Tenera e brutale, la Lucy di Tanino Liberatore

Lucy è un australopiteco vissuto circa 3,2 milioni di anni fa in Etiopia. I suoi resti furono rinvenuti nel 1974 nella valle dell’Auasc da una squadra di studiosi guidata dal paleontologo Donald Johanson. Fu una scoperta senza precedenti, sia per l’integrità del ritrovamento sia per la sua datazione. Grazie alla piccola ominide furono comprese molte cose sui nostri progenitori, come il fatto che la statura eretta aveva preceduto l’aumento di dimensioni del cervello.

Più tardi, nel 1978, in Tanzania furono ritrovate impronte di ominidi risalenti alla stessa specie. Basta una semplice ricerca su Google Maps per capire di che distanza si stia parlando: 2.390 km. Una marcia infinita, ancora di più se si considera che la Nostra protagonista era alta solo un metro e dieci.

Leggi anche: La mia vita dopo RanXerox. Intervista a Liberatore

lucy liberatore recensione

Non era certo che Lucy avesse intrapreso un cammino così lungo e difficoltoso per distanziarsi dai suoi simili, ma la semplice suggestione forse bastò – quasi trent’anni fa – a piantare un seme nella fervida immaginazione di Tanino Liberatore. Ha prendo così il via un progetto dalla gestazione ventennale, che ha visti coinvolti anche lo sceneggiatore Patrick Norbert e il paleoantropologo Yves Coppens, uno degli scienziati che componevano il team dietro il ritrovamento originario. La carne al fuoco era tantissima e il progetto non si poneva certo come uno dei più semplici da finalizzare. È arrivato sugli scaffali francesi solo nel 2007, dopo due decadi di lavorazione. Il risultato di una gestazione così lunga non poteva che essere un libro discontinuo, pieno di scivoloni come di passaggi e di soluzioni memorabili.

Nonostante la storia raccontata sia piuttosto articolata, Lucy è un fumetto muto, dove non una sola parola viene pronunciata dai protagonisti. I due autori scelgono piuttosto di affidarsi a un costante muro di didascalie, spesso verbose e ridondanti. C’è da considerare che il libro doveva essere reso vendibile in qualche maniera e che l’idea di fare un La guerra del fuoco – film di Jean-Jacques Annaud del 1981 tutto recitato a grugniti – su carta non era delle più incoraggianti, ma qui i fatti da prendere in considerazione prima di mettersi alla macchina da scrivere erano due: a) lo avrebbe disegnato Tanino Liberatore, un narratore così raffinato ed efficace da rendere tranquillamente comprensibile lo scorrere degli eventi senza nessun apporto di testo; b) spesso e volentieri, nel voler risultare a ogni costo enfatici e nel ricordarci a ogni pagina quanto è straordinario quello a cui stiamo assistendo, si finisce in area Disneynature.

lucy liberatore recensione

Proprio come con le voci di documentari come Chimpanzee o Monkey Kingdom, anche Norbert non resiste alla tentazione di inventarsi un narratore empatico e partecipe a ogni costo, tanto da finire a utilizzare termini come “sornione” per descrivere un ominide che fino a qualche pagina prima stava lottando all’ultimo sangue con il maschio alfa del suo branco. Ed è proprio questa faciloneria l’errore principale di Lucy. Sulla copertina del volume la protagonista guarda il cielo, un riferimento tanto all’origine del suo nome – la canzone Lucy in the Sky With Diamonds dei Beatles, ascoltata nel campo base di Johanson in maniera così ossessiva da sceglierla per battezzare la scoperta – quanto a uno di quelli che vorrebbero essere i perni di tutto il libro. L’incipit della storia recita infatti «Senza coscienza, non vi è ragione di esistere» che, unito alla protagonista intenta a scrutare la volta celeste in copertina, richiama subito alla mente Kant.

La Critica della ragion pratica che si concludeva con un «Io le vedo davanti a me [riferito al cielo stellato e alla legge morale] e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza». Davvero molto affascinante, peccato che subito dopo la sceneggiatura si perda in una narrazione emotiva a tutti i costi, dove assistiamo all’ennesima messa in scena del nucleo familiare male assortito – secondo il punto di vista di una società incapace di comprendere il cambiamento – ma che si dimostra più forte delle consuetudini incancrenite di un mondo destinato per forza di cose all’evoluzione.

lucy liberatore recensione

Nel frattempo Lucy si osserva in una pozzanghera, prendendo coscienza di sé, e alla fine si stacca dal suo branco per affermarsi in maniera definitiva come individuo e dare il via al lungo cammino di cui parlavamo prima. Capisco il non avere fiducia nel mondo, ma da un progetto di tale caratura non ci si aspettava neppure un didascalismo così esplicito (il compagno di Lucy e primo maschio di questo nuovo tipo di nucleo familiare si chiama Adam, tanto per dire).

L’andazzo di Lucy cambia quando le velleità di poesia vengono lasciate in disparte e Liberatore è libero di fare ciò in cui ha ben pochi eguali al mondo. Disegnato in un digitale ricchissimo e dalla cura maniacale per i particolari, il fluire delle tavole esplode spesso e volentieri in visioni di una potenza rara: la protagonista che cerca di nutrirsi di farfalle afferrandole a piene mani, una lotta bestiale con un gruppo di babbuini, una danza folle sotto la pioggia, la vita di ogni giorno in un mondo che richiede la costante lotta per la sopravvivenza. L’autore riesce a mantenere un equilibrio miracoloso tra accuratezza scientifica, spettacolarità, gusto estetico e regia degli attori in scena.

lucy liberatore

Così tanta attenzione è riservata ai volti e agli sguardi degli australopitechi, sempre in scena e spesso racchiusi in particolari o primi piani. Le inquadrature lunghe si contano sulle dita di una mano, mentre un numero importante di vignette viene investito sui gesti, sulla manualità e le abitudini di vita di questi nostri lontani parenti. In questi frangenti Lucy si dimostra il lavoro sentito e profondo quale è, brutale e tenero allo stesso tempo senza bisogno di pedanti testi a evidenziare l’evidenza.

I volumi si fanno tangibili, la natura è ovunque e in maniera massiccia. Quello davanti ai nostri occhi è un mondo vero e pulsante, osservato con occhio documentaristico ma non paternalista come le didascalie vorrebbero farci credere. La Lucy del fumetto finisce presto per confondersi con quella della nostra realtà, acquisendo profondità umanissima e convincendoci che forse quel lungo cammino c’è stato davvero.

Lucy. La speranza
di Patrick Norbert e Tanino Liberatore

Comicon Edizioni, 2017
Cartonato, 112 pp a colori
€ 22,00