Il disegnatore dimenticato di Black Panther

Grazie ai record di incassi che Black Panther sta ottenendo nei cinema di tutto il mondo, l’interesse pubblico per l’eroe creato da Stan Lee e Jack Kirby è aumentato a dismisura, specie negli Stati Uniti, dove T’Challa ha colpito lo zeitgeist e ha intercettato una richiesta di rappresentazione diversificata. Tra gli effetti collaterali del successo di Pantera Nera c’è anche la seconda vita che stanno vivendo alcuni autori afroamericani che hanno lavorato al personaggio, come Christopher Priest, al quale sono stati dedicati profili su Vulture e Hollywood Reporter.

In particolare, però, il New York Times ha raccontato l’interessante storia di Billy Graham, primo disegnatore afroamericano della Marvel e primissimo art director di colore del fumetto americano (nonché omonimo del predicatore e leader spirituale William “Billy” Graham). Classe 1935, dopo aver frequentato il liceo artistico Graham iniziò a lavorare per alcune case editrici, tra cui Warren Publishing, che gli affidò la serie Vampirella. Era diventato un appassionato di fumetti ricopiando quelli di Jack Cole, Al Williamson, Frank Frazetta e Burne Hogarth. La professionalità del disegnatore colpì l’editore James Warren, convincendolo a promuoverlo ad art director, un incarico che nell’industria del fumetto non era mai stato ricoperto da un autore afroamericano prima di allora.

billy graham black panther luke cage

Billy Graham

Ricorda Warren: «Avevo capito che Billy aveva la stoffa per cavarsela; certi disegnatori sono bravissimi ma non sanno uscire dal loro elemento per fare altro. Billy poteva. Quindi gli dissi: “Billy, adesso sei art director, che ti piaccia o meno”. Billy però voleva solo diventare Jack Kirby. Gli dissi: “Un giorno sarai il Jack Kirby nero, ma non oggi! Oggi sei l’art director di Warren Publishing”».

Negli anni Settanta Graham migrò alla Marvel, dove tenne a battesimo il primo supereroe nero protagonista di una serie personale, Luke Cage, inchiostrando le matite di George Tuska su Luke Cage, Hero for Hire. Lo stile di Graham guardava a Gil Kane e John Buscema ma risentiva dell’influenza un po’ rigida di Tuska. Col passare dei numeri arrivò a disegnare e alla fine anche a sceneggiare la serie. Come Cage, Graham era una rarità per il mondo del fumetto, essendo l’unico impiegato afroamericano a lavorare per la Marvel in quegli anni.

Terminata l’esperienza su Luke Cage (ci sarebbe tornato una decina d’anni dopo su Power Man and Iron Fist #114, sceneggiato proprio da Christopher Priest), il disegnatore si dedicò a Pantera Nera, illustrando uno dei cicli più importanti e dirompenti del personaggio, sui testi di Don McGregor. Letto oggi, il lavoro dei due pare superficiale e un po’ legnoso, ma i temi affrontati – il cast tutto di colore, la politica, gli amori omosessuali – erano inediti per l’epoca.

billy graham black panther

Una tavola di Black Panther disegnata da Graham

Negli anni Ottanta, Graham lavorò per la Eclipse Comics, concludendo poco dopo la propria carriera. I fumetti non sono l’unico campo artistico in cui fu coinvolto: scrisse sceneggiature teatrali di stampo storico sul ballerino Bill “Bojangles” Robinson, su suo zio Detroit Slim, un campione di biliardo, e sui maghi di strada, vincendo diversi premi per il set design. Si esibì perfino all’Apollo Theater, nella zona di Harlem dove Graham risiedeva, introducendo gruppi come gli Spinners e gli O’Jays. E recitò, con piccole parti, in spot pubblicitari e film come Mo’ Better Blues, Storie di amori e infedeltà, New Jack City e Uno sguardo dal cielo.

«Era un uomo del Rinascimento che ha vissuto a pieno la sua vita», ha raccontato Alex Simmons, amico e fumettista collega di Graham. «Vorrei solo che gli venissero riconosciuti i suoi meriti». Invece, né la serie tv Luke Cage né il film Black Panther hanno inserito il suo nome nell’elenco degli autori ringraziati.

La nipote Shawnna, intervistata dal New York Times, non ha mai conosciuto il nonno, morto nel 1997. Frugando tra i suoi lasciti (foto, tavole originali, fumetti) la ragazza ha trovato il portafoglio di Graham, al cui interno c’era una foto della nipote. «Mi ha fatto capire che è una cosa che avrei dovuto fare», ha detto la ragazza. Lo scorso dicembre, Shawnna ha infatti aperto una pagina Facebook in cui posta ricordi del nonno per divulgarne l’eredità. «Era come se sapesse che un giorno sarebbe toccato a me continuare la sua storia».