Recensioni Novità "La saggezza delle pietre" racconta la complessa bellezza della natura

“La saggezza delle pietre” racconta la complessa bellezza della natura

— […] Che cosa significa “addomesticare”?
— Significa una cosa che è stata purtroppo dimenticata, — rispose la volpe — significa “Creare dei legami…”
[Il piccolo princice di Antoine de Saint Exupéry – Traduzione di Franco Perini]

Così succede che quando la protagonista de La saggezza delle pietre tenta di accarezzare una volpe, quella gli morde la mano. Strano a dirsi, ma quel morso è sigillo anch’esso di un legame da cui la ragazza non potrà più prendere le distanze. Ma dobbiamo tornare indietro di qualche pagina prima di arrivare a questo punto di svolta.

Leggi le prime 28 pagine del fumetto

la saggezza delle pietre

Due fidanzati sono nel bel mezzo di un’escursione in montagna. Abitano in città e questa scampagnata dà loro l’occasione di godersi quella natura che non riescono a vivere quotidianamente. Tutto procede regolarmente finché la donna non incrocia il suo sguardo con quello di una volpe, che l’autore delinea con un rosso selvaggio e spettinato. Mi correggo: i loro sguardi si sovrappongono.

Thomas Gilbert usa un espediente che profuma di cinema horror italiano degli anni Settanta, sovrapponendo con quattro vignette orizzontali gli occhi dell’animale e della ragazza sino a farli compenetrare. Da questo momento si risveglierà nella protagonista il desiderio di connettersi totalmente alla natura circostante, senza risparmiarsi nel corpo e nell’anima per sentirsi accettata da quell’ambiente. Quelli della ragazza sono ora gli occhi di chi guarda davvero la natura per la prima volta e ne accoglie i pericolosi misteri con entusiasmo e candore.

È un momento di scoperta assoluta che risveglia tutti i sensi della protagonista e che Gilbert tratta all’inizio con consapevole banalità, sfoderando il peggio della retorica della comoda comunione con la natura che spesso appartiene a chi si tiene a debita distanza da essa. È una mossa da buon narratore questa, perché non fa che mettere il personaggio (che crede di aver raggiunto il proprio scopo) nella posizione scomoda di chi sta compiendo un errore senza accorgersene. E infatti il tratto, invece di ricreare un senso di armonia tra uomo e natura, si inasprisce, si fa se possibile ancora più ruvido e selvaggio come a sottolineare la completa inadeguatezza della ragazza in quell’ambiente. La natura la rigetta, non la vuole con sé.

la saggezza delle pietre thomas gilbert diabolo

La protagonista comincia così a pagare il prezzo della propria libertà. Deve adattarsi a quell’ambiente ostile, dimenticarsi di essere umana e cominciare a ragionare non come un perno attorno a cui ruota tutto il globo, ma un elemento che contribuisce a creare un sistema complesso di gerarchie (una delle sequenze più riuscite parla proprio di questi ruoli di potere all’interno di un microcosmo, ed è una parentesi struggente da tanta freddezza Gilbert riesce a infondere a qualcosa di così imponente e degno di riverenza com’è il bosco).

È qui che arriva il morso, un gesto improvviso e scontato che ristabilisce l’ordine delle cose rimettendo l’uomo in un ecosistema che non può controllare. È qui che comincia la libertà della protagonista, con la volpe che rifugge il proprio addomesticamento per inselvatichire la ragazza in modo che possa sopravvivere in quel mondo così diverso da quello che conosce.

Gilbert non è un cinico e infatti la protagonista del suo fumetto scopre in egual misura l’idillio e la crudezza di Madre Natura. L’autore non opta per una divisione netta tra le parti, ma ne crea una amalgama dove il sangue è in egual misura morte e nutrimento, dove gli odori sono inebrianti profumi o utili sentieri di caccia e dove gli alberi sono tetto che ripara e coperchio che soffoca. La natura secondo Gilbert è un organismo complesso e apparentemente contraddittorio per come dona e strappa, per come nutre e poi affama, forse l’unico meccanismo capace di darci la libertà perché al centro di tutto non c’è nient’altro che il nostro corpo.

la saggezza delle pietre thomas gilbert diabolo

Un corpo che la protagonista riscopre millimetro dopo millimetro, in una sequela di dolori e godimenti che sembrano l’unico cammino possibile per riprendere possesso della propria selvaggia umanità. Ci sono il dolore della malattia, i morsi della fame, la carne cruda tra i denti e il sangue, le corse disperate e le ossa umide, gli orgasmi folli.

Per Gilbert la natura non è un’eterna primavera e la scoperta del proprio corpo non si rifà al banale motivetto del fiore che sboccia. Il corpo della protagonista acquista libertà e sensualità man mano che diventa sporco, peloso, rinsecchito, quando è pronto cioè a vivere la natura, accettando i suoi ritmi e i suoi cicli, la sua legge sorda e inesorabile a cui non possiamo fare appello.

Nel finale Gilbert ci illude un’altra volta facendoci credere che tutto sia una metafora, che ci ha raccontato questo per dirci tutt’altro. È una finta bella buona. Il vero finale arriva subito dopo e si scopre essere un lieto fine dolcissimo e crudele che descrive tutta la complessa bellezza della natura e della sua legge.

La saggezza delle pietre
di Thomas Gilbert
traduzione di Elisabetta Tramacere
Diabolo Edizioni, settembre 2017
304 pp, colore
19,00 €

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