Di Far West, violenza e femminilità. Intervista a Paolo Eleuteri Serpieri

Dalle Storie del West (realizzate con la sceneggiatura di Raffaele Ambrosio) fino ad arrivare alla saga erotico-fantascientifica di Druuna, il suo personaggio più famoso, passando per la personale riscrittura di Tex nello speciale a colori L’eroe e la leggenda. La carriera di Paolo Eleuteri Serpieri è ormai lunga e ricca di storie, e avrebbe bisogno di molto spazio per essere raccontata.

L’occasione per scoprirne almeno una parte è arrivata per me pochi giorni fa a Roma, dopo l’assegnazione del Romics d’Oro 2017, riconoscimento alla carriera assegnato nell’ambito della fiera del fumetto romana. Ho intervistato Serperi presso lo stand della Scuola Internazionale di Comics, e ne è venuta fuori una discussione articolata e in grado di offrire numerosi spunti interessanti.

Paolo Eleuteri Serpieri

Paolo Eleuteri Serpieri | Foto via Romics

Ha studiato pittura e incisione con Guttuso e Vespignani, e per i suoi primi fumetti ha avuto come riferimento Toppi, Salinas e Breccia. Negli anni i suoi maestri sono rimasti questi o se ne sono aggiunti altri? E tra le nuove leve c’è qualcuno che sente vicino al suo stile? Lei si sente il maestro di qualcuno?

In realtà ho studiato con Guttuso, Vespignani l’ho incontrato dopo e quando l’ho conosciuto andavo spesso a trovarlo nel suo studio, per vedere come lavorava, cercare di carpire i suoi segreti. E poi con lui parlavo molto. Per me è stato un grande maestro. Poi ho incontrato altri grandi, sicuramente Moebius, lo spagnolo Palacios, Druillet. E poi Wolinski, vittima della strage di Charlie Hebdo. Wolinski per me non è stato tanto un maestro di fumetti, ma un amico, una persona divertentissima con cui ho passato momenti molto belli.

Per il resto, non mi sento assolutamente un maestro, no. Penso che qualcuno, in qualche modo, si sia ispirato a me. Molti hanno detto che era impossibile fare le cose che facevo io. Però c’è una persona che stimo tantissimo. Un grandissimo disegnatore, Eugenio Sicomoro. Quando insegnavo disegno, lui era tra gli studenti e spesso si univa alla mia classe. È straordinario. Però non penso che lui abbia seguito le mie orme, ecco. Lui ha preso la sua strada e lo fa anche molto bene.

Stando a quello che ha raccontato, all’inizio della sua carriera ha avvertito il peso del pregiudizio secondo cui il fumetto è una forma espressiva “minore”. E questa è stata anche una delle ragioni per cui ha lavorato più volentieri in Francia. Secondo lei che tipo di cultura del fumetto c’è oggi in Italia?

La trovo molto in crisi. E non mi riferisco a un confronto con il fumetto americano e il manga, che sono tutto un altro mondo. Mi riferisco al fatto che in Italia i libri di fumetti non sono ancora apprezzati come dovrebbero.

Certo, oggi è di moda l’etichetta graphic novel, ma mi sembra un modo stupido per cercare di nobilitare il fumetto. Io preferisco che i fumetti siano pubblicati in formato libro. Non solo perché così si dà maggiore dignità all’opera e all’autore. Ma soprattutto perché il libro è la veste editoriale di ogni prodotto di cultura, è il formato attraverso cui viene recepito dall’intellighenzia che rappresenta la cultura. Solo così il fumetto può essere apprezzato e può sopravvivere.

A me piacevano le vecchie riviste, L’Eternauta, Orient Express, Alterlinus, Il Mago. Bellissime, ma sono sparite nel nulla. E quello che contenevano sembra sia scomparso del tutto, come cancellato con un colpo di spugna.

west serpieri

Una tavola delle “Storie del West”

Lei ha cominciato con il western, genere che ultimamente è tornato a vivere con film d’autore e serie tv come Westworld. Perché secondo lei il western esercita ancora tutto questo fascino? Perché è così duro a morire come i suoi pistoleri?

Io l’ho subito questo fascino, da sempre, fin da quando ero bambino. Per me il western era l’avventura pura. Non solo per quello che vedevo al cinema, ma anche perché quando ero ragazzino e compravo i fumetti, tendenzialmente erano tutti fumetti western. All’epoca il western era tutto. Col tempo il genere è un po’ tramontato, in Italia anche a causa dello spaghetti-western, che l’ha un po’ snaturato. E anche Sergio Leone, per quanto abbia fatto film di qualità, ci ha messo del suo. Ma per me il western era ed è rimasto l’avventura pura. Forse è questo che lo fa sopravvivere.

Le sue Storie del West parlano del lato umano, e a volte disumano, della gente di frontiera. Sembrano iscriversi nel filone di western che, come Soldato blu, si facevano metafora delle tensioni razziali e sociali dell’America del tempo. Pensa che il linguaggio del western possa essere ancora utile per parlare dei conflitti attuali legati al rapporto con la cultura islamica o con quella dei migranti?

Dunque, io ho sempre avuto una stima profonda verso i Nativi americani. Per me erano personaggi affascinanti, e per questo sentivo l’esigenza di conoscere la loro storia, scoprire i dettagli del loro modo di vivere. Chi potrebbe essere il corrispettivo dell’indiano americano oggi? Io non ho una religione, e tutto ciò che è fanatismo religioso mi disturba. Rispetto le persone in quanto persone. Ma non sopporto chi vuole imporre le proprie ragioni, mi sembra sia una questione di rispetto.

Per quel che riguarda i migranti, è diverso. Non credo dobbiamo avere paura del confronto con la loro cultura. Per me i migranti sono uguali a noi, nel senso politico, sociale, civile. Sono uguali perché siamo tutti esseri umani. La diversità della loro cultura rispetto alla nostra è un valore, una cosa positiva. Amo la cultura che rappresentano. Mi affascina. Non ho mai avuto problemi con chi è diverso da me. Anzi mi incuriosisce e mi piace di più.

Una pin-up di Druuna

Una pin-up di Druuna

In un’intervista di qualche anno fa ha dichiarato che “il western è decisamente maschile”. Eppure alcune sue Storie del West ruotano intorno a personaggi femminili.

Ho sempre cercato di inserire le donne nelle mie storie. Se ho usato quell’espressione non è stato per escluderle. L’epopea del West, la storia dei coloni che si insediano in America, rappresenta un mondo molto violento. Una violenza simile a quella del secolo scorso, con le guerre. E questa violenza non l’hanno certo portata le donne. Le donne che hanno accompagnato i coloni non ne sono state responsabili.

A proposito, sia molte delle sue donne di frontiera, sia Druuna sono spesso vittime di violenza sessuale. Eppure in questi frangenti continuano a essere rappresentate con corpi floridi e attraenti. Non pensa che questo possa essere disturbante, soprattutto per le lettrici?

Certo. Mi rendo conto che raccontare una storia in cui ci siano scene di violenza disturba. Solo che non trovo interessante raccontare storie tranquille, dove tutti si vogliono bene. Chiaramente un personaggio femminile in un mondo violento come il west, o terrificante come uno scenario post-apocalittico, può subire cose sgradevoli.

Per esempio Druuna si piega a fare determinate cose, addirittura arriva alla prostituzione. Ma è perché quel tipo di società le impone certe situazioni, e lei si difende con i suoi mezzi. Si difende con la sua umanità, che certo passa attraverso la sua bellezza e carnalità. Ma, rispetto a tutti gli altri, resta umana. Ecco perché cito sempre la ricerca di Matthew Jones sull’ecofemminismo in Druuna. Drunna è un personaggio che rappresenta la vita. Nella mia ottica, ha la forza di salvarsi da sola. Per carità, non voglio fare retorica sulla donna. Io ho questa immagine della donna, che è soprattutto resistenza e tenerezza.

Lei associa a Druuna un’immagine solare e positiva di femminilità. Ma il pubblico femminile l’ha colta oppure l’ha contestata?

Qualche volta sì, qualche volta no. Spesso Druuna è stata vista come una rappresentazione maschilista. Ho avuto discussioni a destra e a manca a riguardo. Mi ricordo, per esempio, della moglie dello stesso Wolinski, femminista fino alla radice dei capelli. Con lei ho fatto litigate a non finire.

tex serpieri

Una tavola del Tex di Serpieri

Quindi per lei Druuna è il simbolo della vita e della speranza. Eppure spesso nel fumetto appare in balia di eventi e personaggi, oppure è guidata telepaticamente da voci esterne. Raramente la si vede prendere una decisione senza condizionamenti. Come si concilia questa passività con la definizione del personaggio da lei data? Per lei la vita è essere sballottati da forze superiori?

Chi prende decisioni senza condizionamenti? In un certo senso siamo tutti così. Tutti noi non facciamo altro che cercare di sopravvivere. Druuna è una donna, e come tale ha un’altra visione della vita rispetto all’uomo, più saggia forse. L’uomo è convinto di prendere grandi decisioni ed è fermo su queste decisioni come se fossero verità assolute. E le donne che fanno così sembrano voler imitare gli uomini. Ma non va bene. La donna che piace a me non ha questo modo di fare. Non è rigida. Quella che può essere scambiata per insicurezza fa parte della mia idea di femminilità. Che è soprattutto tenerezza. E questa tenerezza l’ho, per esempio, ritrovata nella protagonista del film La vie d’Adèle di Kechiche.

È stato difficile lavorare su un personaggio come Tex, che ha avuto centinaia di volti e interpretazioni? Un domani permetterebbe a qualcuno di fare un’operazione simile con la sua Druuna?

Rispetto all’immagine tradizionale, il mio Tex è più determinato, più duro. Non ride mai, è molto sicuro di sé. Si muove in un contesto che conosce bene. È selvaggio, ma a suo modo anche colto, perché conosce le lingue dei Nativi. Compie un gesto di estrema violenza, ma ha le sue ragioni per farlo. Avrei voluto che Tex fosse questo tipo di eroe, e per questo l’ho descritto così.

Per quel che riguarda Druuna, è in discussione un progetto per renderla seriale. Se la cosa andrà in porto, ovviamente non sarò io a disegnarla e scriverla. Dovrò affidarla ad altri. Ma sarò estremamente rigoroso perché Druuna resti quella che è sempre stata. Non voglio che abbia una pistola con cui ammazza i cattivi, come molti personaggi femminili in voga oggi. Che non è che non mi piacciano, ma semplicemente sono diversi dalla mia Druuna. Voglio che resti così come la vedo io, una persona reale che potrei incontrare anche qui. Una ragazza della porta accanto, con i capelli scarmigliati e i jeans.