“La foresta millenaria”, il testamento spirituale di Taniguchi

Apro questo magnifico albo di Jirô Taniguchi e sono già dentro la foresta. All’inizio mi ritrovo un po’ smarrito in questa selva verde perché nell’immagine che vedo da subito non riconosco a pieno lo stile di Taniguchi. Guardo meglio e scopro che la figura, e le altre due nelle pagine seguenti, sono in realtà di Vittorio Giardino che firma l’introduzione a La foresta millenaria (Oblomov Edizioni). Giardino racconta semplicemente il suo andare per boschi sulle colline dietro casa. Per dirci che lo stupore dell’«uomo che cammina» – nonostante le distanze geografiche e di culture – è lo stesso del grande maestro giapponese.

È ovviamente anche il nostro stupore, nel camminare dentro queste pagine di meraviglia, reso doloroso dalla sospensione improvvisa dell’andare e del raccontare dovuta alla morte di Taniguchi (1947-2017) che ci ha lasciato la sua ultima opera incompleta.

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Ambientato negli anni Cinquanta e nella regione di Tottori, dove era nato l’autore, La foresta millenaria racconta di un bambino di dieci anni e cinque mesi, Wataru Yamanobé, trasferito da Tokyo a Kaminobe, «un villaggio in fondo alla montagna». Ci mostra il suo iniziale timoroso ambientamento nella casa dei nonni materni (i genitori si sono separati da poco e la madre con cui viveva è malata in ospedale) ma, soprattutto, ci fa vedere il difficile approccio con i nuovi compagni di scuola e di gioco.

Wataru viene continuamente canzonato, irriso e – come si direbbe oggi – bullizzato dai coetanei, almeno fino a quando un giorno, sfidato, riesce ad arrampicarsi sul «grande albero» più in alto di tutti, più in alto di Nobuo, il capo della «banda della foresta» che smetterà di perseguitarlo e lo accoglierà come «compagno».

Wataru ce l’ha fatta perché una voce misteriosa lo ha incitato e incoraggiato mentre saliva sul grande tronco, e l’albero lo ha protetto e salvato quando ha rischiato di cadere. Sembra sentirla solo lui, la voce dell’albero, anzi lui percepisce e comprende anche la voce degli uccelli, degli insetti… della foresta tutta, una foresta che è apparsa all’improvviso tra le altre della regione, devastata anni prima da un terremoto.

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Dopo sole 42 tavole la storia di Wataru s’interrompe lasciandoci sospesi e sorpresi dall’apparizione di fantastici animali che attraversano la foresta e si radunano ai piedi della montagna che sembra di cristallo. Ci viene in soccorso la seconda parte del volume, nel quale Corinne Quentin (traduttrice in francese di alcune opere di Taniguchi) e Motoyuki Oda (editor della pubblicazione in Giappone) spiegano le «radici del progetto» de La foresta millenaria. Che, appunto, fu concepito per il mercato francese e per l’editore Rue de Sèvres, visto che Taniguchi voleva realizzare un’opera, per contenuto e per forma, poco adatta ai canoni dei manga, più vicina, dunque, ai formati del fumetto europeo (in questo caso il formato orizzontale, cosiddetto «all’italiana», inviso ai librai giapponesi perché deborda dagli scaffali).

Originariamente prevista in cinque tomi e destinata a un pubblico di bambini, la foresta è cresciuta e si è sviluppata in altro modo, rivolta ai lettori di tutte le età e ridotta a quattro volumi. Così, almeno, nelle ultime ipotesi, prima della morte di Taniguchi.

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Il secondo volume avrebbe dovuto descrivere l’antefatto di quanto vediamo in questo appena pubblicato. Anni prima, all’indomani del terremoto, un geologo inviato sul posto aveva scoperto che nella montagna si trovava un minerale simile all’uranio. In scena poi sarebbe dovuta entrare una ragazzina, muta, che il piccolo Wataru riesce a capire, come fa con le altre voci della foresta e che, a fianco del protagonista, avrebbe dovuto guidare la rivolta contro lo sfruttamento minerario della montagna e la minacciata distruzione della magica foresta. Alcune tavole di storyboard e una serie di schizzi tratti da taccuini autografi ci fanno appena intuire quelli che sarebbero potuti essere gli sviluppi e la forma del libro «come se l’era immaginato Jirô Taniguchi».

Quasi un testamento dell’autore La foresta millenaria rivela un Taniguchi forse più vicino a Hayao Miyazaki che a se stesso (ma questa non è certo una diminutio). A cominciare dagli animali fantastici che fa apparire, quasi dei lupi con una sorta di protuberanze sulla schiena e la testa, analoghi per suggestione agli unicorni e a certe creature de La Principessa Mononoke. Così come il disagio e il disambientamento dei bambini separati dai genitori attraversa le storie e i disegni di Totoro o de La città incantata.

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Una tavola a matita de “La foresta millenaria”, tra i bozzetti e le illustrazioni comprese nella seconda parte del volume

Però diamo a Taniguchi quel che è, anche, di Taniguchi perché le montagne, le foreste, gli alberi sono una fonte d’ispirazione e di sguardi sul mondo che troviamo nelle sue opere precedenti, da La vetta degli Dei a L’olmo e altri racconti, a La montagna magica. Così pure come le sussurranti onomatopee, i fruscii del vento o gli scricchioli e i crepitii del sottobosco sono la colonna sonora, quasi respiratoria del raccontare di Taniguchi. Così come, infine, accade in Miyazaki, la difesa della natura non è svilita dalle banalità e dagli ideologismi dell’ambientalismo ma ha, davvero, le sue radici in una cultura e in una tradizione «altra» fatta di sguardi e di ascolti.

A testimonianza di ciò, Motoyuki Oda, nella postfazione al volume spiega come Taniguchi fosse poco convinto del suggerimento di insistere sul ritrovamento del minerale simile all’uranio (e di conseguenza alludere alla catastrofe di Fukushima).  Perché così «il racconto avrebbe assunto la forma di un messaggio militante, mentre Taniguchi – sottolinea il suo editor – auspicava piuttosto che il lettore prendesse coscienza dell’importanza del rapporto con la natura per altra via, mediante suggestioni».

Suggestioni, dunque, capaci di favorire nel bambino Wataru risvegli iniziatici, suggestioni non concesse alle ferree razionalità (o irrazionalità?) delle ideologie ma rivelate soltanto a chi sa mettersi in ascolto, agli uomini che camminano.

La foresta millenaria
di Jirô Taniguchi
Oblomov Edizioni, marzo 2018

traduzione di Stefano Sacchitella
cartonato, 104 pp., colore
23,00 €