‘I dilettanti’ di Conor Stechschulte: un gioco al massacro

Due uomini sono pronti a entrare nella loro bottega da macellai, e sembrano arrivati all’entrata sul retro più grazie alla memoria muscolare che a quella cerebrale. Jim e Winston infatti non ricordano più nulla, forse per colpa dell’acqua del fiume che hanno bevuto, forse no. Poco importa: perlomeno ricordano che sono macellai e che il negozio non si aprirà certo da solo.

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Misteri e domande ci travolgono sin dalle prime pagine de I dilettanti di Conor Stechschulte, ma non nella maniera del mistery, dato che non ci sono assassini da scoprire, non ci sono pezzi di puzzle da unire o ricordi rimossi da ritrovare. I misteri de I dilettanti sono piccoli fori sulla superficie piana della quotidianità: tutto va come deve andare finché i protagonisti non ci finiscono dentro, tentano di tirarsi fuori per poi cadere nel successivo.

A Stechschulte interessa ammucchiare questi misteri lì all’ingresso, uno dietro l’altro, per infonderci un immediato senso di straniamento. Ad acuirlo c’è poi la storia di un collegio femminile che corre in parallelo (qui in forma di fumetto, a differenza della versione originale autoprodotta del libro in cui il tutto veniva riassunto in una lettera in apertura al volume). Ora che l’atmosfera è impostata, Conor Stechschulte può dare il via alle danze.

Jim e Winston iniziano a servire le prime due clienti. È qui che prendono davvero coscienza di aver dimenticato praticamente ogni cosa. Devono macellare, tagliare, tritare, ma hanno dimenticato come farlo. Si affidano a quelli che sembrano ricordi ormai sbiaditi, e se una cosa può andare male statene certi che lo farà. I due tentano di fare affidamento a una memoria che credono ancora di avere, cercano di ritrovare la quotidianità dei gesti, ma nulla gli riesce: manzo fugge nel fiume con un punteruolo in testa, il maiale salta la cinta con un rastrello conficcato nella schiena.

dilettanti2Jim e Winston nel frattempo inciampano, scivolano, sanguinano dai tagli, fanno la conta dei denti saltati dalle gengive. Il fumetto di Stechschulte diventa senza preavviso una lunga e macabra sequenza di slapstick dove però non si ride mai, nemmeno per sbaglio. L’autore non mette in piedi un teatrino granguignolesco per prendersi gioco dei due protagonisti, ma fa diventare il meccanismo comico di cadute improvvise e botte in testa, una tremenda macchina del destino che non lascia nessuno scampo ai due protagonisti.

Tolto di torno l’elemento cartoonesco del genere, lo slapstick di Stechschulte è un gioco al massacro che i personaggi non riescono a fermare, un finto deus ex machina che dovrebbe risolvere la loro situazione e invece li getta in pasto agli ingranaggi aberranti di una forza sconosciuta.

Perché lo slapstick ne I dilettanti non solo non fa ridere, ma fa proprio paura. Manca un contesto, mancano i personaggi e manca (quasi) una trama, mentre al centro di tutto c’è il capriccio di una misteriosa entità nell’interrompere delle azioni nella maniera più stupida possibile. Non servono grandi piani per mandare a rotoli una vita, basta scivolare su una buccia di banana. Lo slapstick è un dio dispettoso e Jim e Winston ne pagano le conseguenze. Stechschulte sembra volerci raccontare l’impossibilità di questi due uomini a riallinearsi alla realtà, la loro cieca e disperata ricerca di riconnettersi al proprio quotidiano mentre qualcuno di invisibile e più grande di loro cerca di impedirlo nel più ridicolo dei modi.

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Stechschulte racconta questa farsa metafisica e angosciante indugiando sulle espressioni di dolore dei due protagonisti e sul costante deperimento dei loro corpi. Gestisce invece l’imprevedibilità dello slapstick demolendo costantemente la griglia delle tavole, frammentandole con la precisa intenzione di renderle sempre leggibili ma mai del tutto armoniose.

Si esce dalla lettura profondamente inquietati e privi del desiderio di ottenere qualsiasi risposta, spaventati come siamo per essere venuti a contatto con l’inafferrabile forza che muove gli ingranaggi del destino.

I dilettanti
di Conor Stechschulte
traduzione di Elisabetta Mongardi
001 Edizioni, dicembre 2017
brossura, 72 pp, b/n
10,00 €