Kirkman: “Lucca è una città troppo sicura per fare horror”

Per la prima volta, Robert Kirkman è in Italia, ospite principale dell’edizione 2017 di Lucca Comics and Games. Con l’aria rilassata di chi è al primo giorno di festival e un distintivo pullover blu, Kirkman si è presentato in sala stampa per una esclusivo incontro con i giornalisti, nel quale l’autore ha parlato soprattutto di The Walking Dead (fumetto e serie tv), ma anche di Outcast e della nuova Oblivion Song, senza sottrarsi alle – inevitabili – domande più nerd.

Leggi anche: Robert Kirkman ci salverà, lo ha promesso

robert kirkman lucca comics

Robert Kirkman e l’interprete durante l’incontro con la stampa

Per iniziare, Kirkman ci ha tenuto subito a sottolineare come consideri Lucca “a terrible place”, un posto notevole: «non ci ambienterei mai uno spinoff di The Walking Dead – ha detto – perché la città è troppo sicura!». Ci voleva un narratore di horror per superare i timori di alcuni sull’affollamento eccessivo durante il festival che, dal suo punto di vista, «con le mura che circondano il centro storico e le tante inferriate alle finestre» è un luogo ben diverso da altri. Come Venezia, «che invece sarebbe uno scenario perfetto», a suo dire.

Sempre a proposito della serie che lo ha reso celebre in tutto il mondo, interrogato da noi sulla presenza di numerosi “momenti shockanti” che la hanno caratterizzata fin dal suo esordio nel 2003, li ha definiti semplicemente essenziali: «Trattandosi di una storia sul lungo periodo, è importante scuotere i personaggi, in modo da mantenere alta la tensione e farli rimanere realistici». «L’obiettivo principale», ha aggiunto, «è quello di far affezionare il pubblico ai personaggi, in modo che lo shock sia ancora maggiore quando muoiono».

Tutti i cambiamenti inoltre contribuiscono a mantenere interessanti i personaggi, che si tratti «di una casalinga che diventa una guerriera o di un insegnante che si trasforma in mostro». Secondo Kirkman, infatti, l’horror non dovrebbe essere considerato «un genere a sé, ma un qualcosa per tutti», un macrocontenitore che tratta temi universali, tanto in The Walking Dead così come nei romanzi di Stephen King o nel recente film It.

A proposito dell’utilizzo della violenza, la sua posizione è chiara: «Il limite è il buongusto, ma a volte lo oltrepassiamo. Se è funzionale alla narrazione va bene, altrimenti no».

Riguardo ai confronti tra serie a fumetti e televisiva di TWD, Kirkman ha affermato che ognuna delle due ha i suoi punti di forza e le sue debolezze. Lui preferisce lavorare con i fumetti, ma gli piace tutto («Tranne il teatro», specifica ridendo). La trasposizione tv inoltre secondo lui «rispetta rigidamente il materiale originario, ma non bisogna renderla noiosa». I cambiamenti quindi sono necessari e anche apprezzati, a partire dal suo preferito, ovvero l’inserimento del personaggio di Daryl Dixon.

oblivion song robert kirkman

La cover del primo numero di “Oblivion Song”

Parlando invece di Outcast, Kirkman ne ha voluto sottolineare le differenze principali con TWD: «Ha un approccio diverso, è una serie più lenta, come dicono molti lettori, a ragione. Questo però non va inteso in senso negativo. La storia, infatti, vuole concentrarsi maggiormente sui tormenti interni dei personaggi».

La conversazione ha infine toccato Oblivion Song, la nuova serie SkyBound disegnata da Lorenzo De Felice che esordirà a maggio 2018, della quale abbiamo parlato qui. La storia si svolge in una Philadelphia diventata possedimento di una dimensione alternativa chiamata Oblivion, che prende in prigionia circa 300.000 dei suoi cittadini. Dopo anni di tentativi per mezzo di un’organizzazione appositamente creata, il governo americano rinuncia a salvarli, ma Nathan Cole – un ex agente di tale agenzia – continua nella sua missione.

Con Oblivion Song, Kirkman ritiene di aver ideato un nuovo genere, da lui battezzato “apocalypse adjacent”. Come ci ha indicato, «la storia contiene degli aspetti politici, ma non è una serie politica. Riflette la nostra realtà e il modo in cui di solito passiamo sopra ai grandi disastri. Si possono infatti tracciare dei paralleli tra le persone disperse all’interno di Oblivion e quelle dimenticate dalla società nella nostra realtà».

Non ci resta dunque che aspettare questa nuova serie, per sapere se Kirkman riuscirà a replicare il successo delle precedenti.