“Maggy Garrisson” di Trondheim o la normalità del noir

Non è sexy, Maggy Garrisson. Non è la classica eroina dei fumetti. Ha un corpo normale, una faccia normale. Senza soldi e senza lavoro, si inventa investigatrice privata senza licenza per guadagnarsi la giornata con metodi non sempre ortodossi. Non trova colpevoli, non cerca la verità; semmai risolve casi, il che significa essenzialmente inventare modi per pagarsi da mangiare e da bere nel pub preferito. È una ragazza sola, Maggy Garrisson, senza affetti e senza amici, che si arrangia come può in una Londra decadente pre-Brexit, poco accogliente e afflitta dalla crisi economica. Ma è una brillante osservatrice, e ha un istinto fortunato che la porta a fidarsi delle persone giuste, al di là delle apparenze.

Protagonista di una gustosa serie francese in tre tomi, pubblicata in Italia in un volume unico da Coconino-Fandango, Maggy Garrisson è un impeccabile esempio del talento compositivo di Lewis Trondheim, figura importante della bande dessinée di cui abbiamo parlato spesso, capace di muoversi con disinvoltura tra l’audace sperimentalismo dell’Oubapo, l’opificio di fumetto potenziale, e territori di maggiore intrattenimento, come il western Texas Cowboys (coi disegni di Bonhomme, uscito in due volumi per l’Italia da Renoir) o come il fantascientifico Infinity 8 (di prossima pubblicazione per Panini).

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Con Maggy Garrisson siamo invece dalle parti del giallo o del noir, ma il riferimento al genere è solo un punto di partenza per introdurre un fumetto che sfugge alle categorizzazioni, inseguendo un realismo schietto e scevro di schematismi o semplificazioni. Qui la realtà si prende gioco del genere, i personaggi non si lasciano inquadrare in facili categorie.

La scrittura impeccabile di Trondheim usa le didascalie di pensiero per immergerci nella vita di questa detective sui generis, inchiodata in una gabbia di tre vignette per quattro, nel ritmo rabbioso di una Londra sporca, inospitale e opaca. Il segno di Stéphane Oiry costruisce vignette essenziali ed espressive, arricchite dai colori tenui e fumosi degli spazi della città, tra strade sporche, edifici cadenti e pub che stanno per chiudere.

Tutti i personaggi di questa tragicommedia umana conducono la propria quotidiana lotta per la sopravvivenza muovendosi lungo il confine sottile tra ciò che desiderano e ciò che possono permettersi. Siamo lontani dagli stereotipi del noir e da una visione romanzesca della vita criminale. Qui il male non esiste, non è contemplata alcuna mitologia da crime-story, e il limite tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato è dettato dal semplice pragmatismo.

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Non c’è alcun ideal-genere da rispettare, con i suoi codici consolidati e i suoi passaggi obbligati. C’è semmai la dura legge della sopravvivenza nel mondo reale, più ingiusto e crudele di qualunque fiction. Il povero che ruba al supermercato biscotti di scarsa qualità non è affatto condizionato dalla scarsa ambizione, come potrebbe pensare un osservatore distratto o poco sensibile: se non ruba i prodotti migliori o più costosi è perché sa che questi sono controllati dalle telecamere di sorveglianza. Il buonsenso e il pragmatismo prevalgono su ogni desiderio o rivendicazione.

Ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, legale e illegale, morale e non morale sono dicotomie illusorie che rispondono alle stesse logiche. La realtà ha regole spietate che occorre capire in fretta: è una questione di mera sopravvivenza.

La storia è ambientata in una Londra (che potrebbe essere Parigi, Roma o Milano) depressa dalla crisi economica, da un governo che ne ha estratto ogni linfa vitale in cerca delle risposte più semplici, quelle che viziano i più forti e straziano i più deboli. Una giungla urbana banale, cattiva ed egoista come il nostro presente, in cui la protagonista femminile spicca per la sua autenticità, per un carattere che sfida i cliché e si appropria della trama investigativa verso direzioni mai scontate.

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Maggy Garrisson vive la sua quotidianità come tutti, con la propria grinta e con le proprie debolezze, con il talento, le fragilità e le frivolezze di una ragazza normale. Senza cedimenti né costruzioni, senza compiacimenti o ammiccamenti facili per il lettore né tantomeno per gli altri personaggi, Maggy Garrisson ci consegna l’onestà della propria vita e della propria voce, intenta a svolgere nel miglior modo possibile la missione che è toccata a tutti, ovvero sopravvivere, un giorno dopo l’altro.

Non è sexy, Maggy Garrisson, né dovrebbe esserlo. È una persona vera in un mondo difficile, come quello reale, consapevole che “a volte guadagnare significa solo non perdere”. Ed è forse questa l’unica regola che ci consegna un personaggio a fumetti atipico nella sua normalità, che faremo fatica a dimenticare.

Maggy Garrisson
di Lewis Trondheim e Stéphane Oiry
traduzione di Stefano Sacchitella
Coconino Press, 2017
160 pp., colore
22,00 €