Come si riorganizza Urania. Intervista a Giuseppe Lippi

Urania è la più antica e la più prestigiosa collana di fantascienza in Italia. Ha fatto storia, tutti più o meno la conoscono e se si ama leggere la narrativa d’anticipazione prima o poi si passa da lì: la maggior parte dei più importanti autori nazionali e internazionali sono infatti stati pubblicati nelle sue pagine. Cercando di indagare il “senso della fantascienza” in Italia ma non solo, è il punto di partenza ideale.

urania jumbo

Urania venne creata nel 1952 dalla Mondadori, con un curatore molto particolare: Giorgio Monicelli (fratello del regista Mario). Scrive Giuseppe Lippi a proposito di quel momento in cui la fantascienza divenne una parola e un genere leggibile su larga scala anche da noi:

«Sembra che l’idea di introdurre il genere in Italia, su scala industriale, fosse venuta ad Alberto Mondadori, il futuro artefice del Saggiatore: un intellettuale attento all’evoluzione del gusto e alle curiosità della produzione anglo-americana che la fine del fascismo e della guerra riversavano sul Paese in abbondanza. Monicelli è un fine traduttore, un esperto di letteratura americana che firmerà nella “Medusa” la versione italiana di molti capolavori: ricordiamo, nel nostro campo, quella di Cronache marziane, tradotto tempestivamente nel 1953».

Urania è ricordata, oltre che per la sua abbondante messe di romanzi e racconti, anche per le copertine. E, soprattutto, per quelle del maestro indimenticato Karel Thole ma anche di Caesar, Carlo Jacono (geniale illustratore di Segretissimo e dei Gialli Mondadori), Ferenec Pinter, sino ad arrivare ai più recenti Giuseppe Festino, Vincente Segrelles, Oscar Chiconi e Franco Brambilla che abbiamo intervistato qui e di cui potete ammirare una galleria di lavori personali.

C’è però un altro lato di Urania che spesso viene trascurato (oltre a quello dei fumetti pubblicati dalla testata di fantascienza italiana, ma ne parleremo un’altra volta). Un lato che invece è fondamentale: le figure dei curatori, cioè di quelle persone che nel tempo si sono occupate di scegliere, far tradurre (o tradurre personalmente) i romanzi e i racconti, trovare titoli italiani adeguati, preparare schede e quarte di copertina, scegliere i disegni proposti dagli illustratori. Insomma, far funzionare la macchina di Urania.

Dopo Giorgio Monicelli ci sono stati Carlo Fruttero e Franco Lucentini (intellettuali, scrittori, guardiani della cultura “alta” del nostro Paese), poi Gianni Montanari (inventore della bellissima collana “Altri Mondi”, della nuova struttura dei Millemondi e del Premio Urania per la fantascienza italiana) e infine Giuseppe Lippi, che a cavallo degli anni Novanta è diventato il curatore di Urania. Anche se su questo c’è una novità, come potrete leggere più avanti.

Un requisito per prendersi cura di Urania è di essere appassionati di fantascienza e non solo. La casa di Giuseppe Lippi è un monumento a questa passione: quella per la fantascienza e altro (il Western, per esempio), che spazia attraverso immaginari trasversali. Lippi è anche traduttore (come Ettore Mancino) e autore (come P. Kettridge, Jr.). Lo abbiamo incontrato per fare una chiacchierata su Urania e dintorni, dopo aver presentato qualche giorni fa la programmazione 2018 della collana. Che però non è l’unica sorpresa, perché Lippi dal primo di gennaio, come ci racconta lui stesso, non è più il curatore editoriale della collana.

intervista giuseppe lippi urania mondadori

Giuseppe Lippi

Prima di parlare di fantascienza e Urania, vorrei che ti presentassi: chi è Giuseppe Lippi?

È un professionista della fuga. Dove? Nei mondi accanto. Da quanto? Sempre. Ama le cose che non ci sono come quelle che esistono realmente…

Urania è la collana Mondadori di cui sei curatore dal 1990 e della quale hai anche di recente scritto una interessante storia (Il futuro alla gola, edito da Profondo Rosso). Cosa rappresenta Urania per l’immaginario italiano? Cos’è veramente per gli italiani questa pubblicazione mensile (con varie collane satelliti) che vediamo arrivare puntualmente in edicola dal 1952?

È le Mille e una notte. Anzi, le 1650 notti, più altre centinaia di titoli usciti nelle collane figlie. Non prevede il futuro ma lo gusta, non è ancora venduta nello spazio ma ci arriverà in e-book. È “la macchina del tempo che non si è mai fermata”.

Qual è la giornata media del curatore di Urania? Qual è la parte del lavoro più impegnativa e quale la più piacevole per te?

Visto che mi fai una domanda così intima, devo premettere che dal gennaio 2018 Urania non ha più un curatore ma un Responsabile editoriale, un Direttore responsabile, un Editor e un “Consulente” che sarei io: un quadrumvirato che si sforzerà di mandare avanti le collane facendo fronte ai problemi e alle sfide che si pongono oggi; ed è la prima volta che questo accade dal 1952.

I miei colleghi non so, ma la giornata tipo del consulente è caratterizzata dal fatto che si alza al mattino e non va in ufficio. Lavora in casa, legge, guarda la posta, scorre le ultime novità sui giornali e sulla stampa specializzata, quindi si dedica ai compiti più urgenti, che possono essere decidere su un nuovo titolo da acquisire, scrivere una quarta di copertina, mandare delle indicazione all’illustratore, il bravissimo Franco Brambilla, eccetera.

Di queste attività la più grata è quella che consiste nello scrivere introduzioni, fare editoriali, eccetera, che naturalmente sono possibili solo in base alle esigenze della redazione e allo spazio disponibile. Ma da tempo il mio lavoro non riguarda soltanto Urania: mi occupo molto degli Oscar e in particolare dei cartonati Draghi, che sono una vera biblioteca di narrativa fantastica generata dai famosi tascabili. La stiamo mettendo a punto con una cura certosina.

Urania sta attraversando un nuovo periodo di ridefinizione dei suoi obiettivi, con una grafica leggermente ritoccata, la nuova collana “Jumbo” che si emancipa dalla testata principale, nuovi autori. Qual è il filo rosso per capire i criteri di scelta degli autori internazionali di fantascienza che Urania proporrà nel prossimo futuro? Quale parte del pubblico intende intercettare? Dove state andando?

Devo dire fin d’ora che non si lavora così, non si ragiona per grandi schemi, e il pubblico “da intercettare” è costituito da un nugolo di fedelissimi cui poi si aggiungono i lettori occasionali. Si valutano piuttosto la qualità dei libri, i costi, la possibilità di sopportare una foliazione maggiore o minore, la necessità di alternare i generi della science fiction.

L’attuale ridefinizione è necessaria per comunicare al pubblico che la Mondadori non fa collane monolitiche ma si rinnova, pur mantenendosi fedele alla propria brillante tradizione. Dove stiamo andando con le collane del fantastico e come casa editrice in generale? Verso il 2019, innanzi tutto, ora che i giochi per il ’18 sono fatti. Abbiamo l’obbiettivo di garantire, in termini concreti, la vita di tre o quattro collane storiche.

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La fantascienza scritta in Italia per anni ha visto un calo costante di lettori: è una tendenza che sta continuando o ritieni che ci siano segnali di cambiamento?

Non ho un metro infallibile, ma direi che per gli italiani si stiano aprendo nuovi varchi. Vedi le iniziative di case editrici specializzate come Zona 42 oppure, in Mondadori, le prossime uscite degli Oscar che all’inizio dell’estate proporranno il nuovo romanzo di Dario Tonani ambientato su Mondo9.

Allarghiamo il discorso oltre l’Italia: tra comics, film e negli ultimi anni serie televisive sembra che la fantascienza si stia ritagliando di nuovo uno spazio consistente nell’immaginario collettivo, almeno in quello visivo. Questo è vero anche per i romanzi e i racconti di fantascienza? Oppure la tecnologia nella quale viviamo immersi dalla mattina alla sera rende meno facile immaginare futuri alternativi e schiaccia le idee degli scrittori, disinnescando le curiosità dei lettori?

Il successo dei film e serie TV non si riflette che in minima parte sulla sf letteraria, ma la tecnologia c’entra solo indirettamente. La società dei mega-trend ci vuole sempre più passivi, questa è la realtà. Sempre più consumatori di gadget e quindi meno colti, meno educati in senso umanistico. Ora, la lettura non può prescindere da un minimo di ecletticità nella formazione.

La maggior parte dei lettori occasionali o semplicemente di chi ha buon orecchio per quello che l’industria culturale produce quando si parla di fantascienza non ne sa mai molto: la persona mediamente colta ma non appassionata di solito non riesce a citare niente di particolare dopo il cyberpunk e lo steampunk. Quali sono in questo momento i filoni più importanti nella fantascienza internazionale? Quali vengono tradotti in Italia e quali no?

La domanda richiederebbe un saggio, ma direi che le grandi escluse sono, qui da noi, le fantascienze scritte in lingue diverse dall’inglese, e quindi in francese, spagnolo, russo o giapponese. Per la Cina qualcosa si è fatto, ma io credo che per tastare il polso a queste novità fareste meglio a rivolgervi a Francesco Verso di Future Fiction, il quale è un autore italiano vincitore del Premio Urania ma anche un editore che cerca di fare proprio questo, un lavoro sulle ultime tendenze anche in ambito non angloamericano. Basta visitare il sito www.futurefiction.org.

Fantascienza e illustrazione, dalle copertine dei pulp a quelle dei romanzi di oggi: come si caratterizza questo rapporto? Quanto “pesa” l’illustrazione per accendere la fantasia dei lettori e quindi le vendite?

In questo genere l’illustrazione pesa almeno al 50%, è l’altro fattore decisivo insieme all’autore. Oggi il mercato si serve di parecchie immagini provenienti da “banche dati” e quindi più anonime, ma anche di valenti artisti specializzati come, soltanto per fare due nomi, Franco Brambilla e Maurizio Manzieri. In realtà ce ne sono molti altri, all’estero e in Italia. Il grande balzo in avanti degli ultimi venticinque anni è stato reso possibile dalla computer graphic e addirittura dalla CGI, che è in sostanza il metodo con cui lavora Brambilla.

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Un’illustrazione di Franco Brambilla per Urania

Qual è per te oggi il rapporto tra fantascienza e fantasy? I due generi si intrecciano e si confrontano da tempo, con autori comuni, “mode” più o meno passeggere, ma hanno anche ambizioni e strumenti diversi. A che punto siamo? 

Un po’ tutta la narrativa è fantasy, e il rapporto è quello di sempre: siamo nel campo dell’immaginario ma la fantascienza pensa mondi possibili, cerca di costruire modelli “scientifici” del futuro, mentre la fantasy coltiva la nostra eredità mitologica e fiabesca. A mio personale avviso attingono entrambe a mitologie consolidate, ma in fantascienza, per dirla con Ballard, si tratta di “mitologie del futuro prossimo”.

Potrà mai esistere una “via italiana” alla fantascienza, anziché quella sorta di adesione acritica e mimetica agli stili e alle idee che provengono da oltreoceano o oltremanica? Tu anni fa in una intervista criticasti gli autori italiani perché “nella maggior parte dei casi non sembrano nutrire ambizioni proprie, alimentate da una cultura propria”: lo pensi ancora?

Volevo solo dire che spesso le loro letture sono limitate al genere e si vede, ma non sempre! Abbiamo autori geniali, da Valerio Evangelisti a Dario Tonani, da Franco Ricciardiello a Nicoletta Vallorani e Giovanni De Matteo; senza dimenticare Vittorio Curtoni e Lino Aldani che sono stati maestri di stile italiano.

Credo che in futuro la fantascienza nazionale conquisterà spazi sempre più importanti e profetizzo che diventerà un filone del mainstream come è successo con il giallo. Gli editori avranno tutto da guadagnarci, il pubblico anche. Ci vuole un pizzico d’iniziativa in più, ma ce la stiamo facendo.

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Qui su Fumettologica abbiamo pubblicato un po’ di tempo fa una lista di 14 autrici di fantascienza, un primo assaggio a cui seguiranno altri consigli di lettura di mano femminile nel tempo. Urania dal canto suo pubblica sistematicamente autrici di fantascienza: ti chiedo se nella fantascienza internazionale c’è una questione femminile, se c’è o no rappresentatività delle donne e se ci sono talenti vecchi e nuovi che vuoi richiamare o se per gusto e ricordi personali ci sono delle autrici a cui sei particolarmente legato.

Io non ne farei una questione di maschile/femminile, argomento che si presta a infinite banalità. Tra i miei autori preferiti, di entrambi i sessi o generi come pure si dice, ci sono Sturgeon e Catherine Moore, Dick e Leigh Brackett, Amanda Prantera e J.G. Ballard, Greg Egan e Roberta Rambelli, Philip J. Farmer e Katherine McLean…

Un’ultima domanda su casa nostra, una gioco: quando è nata Urania, nel 1952, Mondadori scelse di farne una pubblicazione da edicola dove si è unità al Giallo Mondadori (che per un periodo era stato presente anche in libreria) e a Segretissimo, che invece mi risulta abbia avuto sostanzialmente vita solo in edicola. L’obiettivo era chiaro: cogliere quella fetta di lettori che non entra in libreria ma che è affascinata dal racconto d’anticipazione, dall’avventura, dalla scienza. Oggi, a sessant’anni di distanza ma in un universo parallelo dove Urania non c’è mai stata, se ci trovassimo a inventarla avrebbe senso farne un prodotto editoriale da libreria o da edicola, o magari solo ebook? Oppure niente del tutto?

Credo che se ne farebbe una collezione economica diffusa nel canale librario, quale che esso potesse essere o diventare. E certo avrebbe la corrispondente versione e-book! Una biblioteca in piena regola, insomma.