Eldo Yoshimizu: “Ho abbandonato il mondo dell’arte per i manga”

Eldo Yoshimizu è un mangaka “insolito”: la sua carriera è iniziata a 45 anni dopo una lunga carriera da artista e scultore con un fumetto, Ryuko, non pubblicato da alcuna casa editrice in Giappone.

Incontrarlo – allo stand Bao Publishing, durante le piovose giornate di Lucca Comics & Games – è stata quindi l’occasione per saperne di più sulle sue origini di autore e sulle influenze che hanno contribuito alla nascita del dinamico e stravagante Ryuko, uno dei manga rivelazione di quest’anno in Italia.

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EldoYoshimizu

Partiamo dalle basi: perché la scelta di diventare mangaka?

È difficile far capire l’arte all’uomo comune. Per esempio il mio lavoro aveva a che fare con la minimal art, molto semplice. Facevo design con il computer, con la computer graphic. Le mie opere venivano istallate in varie città di tutto il mondo, ma non ero soddisfatto.

Mentre pensavo a cosa fare, tutte le sere guardavo film. Mi piacciono molto i film e ne guardo molti. Quando guardo film mi commuovo. Da solo. A volte piango, a volte provo compassione per i personaggi.

Invidiavo molto questa capacità comunicativa del cinema. Inoltre i film parlano a molte persone, cosa che io non potevo fare con la mia arte. I fumetti, i film… possono parlare a molte persone. All’inizio pensai di realizzare un film, ma fare un film è molto difficile. Servono molti soldi. Per creare un manga basta una sola persona, si può fare con una mano, un foglio, una penna. Con queste sole cose si possono raccontare cose meravigliose.

RYUKo bao manga
Si nota l’influenza del cinema nel tuo lavoro. C’è una qualche relazione con i pinku eiga (film dal contenuto erotico, realizzati negli anni sessanta, spesso con budget ridotto)?

Pinku eiga… è un termine vago, ma se ti riferisci a Sasori [Female Prisoner #701: Scorpion di Shunya Ito, 1972], sì. Ma sono stato più influenzato dai film noir francesi degli anni sessanta e settanta. Come i film con Lino Ventura, Jean Gabin, tutto il mondo del film noir. Inoltre mi piace molto Jean Luc Godard e la nouvelle vague, inoltre il film italiano I sette uomini d’oro [Marco Vicario, 1965], su una rapina di banca, molto sexy… Inoltre mi piacciono i film giapponesi di una volta. A Yokohama, Minami Machi, a sud di Tokyo (che compare spesso in Ryuko) facevano molti film d’azione, potremo dire “i film noir giapponesi”…

Come Suzuki Seijun del film Tokyo Drifter?

Sì, Suzuki Seijun, film come La farfalla sul mirino, oppure i film con Ishihara Yūjirō o quelli di Akagi Keiichiro. Vorrei proprio fare dei film… Altri film di cui sono stato influenzato da Heat di Michael Mann. Penso che Ryuko sia anche influenzato dal film di Robert De Niro e Al Pacino.

Quando hai iniziato a pensare al plot di Ryuko?

Ero molto occupato con il lavoro artistico, un lavoro che mi ha fatto guadagnare molti soldi. Andavo a Milano per comprare vestiti da Dolce & Gabbana, facevo vedere i miei lavori a molte persone. Ero davvero molto stressato, soffrivo spesso di mal di testa. Dopo sono andato a lavorare in un cantiere edile. In quel periodo nella mia testa iniziai a riflettere… provai un desiderio forte di raccontare una storia. Era una sfida. Quindi iniziai a pensare a Ryuko in un cantiere, e guardando film ovviamente.

In Italia negli ultimi anni si sta pubblicando molto Kamimura Kazuo. Si può considerare questo autore una tua influenza?

Molti mi hanno detto che il mio stile assomiglia a quella dei manga di un tempo, ma in realtà ho visto prima i film, come Lady Snowblood. Ho scoperto i suoi manga in seguito, sono davvero dei lavori magnifici.

In un’intervista riveli che certa ruvidezza dei tratti è dovuta al fatto che spesso bevi mentre disegni. Nell’arte quanto è importante questa ebrezza?

Sì, spesso bevo Shōchū [un distillato giapponese. Ndr], ma non per tutto il libro ovviamente! Questo stato di coscienza dona tensione all’immagine.

Quando disegni usi tecniche analogiche o ti servi anche del computer?

Uso molti pennelli ma non uso il computer.

RYUKO20
Dalla lettura tachiyomi (il tachiyomi “lettura in piedi” è pratica comune in Giappone, Ryuko veniva presentato in mostre in cui il pubblico leggeva in piedi le tavole. Ndr) alla pubblicazione. Perché in Giappone non hai cercato una casa editrice?

Per due motivi. Il primo motivo è l’età. È impossibile per una persona di 45 anni (ora ne ho 52) pubblicare con case editrici come Shueisha o Kodansha. Con le serie manga pubblicate settimanalmente o mensilmente è davvero dura, è un sistema molto difficile.

Il secondo motivo è che io facevo l’artista, una attività molto diversa dal fare fumetti. Io non avevo nessuna condizione imposta o richiesta, facevo tutto come volevo io. Lavoravo solo con la mia motivazione, avevo tutte le scelte per me. Ho lavorato così per decenni e volevo mantenere questo stile anche nel manga. Non volevo assolutamente raccontare una storia settimanalmente, a poco a poco. Per me è molto interessante che in Francia e in Italia si pubblichino i libri, piuttosto che le riviste settimanali.

Com’è nata la collaborazione con Le Lezard Noir, l’editore francese che ti ha “scoperto”?

Una volta, un’amica di mia moglie mi chiese qual era il mio sogno. Le dissi che il mio sogno era pubblicare un fumetto. Allora, la sorella di questa amica abita in Francia e ha fatto vedere il lavoro a quella piccola casa editrice, piccola ma che svolge un lavoro ottimo.

Scrissi subito a Stephan Duval di Le Lezard Noir e all’inizio non sembrava che l’operazione andasse bene. Ci siamo incontrati tre volte in Giappone, e pian piano è nata un’amicizia. Quando siamo andati a trovarli con mia moglie siamo stati ospitati e c’è stata un’atmosfera davvero famigliare; abbiamo mangiato insieme, bevuto alcolici. A quel punto mi chiese di pubblicare il libro.

C’è un messaggio che vuoi lasciare ai lettori italiani?

Ryuko è molto diverso dai film di Tarantino. Non è una storia di vendetta. Nel secondo volume sarà molto importante il tema dell’amore. L’amore tra uomo e donna, ma anche l’amore per il proprio nemico… voglio di dire che ci sono tanti tipi di amore. Quindi non mi piace molto che mi paragonino a Tarantino, a Kill Bill, Lady Snowblood o Fujiyama Geisha. Semplicemente no.

  • Ottima intervista, che mi ha fatto scoprire un lato di Yoshimizu Eldo sul cinema, che non era così palese. Grazie.