Commodore 64, in un libro super mega nostalgico

Dato che abito nei vicoli peggiori della mia city e il mio palazzo sembra una scatola di scarpe pucciata nel caffellatte e poi asciugata col phon, ovviamente non ho il citofono. Questo significa che, tutte le volte che ordinerei golosamente una pizza-kebab smaltato sul divano davanti ai videogames, devo invece alzarmi e farmi un toast con una sottiletta. Significa anche che mi faccio spedire le cose nelle case degli altri.

L’altra mattina pioveva, e nella sua cucina, la zia Susy stava facendo le sue celeberrime polpette di melanzane, quelle con la mozzarella dentro, cotte dentro la salsa di pomodoro piccante. Non hanno carne (intendo macinata) dentro, ma forse qualche volta ci mette del prosciutto cotto, tipo solo a Natale. Sulla tv c’era Forum, le polpette avevano già un profumino e nel sugo – nella pentola – facevano “plip-plop-plop-plup!”, poi DRIIIN ha fatto il citofono. Era Cicos il corriere: il suo furgone rosso bloccava tutta la viabilità sotto le finestre pulitissime di zia Susy.

Poco dopo zia Susy stava componendo il mio numero sul suo cordless.

  • Paolo?
  • Sì? Ciao zia! Come stai?
  • Ti è arrivato un pacco.
  • Ah, grazie, me lo vengo a prendere…
  • È un libro,
  • … quando ti trovo?
  • però è pesantissimo.
  • Vuoi che passo oggi per pranzo?
  • Si chiama Commodore 64 Nostalgic Edition

commodore 64 libro recensione

Non vi devo spiegare cosa è (stato) un C-64 vero? Ve l’avevo già raccontato QUI (o altrimenti qui ve lo canta J-Ax). Come tutti quello della mia generazione (io e il C-64 siamo coetanei) è stato un migliore amico, ma anche il primo vero amore. Tutti noi figli di Chernobyl abbiamo in mente ancora il rumore dei tastoni marroni e le proverbiali attese di caricamento -sigh- delle cassette su cui stavano quei giochi, tutti quadrati e meravigliosi, che ci hanno insegnato che si può sognare pure da svegli (prima delle droghe, dico). E il Commodore 64 era la cosa più simile alla droga pura iniettata dentro le pupille.

Quelle cassette ci hanno insegnato la fantasia molto più di quelle favole da rincoglioniti di Gianni Rodari o quei cazzo di libri di Roald Dahl regalati a Natale. Me ne fotteva moltissimo del Grande Gigante Gentile quando potevo scassare di calci in bocca il mio vicino di casa con Karateka (1985, dal creatore di Prince of Persia, lo si capisce dai triangolini rossi “della salute” in basso) o sparare con il bazooka in faccia a dei passanti in Deathwish 3, con quella musichetta da tossicodipendenza immediata.

Il libro è un Oscar Mondadori, ma costa 38 euro. Devo immediatamente specificare che è un coffee-table-book, che sono quei libri grandi e belli che si tengono lì sul coffee table, per fare bella figura con quelli che vengo a prenderti il coffee sul table, e che si sfogliano piacevolmente, ma anche distrattamente. Si guardano le figure grandissime, stampate su belle carte piacevoli da toccare, e insomma c’è poco da leggere in confronto ad un libro “vero/normale”.

zaxxon commodore 64 libro

Questo gioco è molto importante. L’ho imparato leggendo il libro.

Si tratta di un libro proprio bello (se avete l’età giusta e la giusta dose di nostalgia). Me lo sono letto tutto di fila, sul divano, nonostante che sia un coffee-table-book mentre fuori pioveva e mi ha fatto l’effetto di un balzo (doloroso) in quel bel passato fatto di tute di Gatto Silvestro con le toppe sulle ginocchia, bicchieri di Fanta e bugie alla mamma.

Ogni doppia pagina racconta un gioco, con una grande schermata e poche righe di descrizione. Ci ho ritrovato cose che conoscevo benissimo ma mi ero dimenticato completamente. E ho ritrovato giochi che mi hanno fatto dire “Minchia!!! A questo ci giocavo!!!” asciugandomi le lacrime del cuore.

Cioè dai raga, Cabal quanto era cazzutissimo. Bisognava sparare a TUTTO (carrarmati, elicotteri, soldati, altri proiettili) con quella mitragliatrice che faceva quel rumore marcissimo tipo ventola rotta. E Rick Dangerous, quanto era ok? Un simpaticissimo Indiana Jones tozzo e sorridente che fa esplodere indigeni misteriosi, abitanti di templi antichissimi, piazzandogli la dinamite sotto i culi nudi.

cabal commodore 64

Il retro della preziosissima scatola di Cabal.

 

rick dangerous commodore 64

Quella sagomaccia di Rick Dangerous.

Ma la cosa figa del librone è che ti da un sacco di dritte su giochi strani/pazzi/mai visti, roba sperimentale, dove non si deve solo sparare o saltare, robe veramente fuori di testa che ti fanno venir voglia di minacciare tua madre per farti dire il nome di quel bambino cieco senza genitori a cui ha regalato il TUO prezioso Commodore 64 nel 1992. O di comprarti questo ennesimo gioiello inutile ma bellissimo.

llama commodore 64 libro recensione

Un gioco pazzissimo sviluppato da un mega-fricchettone.

Ma nel libro non ci sono solo “più di 200 giochi” come dicono in copertina: ci sono anche interviste agli sviluppatori della Golden Age, interviste belle, dove si raccontano quelle storie epiche di ragazzini giovanissimi e super gasati che stanno chiusi in cantine buie con tanti computer e la voglia di spaccare con il loro videogiochino autoprodotto e poi ci riescono e diventano famosi e si fanno le pettinature ok e si mettono gli occhiali da sole nuovi nelle spider nuove.

Fighissimissimi anche gli approfondimenti sulle grafiche e le copertine dei giochi con quelle immagini bellissime che si potrebbero guardare per sempre. Locandine pazzesche dove astronavi luccicanti con cromature aerografatissime scintillano e muscolosissimi virgulti militari portano tagli a spazzola e fumano sigari stringendoli tra i denti.

Forse sono un pochino di parte a consigliarvi questo libro. È come chiedere a Poldo di recensire i panini.

Però se volete fare un tuffo nel passato, mentre magari vi bevete un coffee, questo è il libro perfetto. Anche per giocarvi o rigiocarvi su emulatore delle vecchie mega-super-chicche che avete lasciato indietro per decenni. No, sul serio ci sono delle robe veramente fuorissime, ma non vi faccio spoilers. Regalatelo a voi o al vostro vicino di casa, quello che spaccavate di calci rotanti in bocca a Karateka.

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Il Monte Fuji ha visto tutto

Ciao, Buon Natale eh.