘90, del lungometraggio Zio Paperone alla ricerca della lampada perduta, ciò che rimase per noi fu una manciata di bei ricordi. Oltre a vari videogiochi per le console del periodo (Nintendo NES e Game Boy, Commodore, Amiga), qualche pupazzetto, dei puzzle e videocassette registrate dalla TV.

Nostalgia marketing or not nostalgia marketing?

A proposito di videogiochi, chissà se la genesi di questo reboot sia in parte da ricercare nel videogioco DuckTales: Remastered? Nel 2013 Capcom e la software house Wayforward rimisero in pista la versione remastered, appunto, del platform game DuckTales uscito in Europa nel 1990. Noi (quasi) trentenni (già) nostalgici lo salutammo in modo caloroso, ingolositi dal bellissimo character design bidimensionale – terribilmente fumettoso – e dal fatto che Wayforward si era già occupata di un altro videogioco Disney molto apprezzato, Epic Mickey. Dopo vent’anni e oltre finalmente non dovevamo più pregare i nostri genitori per farcelo regalare a Natale o aspettare il compleanno.

Poi, nel 2015, l’annuncio del reboot.

Ciò che ricordo distintamente di quell’annuncio fu un coro di dissenso e piagnisteo. Si sa, il tempo è un gentiluomo che abbellisce i ricordi: anche un prodotto dalla qualità tecnica piuttosto mediocre come la serie classica di DuckTales è parso, ai nostri occhi, un intoccabile capolavoro dell’animazione. Ricordo anche come in certi luoghi la polemica toccò punti piuttosto triti riassunti nella frase «non sanno più cosa inventarsi e quindi ripescano le vecchie glorie».

Dalla prima notizia a oggi è in realtà successo poco. Nel senso che, rivisto oggi da una prospettiva italiana, ho l’impressione che l’hype riservato sia stato, tutto sommato, composto, nonostante la reazione dei trentenni nostalgici di cui sopra sia invece stata prevedibilmente scomposta: il nuovo character design dei personaggi è stato ovviamente il punto cruciale, subito amato e odiato; sono poi stati resi noti i personaggi che sarebbero comparsi nella serie, un fronte che di novità ne ha portate poche ma molto interessanti, ed è stato annunciato il cast dei doppiatori originali, scoprendo così che per Zio Paperone la voce sarebbe stata quella di uno scozzese D.O.C., cioè David Tennant.

Ebbene sì, il Tennant noto al grande pubblico per aver impersonato il decimo Dottore in Doctor Who e il villain Kilgrave nella serie TV Marvel’s Jessica Jones, passando per la parte di Barty Crouch Jr. in Harry Potter e il Calice di Fuoco.

La passione ha poi incontrato la deformazione professionale, dal momento che ho speso del tempo nel seguire esternamente la campagna di lancio del reboot sui social network, su cui non nascondo una certa perplessità. Una pagina Facebook dedicata a DuckTales era stata creata nel 2012, anno in cui la presenza sui social da parte di aziende e brand non era ancora particolarmente sentita. La pagina basava i propri contenuti su rimasticazioni di cose altrui, come link ad articoli, quiz, qualche immagine della serie classica e del videogioco, per poi cambiare sensibilmente intorno al 2014. L’incoerenza che corre in questi anni mi fa dunque ipotizzare che possa essere stata aperta in modo “ufficioso” da qualche fan della serie e reclamata ufficialmente solo in un secondo momento.

ducktales trailer

Il teasing del reboot inizia ufficialmente nei primi mesi del 2016 ed è proseguito senza particolari guizzi di originalità, strizzando l’occhietto languido a tutti i ragazzi cresciuti negli anni Novanta. Esiste poi un account Instagram, aperto a fine 2016 (in contemporanea con l’annuncio del cast di doppiatori) e un profilo Twitter, unico posto della Rete – finora – in cui si viene informati della presenza di un hashtag ufficiale, cioè un generalissimo #DuckTales (e d’altronde, perché inventarne un altro, quando il nome del prodotto è già di per sé un brand dall’identità fortissima).

Questi tre canali procedono con una programmazione gestita in parallelo, tale per cui uno stesso contenuto viene pubblicato su Facebook, Twitter e Instagram nello stesso giorno e negli stessi identici orari, con un adattamento spesso inesistente. Nonostante questo modo di procedere non proprio da manuale, le pagine sembrano crescere “da sole”: 2.121.769 fan su Facebook, 14.800 follower su Twitter (da Ottobre 2016, 215 tweet) e circa 15.000 follower su Instagram (da Novembre 2016, 83 post, con un significativo incremento dei contenuti nell’ultimo mese). Se si tratta di una crescita organica o frutto di sponsorizzazioni temo non ci sia dato saperlo, dal momento che tutti i social sono completamente – e giustamente – gestiti per il solo mercato americano (così come non sono riuscita a rintracciare dati relativi a pubblicità e advertising più tradizionale).

Sabato 23 Settembre negli Stati Uniti la serie ha ufficialmente preso il via, mentre in Italia è già stata annunciata per l’autunno. Da Marzo 2017, inoltre, sappiamo anche che sarà prevista una seconda stagione.

DuckTales 2017, il cast (con guida alla visione)

Non penso, tuttavia, che resterò ad attendere la versione italiana, anche perché sono fin troppo curiosa di ritrovare tutti i personaggi e vederli muovere nelle nuove vesti, confrontare cosa è stato tenuto di DuckTales del 1987 e cosa è stato eliminato. Forse non lo sapete, ma nella serie animata non tutti gli elementi delle storie a fumetti furono rispettati, soprattutto man mano che la serie accumulava episodi.

Vado a presentarvi il cast, con i personaggi apparsi nel primo episodio e quelli già annunciati. Troverete prima il nome italiano, poi quello originale (e, a seguire, qualche curiosità):

Zio Paperone / Paperon de’ Paperoni (Uncle Scrooge / Scrooge McDuck)

Paolino Paperino (Donald Duck)

Qui, Quo e Qua (Huey, Dewey e Louie)

Gaia (Webby)

Jet McQuack (Launchpad McQuack)

Cuoredipietra Famedoro (Flintheart Glomgold)

Archimede Pitagorico (Gyro Gearloose)

Piccola nota di patriottismo: la lampadina robot aiutante di Archimede è conosciuta in Italia con il nome di Edi, omaggio a Edison probabilmente ideato dallo sceneggiatore Guido Martina. In originale, invece, è conosciuto con l’anonimo nomignolo di Little Helper, quando non addirittura Helper;

Amelia, la fattucchiera che ammalia (Magica de Spell);

L’animale aiutante di Amelia è un corvo da noi conosciuto come Gennarino. Qui abbiamo un ottimo caso in cui fumetto e cartone animato prendono due strade differenti: in originale, infatti, il nome è Ratface, in DuckTales è stato invece chiamato Poe (ovvio omaggio a Edgar Allan Poe) e passato da semplice aiutante a vero e proprio fratello di Amelia, trasfigurato in un corvo. L’unico modo per far tornare normale il fratello è rubare la Numero Uno di Paperone e utilizzarla come elemento base di un incantesimo. A voler essere filologicamente corretti, però, cioè seguendo i dettami del buon Carl Barks, Amelia vuole il decino solo perché grazie alla prima moneta guadagnata dalla persona più ricca dell’intero pianeta sarà in grado di completare un incantesimo che la trasformerebbe in Re Mida. Al di là di ciò, in ogni caso, sono curiosa di sapere se nel doppiaggio verrà utilizzato un inglese più italianizzato: Amelia, infatti, dovrebbe parlare con accento campano dal momento che Carl Barks la collocò in una casetta sulle pendici del Vesuvio e ne disegnò le fattezze ispirandosi a Gina Lollobrigida e Sophia Loren;

La Banda Bassotti (The Beagle Boys);

Gastone Paperone (Gladstone Gander);

Fenton Paperconchiglia / Robopap (Fenton Crackshell / Gizmoduck)

Paperopoli (Duckburg);

Inoltre, per completare il crossover tra le serie TV a tema papero, è stata anche annunciata la presenza di Darkwing Duck.

Insomma, tutti i personaggi che abbiamo imparato a conoscere e amare sono già stati confermati. E attenti all’inattesa novità di questo reboot: Paperino, quasi inesistente nella serie del 1987, avrà questa volta la sua rivincita, con un ruolo di comprimario.

DuckTales 2017 ovvero Young Lavinia vs. Old Lavinia

Il grande momento di visione della prima puntata del reboot è arrivato qualche giorno dopo la messa in onda, armata di sottotitoli rigorosamente in inglese. Nonostante negli anni abbia rivisto diverse volte i DuckTales del 1987, ammetto di averlo fatto sempre in italiano, per una visione amarcord e interamente fine a se stessa.

ducktales

Sul prodotto di questo reboot partirei con un’affermazione forte: trovo fantastico il character design. Una maggiore aderenza a uno stile di disegno Barks-oriented, o comunque classico, sarebbe stato sicuramente molto toccante da vedere, ma avrebbe definitivamente stroncato il dinamismo e il senso d’avventura che questo nuovo design intende restituire alla serie. L’episodio pilota, infatti, prosegue con un ritmo piuttosto serrato, nella trama e nei movimenti stessi dei personaggi, che si muovono sì in modo caotico da un punto all’altro dello schermo, ma senza risultare spezzato. E poi, diciamoci la verità: che razza di reboot sarebbe stato se il character design fosse rimasto immutato? In fondo la Disney ci piace anche perché perfettamente in grado di permettersi tutte le sperimentazioni che vuole, in campo di animazione, design e sceneggiatura.

Paperone qui è molto più protagonista (o, almeno, lo è in modo più consapevole) rispetto a quanto non lo fosse già nella serie classica. Questo anche perché dal 1990 a oggi la letteratura dedicata al personaggio si è arricchita parecchio e con pezzi da novanta: non è più possibile prescindere da The Life and Times of $crooge McDuck di Don Rosa, pubblicato per la prima volta a partire dal 1992, da noi conosciuto con il titolo di La $aga di Paperon de’ Paperoni e apparso nel 1995 sulla rivista Zio Paperone.

Per quanto Don Rosa sia uno degli autori che più che mai divide il fandom (e non solo), è impossibile non riconoscergli un certo merito nel completare la figura di questo personaggio: il suo Paperone è il giovane scozzese emigrato nell’America in piena corsa all’oro, che si sposta a cavallo attraverso gli Stati Uniti più rozzi e selvaggi e che ogni giorno fa i conti con la miseria, con personaggi subdoli e altri avventurieri in cerca di fortuna. È un corpus di storie che si affianca in modo egregio a quello barksiano e contribuisce in modo davvero definitivo a consegnare al mito il personaggio.

È proprio il “mito” per lo Zione («big deal», come viene apostrofato) che fa da base ai rapporti con i nipotini. La rappresentazione di Qui, Quo e Qua è finalmente innovativa: i tre paperotti hanno caratteri marcatamente differenti, oltre a distinguersi per vestiti e pettinature. Un tentativo che mi ha un po’ ricordato quello di un’altra serie TV, ovvero Quack Pack (1996). Qui i tre nipotini non solo erano diversi tra loro nell’abbigliamento, ma erano addirittura ritratti come adolescenti scalmanati. Non sono sicura, tuttavia, che gli autori di DuckTales 2017 abbiano anche attinto a quella che in fondo era una serie TV alquanto dimenticabile, ed è molto più probabile che la mia sia una semplice suggestione dovuta al fatto che gli anni d’oro della televisione disneyana hanno coinciso più o meno con la mia infanzia, tale per cui ho davvero visto e fagocitato tutto ciò che veniva trasmesso in quel periodo.

ducktales 2017

Lo stesso restyling di Qui, Quo e Qua travolge – è il caso di dirlo – anche il personaggio di Gaia, che nella serie classica doveva la sua caratterizzazione a Emy, Evy ed Ely, le tre nipotine di Paperina. Nel reboot Gaia è una paperetta attivissima ed entusiasta, fanatica al punto da essere diventata la memoria storica delle avventure di Paperone, di cui conosce ogni gesta, con il sogno di poter essere a sua volta protagonista (praticamente una fangirl!).

Un altro elemento di novità, e che contribuisce al cliffhanger potentissimo che conclude l’episodio, è dato dai rapporti tra Paperino e lo Zione. Mentre nella serie classica il papero più famoso del mondo era stato del tutto dimenticato, qui viene coinvolto attivamente, favoleggiando un tempo in cui Paperone era un grande avventuriero e il nipote la sua stessa spalla (mossa d’altronde coerente con le storie di Carl Barks); i due, tuttavia, non si vedono, né hanno notizie l’uno dell’altro da molto tempo, tant’è che i nipotini non hanno mai avuto a che fare con il ricco zio.

Last but not least, la puntata è un tripudio di scottishness, tra la voce prestata da David Tennant e il più marcato accento scozzese di Cuoredipietra Famedoro, unico personaggio di cui ancora non si percepisce lo sviluppo, se non quello canonico di villain che mette i bastoni tra le ruote a Paperone.

E ora qualcosa di mostruosamente vicino a uno spoiler

Tra le novità più o meno universalmente accolte con un applauso c’è il tentativo di recupero dell’albero genealogico dei paperi, anch’esso ideato da Don Rosa. L’episodio pilota si conclude dunque con Quo che vede una figura femminile, nel quadro in cui sono raffigurati Paperone e Paperino, combattere fianco a fianco contro un corsaro. Si tratta nientepopòdimenoche di Della Duck, sorella di Paperino e madre di Qui, Quo e Qua!

Mentre eravamo qui affaccendati nelle nostre analisi, un nuovo 1987 è arrivato e anche stavolta siamo pronti a farci travolgere. D’altra parte, se siamo qui a parlare di DuckTales nel 2017, in fondo, è perché siamo davvero trentenni con la lacrima facile – no, non ventenni. Come diceva la sigla? «Qua la vita a Paperopoli è un gran ballo!»

*Una versione ampliata di questo articolo è originariamente apparsa sulla newsletter Plutocratica Sicumera.

  • Marvin

    Mi permetto solo una piccola precisazione: Epic Mickey non è stato
    sviluppato dai Wayforward (né si può dire che sia stato davvero
    apprezzato), ma dai Junction Point Studios, che si sono occupati pure
    del sequel prima di chiudere