Recensioni Novità The Promised Neverland 1: Grace Field House

The Promised Neverland 1: Grace Field House

Cosa fareste se doveste scoprire che il vostro mondo è un’illusione? E che il destino che vi attende fuori da esso è molto più macabro di quanto possiate immaginare? Vi rassegnereste o provereste a ribellarvi? Questi sono i quesiti sono alla base di The Promised Neverland, manga scritto da Kaiu Shirai e disegnato da Posuka Demizu (tradotto in Italia da J-Pop).

Prima di arrivare nel nostro paese, nel gennaio 2018, l’opera ha già ottenuto un discreto successo in Giappone, dove la tiratura della serie arrivata a oltre due milioni di copie e ha vinto il Premio Shokagukan 2018 come il miglior shonen (ovvero un manga per ragazzi).

Leggi anche: The Promised Neverland, volume per volume

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Volume 1:

La storia è ambientata in un futuro distopico, in un orfanotrofio di campagna dove i bambini conducono un’esistenza apparentemente tranquilla, senza porsi molte domande su come sia fatto il mondo al di fuori dal recinto che circonda la proprietà. Tra questi bambini, spiccano per intelligenza e astuzia gli undicenni Emma, Norman e Ray, che sono anche i più grandi all’interno dell’istituto dopo Madre Isabella, colei che gestisce l’orfanotrofio e che i bambini considerano il loro punto di riferimento. Ma tutto questo inizia a sgretolarsi quando Emma e Norman escono dal cancello di nascosto per restituire un peluche a Conny, una bambina che stava uscendo perché adottata. Ciò che scoprono è talmente agghiacciante da capovolgere il loro mondo, catapultandoli in una realtà tutt’altro che idilliaca, e li porta a ingaggiare una lotta per la sopravvivenza loro e degli altri bambini.

Sin dalla prima pagina, la voce narrante di Emma ci fa da guida nel suo microcosmo, dove prima della tragica rivelazione tutto sembra perfetto. Forse fin troppo perfetto: non mancano gli indizi per insospettire il lettore e invitarlo a non fidarsi delle apparenze. Per esempio, il fatto che tutti i bambini abbiano un numero identificativo tatuato sul collo o che ogni giorno debbano fare dei test per misurare il loro quoziente intellettivo, quasi fossero prigionieri o cavie. Tutte cose che però non suscitano mai alcun dubbio nei protagonisti, annebbiati per tutta la vita da una sorta di velo di Maya.

Una volta oltrepassato il cancello, però, i ragazzi iniziano gradualmente a mettere in discussione tutte le loro certezze, e a rendersi conto di quanto poco sappiano veramente del mondo al di fuori della proprietà. Ma la loro sfida più grande, almeno all’inizio, è quella di riuscire a battere in astuzia Madre Isabella, una donna che fino al giorno prima era al centro del loro universo e che ora è la loro più grande nemica.

L’inquietudine che provano i giovani protagonisti viene resa evidente attraverso un uso specifico delle ombre: a fare da contrasto con la luminosità delle scene in cui giocavano allegramente con i loro fratellini, sui loro volti appaiono ombre sfocate per indicare la paura, l’insicurezza, l’ignoto. Ombre che, quando compaiono sul volto di Isabella, indicano invece perfidia e cinismo.

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I mangaka Shirai e Demizu, qui alla loro prima serie, hanno concepito una storia che coinvolge sin dal primo capitolo, piena di tensione e suspense e capace di generare emozioni forti. Una storia dove più andiamo avanti e più riusciamo a immedesimarci con Emma e Norman, risvegliando il bambino curioso e impaurito che è in noi.

Il tutto in un universo non descritto nei minimi dettagli come nello stile di One Piece, ma che parte da un piccolo spazio circondato da un mondo oscuro e ignoto, dove tuttavia i bambini riescono a conservare e alimentare quella piccola luce chiamata speranza.

Annotazioni sparse:

– Il titolo è un gioco di parole tra “Promised Land” e “Neverland”, ovvero l’Isola che non c’è di Peter Pan. Da notare come l’autore di Peter Pan, M. Barrie, si fosse ispirato al suo fratellino morto poco prima del suo quattordicesimo compleanno, un fatto che sembra aver influenzato la storia di Shirai. Rimanendo nel mondo della letteratura, questo manga sembra aver preso spunto anche dal pamphlet satirico Una modesta proposta di Jonathan Swift, dove l’autore propone per scherzo di dare da mangiare i poveri bambini irlandesi ai ricchi proprietari terrieri.

– Lo scontro psicologico fra i tre bambini e Madre Isabella, intenta a scovare chi ha scoperto la verità, ricorda per certi versi lo scontro tra Kira e L in Death Note.

– Alcuni temi presenti nel manga ricordano anche quelli di alcuni film. Il concetto di un mondo falso ricorda Matrix e The Truman Show, l’ignoto al di fuori del bosco richiama The Village, mentre l’idea di essere allevati con tante comodità ma per una fine tragica fa pensare a Non lasciarmi. Con quest’ultimo, tuttavia, vi è una differenza significativa: qui, infatti, i tre protagonisti accettano con rassegnazione il fatto di essere stati cresciuti per diventare “donatori” di organi, mentre in The Promised Neverland Emma e i suoi amici vogliono cambiare il proprio destino.

– Anche se questa è la loro prima serie, Shirai e Demizu avevano già lavorato insieme su Popy no Degai, una storia composta da un solo capitolo (inedita in Italia).

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