Recensioni Novità "Shangri-La", la space opera di Mathieu Bablet

“Shangri-La”, la space opera di Mathieu Bablet

Shangri-La è una space opera molto, molto particolare. Beh, in realtà le buone space opera devono avere proprio questa caratteristica, cioè essere molto, molti particolari. E per questo possiamo dire che quella del fumettista francese Mathieu Bablet, sia una una buona opera.

Ci sono molteplici livelli di lettura, così come il tratto di Bablet si mostra più complesso e articolato di quanto non si pensi. Disegni a tecnica mista, dove il lavoro sul design techno è super-realistico, ricco e ben articolato soprattutto guardando grandi architetture o strutture da lontano. Si perde invece in definizione ed effetto realtà, diventando espressivo in modo caricaturale, andando più vicino alle persone, avvicinandosi al piano umano (o semi-umano).

shangri la

La parte grafica trascina ma è la storia a costruire l’affresco principale di questo racconto decisamente lungo: più di 220 tavole che narrano una lunga e drammatica storia del futuro: quella di una umanità che vuole diventare dio ma al tempo stesso sta morendo soffocata su una stazione spaziale orbitante, l’ultimo presidio di una Terra abbandonata da secoli dopo che le devastazioni climatiche l’hanno resa invivibile. Sulla stazione spaziale, posseduta da un’unica, residua multinazionale, la Tianzhu, le cose importanti sono lavorare per guadagnare i soldi necessari a comprare l’ultimo modello di telefonino o di tablet.

Una vita senza senso, senza musei a ricordarci la storia del passato, posseduti da gigantesche pubblicità e da un caotico sovrapporsi di umanità vera o sintetica, mutata, animalesca, che fa da capro espiatorio per le inevitabili tensioni sociali, mentre nei laboratori gli scienziati crescono una specie di umani 2.0, incompatibili con i viventi ma destinati a popolare una nuova casa quando il periodo secolare di terraforming sarà definitivamente portato a termine.

C’è una ricchezza e complessità di snodi narrativi che Bablet porta avanti con abilità e senza tentennamenti, utilizzando sempre la storia dei protagonisti e i dialoghi per illuminare un affresco fatto di montante rivoluzione, giochi di potere, violenza, ricerca di una identità in un mondo sempre più sconvolto e impazzito. Il gioco è sottile: l’orrore che monta e le tensioni sono naturali oppure stiamo arrivando davvero al punto di rottura? La violenza viene raccontata in tutti i modi: disegnandola – ma in modo quasi caricaturale – oppure alludendovi, mostrandola quasi fuori campo, abitandola, lasciandola sullo sfondo oppure nella closure tra una tavola e l’altra, fra una vignetta e l’altra.

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Il destino dei protagonisti del romanzo a fumetti e dell’umanità nel suo complesso si arrampica lungo filoni narrativi differenti che sembrano non voler convergere mai e chissà se lo faranno (niente spoiler qui), ma l’idea di fondo è che l’umanità abbia fatto tutto tranne che imparare dai suoi errori. Invece, la manipolazione montante che viviamo oggi, soprattutto da parte del “consumo” e delle grandi multinazionali hi-tech e non solo, è la benzina dell’analisi che costruisce il motore allegorico del racconto di Bablet.

Un racconto che pecca forse per una impostazione un po’ datata – la rivoluzione e le forze capitaliste in gioco richiamano tanta fantascienza “sociologica” e distopica degli anni Sessanta e Settanta, con in più l’iperlucidità dei tempi contemporanei – ma che comunque è in questo momento decisamente necessaria.

Il vero peccato è nell’armamentario critico. Accennavo al fatto che ci sono altri modelli di analisi più attuali e altrettanto se non più ficcanti, ma anche gli esempi sono importanti. E il calo di stile nel prendere (quasi) esplicitamente il lancio degli iPhone 7 8 e X come oggetto chiave per mostrare l’impatto nefasto della multinazionale che vuole controllare le menti dei suoi “sudditi” spaziali. Volgare. Ci sono certamente altri modi e altre analogie, altre allusioni che non una così smaccatamente commerciale e contemporanea, che oltretutto limita l’efficacia di questa chiave di lettura.

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Il mistero scientifico, la possibilità di incontrare dimensioni ulteriori della realtà, l’uso di strumenti e tecnologie realmente avanzate, viene lasciato sullo sfondo e questo secondo me è profondamente azzeccato. Siamo entrati in una fase in cui anche nel nostro mondo reale la tecnologia si dà per acquisita: c’è e continua a crescere e migliorare sempre più verso il futuro. Le astronavi oggi non ci sono ma si cominciano a costruirle e ormai le grandi narrazioni e storytelling stile “alla conquista dello spazio” lanciate dai Kennedy di turno sono scomparse sullo sfondo di una economia dell’attenzione sempre più frammentata e incapace di costruire percorsi originali.

Alla fine, Shangri-La è un lavoro visivamente molto interessante anche se lontano dalla tradizione realista di buona parte della produzione d’Oltralpe. Invece, gioca su piani diversi e questo arricchisce molto la narrazione, mentre la storia vera e propria cerca di decollare ma appare ancora più disperata e incomprensibilmente violenta del mondo che racconta.

Shangri-La
di Mathieu Bablet

Mondadori Oscar Ink, 2017
Cartonato, 224 pagine a colori, € 22,00

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