Nello studio di Julia Wertz

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Siamo “entrati” negli studi (non uno solo!) di Julia Wertz, autrice di Drinking at the movies. Un anno a New York, pubblicato in Italia da Eris Edizioni.

Come ci ha raccontato la Wertz, spiegando le immagini che seguono: «Questi sono gli spazi in cui ho lavorato al mio ultimo libro: Tenements, Towers & Trash: An Unconventional, Illustrated History of New York City. Mi ha richiesto due anni di lavorazione, e nel frattempo mi sono spostata più volte in giro per il paese».

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NYC – Per 10 anni è stato il mio studio casalingo a Greenpoint, Brooklyn. Qui ho iniziato il libro.

Quali sono i progetti a cui stai lavorando attualmente?

Sto per mettermi al lavoro sulla seconda metà di un libro che ho iniziato sei anni fa. Racconta di qualche anno passato a New York, quando avevo problemi con l’alcol, e la mia successiva scoperta dell’urban exploring (l’esplorazione di luoghi abbandonati). L’avevo messo da parte per dedicarmi ad altri progetti, come i fumetti sulla storia di New York che poi sono diventati Tenements, Towers & Trash.

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Napa – La soffitta/camera da letto dell’infanzia, nella casa di mia madre nella California settentrionale. Era fondamentalmente un ripostiglio dove ho infilato due scrivanie.

Quali strumenti usi per disegnare?

Faccio le matite con un portamine o con matite Blackwing. Ma vario sugli inchiostri. Quando inchiostro i miei fumetti uso solo penne Micro, ma quando inchiostro i disegni di ambientazioni cittadine, uso un pennino Platinum Carbon. Disegno su carta pesante Strathmore. Non ho mai trovato una gomma che mi piaccia, ma sono sempre alla caccia. Uso Photoshop per ripulire i disegni e sistemare il testo, ma solo per questo. Non ho niente contro le tavolette digitali, è solo che non mi piace usarle.

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MacDowell – Ho passato un po’ di tempo alla MacDowell Colony (una residenza d’artista) nel New Hampshire, nell’estate del 2016. Questa è stata la mia baita/studio/casa per oltre un mese.

Hai qualche abitudine prima di metterti a disegnare?

Semplicemente la mia regolare routine mattutina a base di caffè, colazione e lettura delle notizie. Devo fare queste tre cose, altrimenti la mia giornata non parte. Ultimamente provo a fare una mezzora di yoga prima di mettermi al lavoro, poiché la posizione che tengo da seduta è orribile e più invecchio e più soffro di mal di schiena. Quindi sto cercando di ridurre il danno con una maggior consapevolezza del mio corpo. Sto invecchiando e inizio a scricchiolare, devo fare un po’ di esercizio.

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Colorado – Alla fine del 2016, mi sono reclusa in uno studio all’interno di un capanno a Boulder, in Colorado, per due mesi, lavorando 16 ore al giorno per sette giorni a settimana, per farcela con la scadenza (poi non ce la feci ma non ci furono problemi).

Ci sono libri o fumetti che devono essere a portata di mano mentre disegni?

A scopo di ispirazione di solito tengo vicino un libro di Gabrielle Bell o magari qualcosa di Lisa Hanawalt o Vanessa Davis. Mi piace ogni tipo di graphic novel ma quelli comici realizzati da donne sono sempre i miei preferiti.

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Washington – Ho finito le ultime pagine del libro alla Sou’Wester a Washington, all’interno della residenza fumettistica Short Run.

Hai un oggetto in studio a cui sei particolarmente affezionata?

Quando vivevo a Greenpoint a New York, il mio studio era praticamente un museo, ed ero legata a un sacco di cose che c’erano lì dentro. Ero convinta che quelle cose significassero molto per me, ma dopo averle messe in un magazzino, mi sono resa conto che ad essere importante era la storia di come li avevo ottenuti (era tutta roba che avevo trovato esplorando luoghi abbandonati). Quindi ora evito di tenere nello studio oggetti particolari e tengo solo il necessario.

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Boyes Hot Springs – Il mio studio nella casa dove vivo ora, dove ho pianificato la promozione del libro, qunidi è importante. Da notare il netto contrasto tra il primo e l’ultimo spazio in cui ho lavorato. Ero profondamente radicata a New York e ora vivo una vita molto più transitoria. Un giorno avrò di nuovo uno studio caotico e matto, ma probabilmente passeranno diversi anni.

Però ci sono alcune tazze da caffè a cui tengo molto, in base a chi me le ha regalate o per come le ho ottenute. Nonostante ci tenga molto alla ROBA, dopo aver viaggiato e dopo aver lasciato New York, ho imparato a distaccarmene. Questo non vuol dire che un giorno non sarò contenta di tirarla fuori dal magazzino, è solo che ora mi sono resa conto di stare bene anche senza, nel frattempo.