Atmosfera Fior, nell’ora dei miraggi

L’ora dei miraggi è, almeno apparentemente, una raccolta di illustrazioni editoriali, inframmezzate da aneddoti e riflessioni tecnico-professionali che raccontano, con garbo, il dietro le quinte di un protagonista del fumetto italiano. Fosse solo questo, però, non avrei paura di dire che il progetto rischia di apparire fragile, prematuro e forse non necessario, distante da quell’idea di umile servitore del racconto grafico che Fior fa trasparire da ogni piccolo segno del suo lavoro. Il rischio di aver ceduto ad una vanità, comprensibile ma non giustificabile, oppure ad un bisogno di visibilità sul mercato, in attesa del prossimo successo annunciato, si potrebbe percepire facilmente.

I segnali ci sarebbero: al centro dell’art book c’è lo scorrere disorganico del materiale, in massima parte riconducibile alla produzione degli ultimi cinque anni. E non basterebbe la candida ritrosia dell’autore ad autocelebrarsi per mettere in sicurezza una pubblicazione che, a prima vista, potrebbe presentarsi come un mero catalogo di una – ideale – mostra retrospettiva sul Fior illustratore, mescolata ad un racconto del duro mestiere dell’Illustrazione, sempre in bilico tra arte e professione.

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Tuttavia questa pubblicazione di Oblomov Edizioni risulta al contrario, e in misura inaspettata, necessaria e straordinariamente ricca di suggestioni. Quello che voglio dire è che in realtà non si tratta solo una raccolta di illustrazioni, da quelle ottime a quelle dignitose, ma un vero e proprio tentativo di un diario visivo piacevolmente strutturato e d’impianto solido.

Se una raccolta di illustrazione nasce, di solito, per farsi guardare, questo volume va invece letto, pagina dopo pagina, lasciandosi prendere dal flusso alternato delle immagini e da una sequenza di testi brevi, a volte illuminanti e a volte spiazzanti. Basta questo per immergersi nel mondo dei “miraggi” di Fior e goderne appieno. Un mondo dove la dimensione onirica e quella magica del disegno trovano nella memoria e nella ricerca estenuante del superamento – naturalmente impossibile – dell’imperfezione, dei limiti dell’umano agire, le fonti primarie per abbeverarsi nel viaggio solitario, tra un’oasi e l’altra, dell’Illustratore.

L’ora dei miraggi ci fa conoscere e riconoscere Manuele Fior proprio dove la concretezza della commessa editoriale s’incontra e scontra con quel peculiare fuori fuoco della sua narrazione visiva dominata dal ricordo d’infanzia, espresso in lampi accecanti che rischiarano la poltrona dello psicoanalista, e dalla volontà onirica di volare, di staccarsi dalla pura realtà che è dominata, vinta dal ricordo. Jean Paul, dimenticato scrittore del romanticismo tedesco, ha scritto che la memoria è l’unico Eden da cui non possiamo essere scacciati. Fior convive con questo Eden, tra infanzia e adolescenza continue, dove le barriere tra il miraggio, il sogno e il ricordo sono labili e questa labilità produce quello che chiamiamo con leggerezza poesia, la nostra siepe leopardiana.

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A me Fior ricorda il giovane Walt, il protagonista “levitante” del romanzo Mr. Vertigo di Paul Auster: bisogna saper volare, leggeri, per far coesistere la Settimana Enigmistica e Arthur Rimbaud. E se anche si ha quel dono, bisogna comunque esercitarsi perché non rimanga solo una potenzialità. Per Fior ricerca della leggerezza e della poesia, sempre accompagnata da una leggera ombratura di melanconia, è una cifra autentica che ci regala l’opportunità di poter finalmente dialogare, anche a distanza, con un autore che non ha paura di riflettere sui grandi temi dell’estetica pur restando tecnicamente legato al piacere “giovanile” della scoperta e delle evoluzioni delle tecniche pittoriche.

Ciò che rende importante questo libro, allora, è l’assenza di quella metodicità classificatoria ed evolutiva del lavoro del Fior illustratore per offrire, in cambio, un discorso sotterraneo, un “mood” direbbero gli anglosassoni, uno stimmung direbbero meglio gli espressionisti tedeschi che supera in profondità il nostro “atmosfera”. Si tratta di una predisposizione dello spirito che prescinde da tutto e che diventa la protagonista di una continua scoperta di immagini costruite su stili pittorici e narrativi provenienti da una solida cultura visiva, notizie, bagatelle, background culturali e profonde riflessioni. Ogni messaggio che Fior ci invia lascia ipotizzare un mondo pronto ad emergere, così come in ogni sua illustrazione.

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Il cuore del progetto mi sembra scaturito dalla storia stessa del rapporto tra la poesia e poi la letteratura e le immagini. Ut pictura poesis, come la pittura la poesia, diceva Orazio nella sua Ars Poetica. Due mondi autonomi, autosufficienti ed intercambiabili in competizione tra loro, tanto da far dire a Goethe secoli dopo, nonostante le rivoluzionarie intuizioni di Lessing sullo spazio e sul tempo, che il suo Faust non necessitava di illustrazioni perché avrebbero comportato un’inutile copia della sue immagini poetiche. Tranne poi scoprire il linguaggio di Delacroix.

Fior ragiona intorno a tutto questo, ne parla con la consueta sintesi e leggerezza e poi passa oltre, lasciando che le suggestioni diventino idee nella mente del lettore. Dimostrandoci come la migliore illustrazione altro non è che un haiku visivo capace di orientare l’interpretazione di un testo, trasportandoci verso la prossima pittura parlante: una copertina discussa, un ritratto, un paesaggio ispirato da Böcklin, un’illustrazione dal sapore pinteriano, echi simbolisti e secessionisti, spruzzi di surrealismo e metafisica con un occhio rivolto ai Salon.

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Procedendo tra ricordi, sogni, miraggi e volontà di volare, Fior resta ben ancorato alla sua ansia di padroneggiare sempre più le tecniche pittoriche e sperimentare nuove soluzioni all’interno del suo ampio mondo di stili e maestri di riferimento. Anche qui si possono trovare conferme e sorprese: dall’amore per l’Art Brut e ad un omaggio all’illustrazione classica per l’infanzia, ai punti di riferimento assoluti come Picasso e Winsor McCay a quelli professionali come Mattotti. E la lettura de L’ora dei miraggi diventa una conferma della sua disarmante e stupefacente capacità di unire, nel suo volo onirico, la testa, le mani e il cuore.

L’ora dei miraggi
di Manuele Fior
Oblomov Edizioni, 2017
200 pagine, colore, 22 €