Comics Lo scanzonato Spider-Man di Chip Zdarsky

Lo scanzonato Spider-Man di Chip Zdarsky

Tutti i mercoledì negli Stati Uniti vengono pubblicate decine di albi a fumetti. Ogni Maledetta Settimana è la rubrica che tutti i venerdì, come un osservatorio permanente, racconta uno (o più) di questi comic book.

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“Peter Parker, the Spectacular Spider-Man” #300, copertina di Marcos Martin

Peter Parker, The Spectacular Spider-Man, ripartita dal numero 1 e, dopo il numero 6, balzata improvvisamente al numero 297 per effetto dell’iniziativa Marvel Legacy, arriva ora a festeggiare il trecentesimo episodio. Che tutto questo sia artificioso poco importa, visto che la serie scritta da Chip Zdarsky e disegnata per lo più da Adam Kubert, ha riportato un po’ di freschezza a un Uomo Ragno dominato ormai da un decennio da Dan Slott (che sarà sostituito da Nick Spencer tra pochi mesi su The Amazing Spider-Man: finalmente!).

Peter Parker, The Spectacular Spider-Man ha avuto un’esistenza editoriale travagliata, era infatti nata per dare spazio alla vita privata dell’Uomo Ragno, passando poi a toni più maturi e in particolare la si ricorda per il corso scritto da J.M. DeMatteis. La nuova versione invece è molto scanzonata e soprattutto somiglia più a un’altra testata ragnesca: Marvel Team-Up, visto che in questi episodi l’Uomo Ragno è quasi sempre stato in compagnia di altri supereroi.

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“Peter Parker, the Spectacular Spider-Man” #1 (2017), disegni di Adam Kubert

Si è partiti con La Torcia Umana, Ant-Man e la quasi-sorella Teresa, che qui ha ricevuto un upgrade da spia a super-spia, per poi arrivare ad Iron Heart (la giovane Riri Williams), Pantera Nera e pure un altro pugno di Vendicatori: Occhio di Falco, Visione, Falcon. Nel numero 300 arriva anche il Dottor Destino, che a sua volta di questi tempi agisce quasi come un eroe.

I primi quattro numeri sono stati disegnati da un Adam Kubert via via più affaticato e tirato via. Del resto il più talentuoso dei due figli di Joe Kubert è sempre stato anche il più lento e sembra quasi un controsenso affidargli oggigiorno una testata mensile. Al sesto numero gli ha dato occasione di rifiatare Michael Walsh e dal numero 298 in poi gli è venuto in soccorso Juan Frigeri.

Da segnalare poi che sia il numero 1, sia il 300 contengono una piccola storia di Goran Parlov, in particolare in quest’ultima il disegnatore si lancia in uno stile che pare un mix tra Adam Hughues e Howard Chaykin, con al centro una molto prosperosa Gatta Nera. Ai colori della serie si sono alternati Jordie Bellaire per i primi sei numeri e Jason Keith per i successivi.

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“Peter Parker, the Spectacular Spider-Man” #297, disegni di Adam Kubert

Sebbene la testata cruciale dell’Arrampicamuri continuia a essere The Amazing Spider-Man, dove Norman Osborn si è appena fuso a Carnage dando vita al micidiale Red Goblin, non sono mancate neppure qui alcune situazioni importanti. Prima di tutto il recupero di Teresa, che sembrava un personaggio dimenticato. Era stata introdotta come sorella di Peter nel graphic novel Family Business di Waid, Robinson, Dell’Otto e Dell’Edera, al termine del quale si scopriva che la sua identità era parte di un inganno ordito da Kingpin. Zdarsky qui la riprende come agente in fuga da una branca deviata del disciolto S.H.I.E.L.D. Per questo Teresa arriva a chiedere l’aiuto e la protezione di Peter e dunque di Spider-Man, e poi rimane al suo fianco in tutti gli episodi della serie e pure in quelli ancora a venire, a giudicare dal cliffhanger di questo numero 300 e dalle solicits dei prossimi mesi.

Ha poi avuto un ruolo centrale J. Jonah Jameson, che dopo essere stato allontanato dal Daily Bugle è diventato autore di un misconosciuto e ben poco seguito blog. Questo lo spinge a cercare di ritrovare il fiuto da giornalista e ad allearsi a Betty Brandt. La sua inchiesta lo porta ad avere informazioni necessarie all’Uomo Ragno, che deve così accettare di concedergli un’intervista. In questo intenso faccia a faccia, che occupa un intero numero, Spider-Man – in un modo che preferiamo non rivelare – arriva a sbloccare l’acerrimo rivale dalla sua ossessione contro l’arrampicamuri, ossia un’impasse durata decenni: un cambiamento tutt’altro che secondario nella vita di Peter.

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“Peter Parker, the Spectacular Spider-Man” #300, disegni di Adam Kubert

Per quel che riguarda il fronte supereroico invece l’intreccio ruota intorno al fratello di Tinkerer, che al posto di aiutare i supercriminali aiuta i supereroi con le proprie tecnologie. Quando Tinkerer lo scopre inizia una guerra contro di lui, mentre la branca del disciolto S.H.I.E.L.D. in cerca di Teresa bracca Peter Parker, costringendolo a una difficile fuga in cui deve usare al minimo i suoi poteri per non svelare la propria identità di Uomo Ragno.

I primi numeri sono molto scanzonati e, a rischio di diventare verbosi, sfoggiano l’estro di Zdarsky per l’ironia, del resto molto in linea con il protagonista. Con il procedere della storia cresce decisamente l’azione, rimanendo comunque leggera e poco drammatica, ma trovando un migliore equilibrio tra il flusso di battute dell’Uomo Ragno e il procedere della trama.

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“Peter Parker, the Spectacular Spider-Man” #6 (2017), copertina di Adam Kubert

Sono bastati per altro pochi episodi di questa serie per dimostrare che Zdarsky ha i numeri per scrivere non solo personaggi “cazzoni” come Star-Lord, ma pure icone classiche della Casa delle Idee, infatti gli è stato affidato nientemeno che il ritorno dei Fantastici Quattro in Marvel Two-In-One.

Per quel che riguarda Adam Kubert invece la Marvel sembra non demordere e, se i prossimi tre numeri saranno disegnati da Joe Quinones e ambientati nel passato, Kubert tornerà con il 304 in una storia che avrà luogo nel futuro. Non pare davvero il miglior impiego per uno come lui, ma del resto la confusione della Casa delle Idee riguardo i disegnatori è ormai in corso da anni. Auspichiamo che il prossimo ennesimo rilancio, Fresh Start, aiuti almeno inizialmente, a trovare incarichi più adatti ai vari penciler.

Bonus 1: Gasolina

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“Gasolina” #6, copertina di Niko Walter

Si è concluso con il sesto episodio il primo arco narrativo della serie Image/Skybound Gasolina e c’è più di una ragione per rimanere perplessi. Prima di tutto, l’idea di mischiare la fin troppo reale violenza dei cartelli della droga con antichi culti pre-colonizzazione dove la gente ingoia serpenti o ospita insetti appare di dubbio gusto. In secondo luogo, i disegni di Nico Walter colorati da Mat Lopes sono incredibilmente altalenanti e, di tavola in tavola, si può passare dall’ammirarne la regia e la recitazione al guardare sconcertati la povertà di certe vignette, la discutibilità di certe prospettiva e persino quanto ingessati siano certi volti e certi gesti, solo poco prima o poco dopo resi con efficacia.

I due protagonisti finiscono per prendersi cura del nipote, che nel proprio petto ospita un insetto assassino, grosso più o meno come un granchio. Il bambino, o meglio il suo insetto, sembra anche avere la capacità di controllare altri scarafaggi assassini e pare di intuire che la creatura sia nemica dei serpenti, che invece sembrano venerati dagli uomini del cartello, con tanto di ferocissimi riti di iniziazione che sfociano nello splatter.

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“Gasolina” #1, disegni di Niko Walter

Scrive nelle note l’autore Sean Mackievicz (noto più che altro come editor Skybound e passato anche dalla scorsa Lucca Comics), che il tono è a tratti grottesco, purtroppo però lo è senza alcuna ironia. Difficile alla fine essere soddisfatti da questo primo arco: nonostante ci siano potenziale e idee e pure alcune buone sequenze, ci sono troppe cose che non filano. Peccato.

Bonus 2: Doom Patrol/JLA – Milk Wars

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Sì è concluso con lo special Doom Patrol/JLA – Milk Wars: The End il crossover tra i personaggi Young Animal e quelli DC Comics. Del primo capitolo si era tempestivamente parlato per i folgoranti disegni di ACO. In mezzo sono poi usciti Mother Panic/Batman Special, dove Batman, in linea con la rivisitazione anni ’50 dell’Universo DC, era diventato un prete conservatore circondato da chierichetti vestiti da Robin. Sarebbe stato facile spingersi a farne un mostro assoluto con tanto di molestie sessuali, ma si tratta pur sempre di un’icona DC e la sceneggiatrice di Mother Panic Jody Houser si è trattenuta.

Il terzo capitolo è stato invece Shade the Changing Girl/Wonder Woman, dove l’amazzone è diventata una mogliettina perfetta, Wonder Wife, e Shade ne è una specie di multipla donna di servizio divisa tra i vari tratti della sua personalità. Disegnato dall’italiana Mirka Andolfo e sceneggiato da Cecil Castellucci, è in linea con il tono psichedelico della serie Young Animal, ma pure abbastanza pasticciato nei testi.

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“Cave Carson Has a Cybernetic Eye/Swamp Thing”, disegni di Sonny Liew

Sicuramente il migliore dei capitoli di mezzo – come del resto è migliore la serie Young Animal da cui origina – è Cave Carson Has a Cybernetic Eye/Swamp Thing, che vede Carson tra i dipendenti della Retconn vomitare Swamp Thing e dare inizio a una rivolta impiegatizia tra gli uffici. Scritto da Jon Rivera, è disegnato da un ottimo Sonny Liew e colorato con toni tenui da Nick Filardi. Più tradizionalmente avventuroso rispetto agli altri capitoli, è anche quello più immediatamente godibile, senza mancare di stupire con tavole davvero brillanti e ingegnose.

Tornando al conclusivo Doom Patrol/JLA i testi sono, come nel primo capitolo, di Gerard Way e Steve Orlando, mentre alle matite abbiamo principalmente Dale Eaglesham, che sfoggia la sua notevole plasticità con maggior dettaglio del solito in diverse grandi e affollate vignette. Ci sono poi altre pagine, dedicate a una sottotrama con una supereroina crocifissa, dove Eaglesham si fa più sperimentale e lisergico, aiutato anche dalla colorazione (l’albo è infatti diviso tra due coloristi: Tamra Bonvillain e Marissa Louise).

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“Doom Patrol/JLA – Milk Wars. The End”, disegni di Dale Eaglesham

L’epilogo della storia è poi disegnato da Nick Derington, il titolare della Doom Patrol, e infatti è dedicato a questo supergruppo, di cui introduce un nuovo arrivo e una radicale trasformazione per uno dei protagonisti. L’albo contiene inoltre una doppia pagina affidata ai disegnatori regolari delle altre serie Young Animal, perché di fatto tutto questo Milk War non è solo una parentesi ma pure un prologo alla seconda stagione della linea di Gerard Way.

Così per tutti i protagonisti il ritorno alla realtà porta con sé cambiamenti: Mother Panic dice di trovarsi ora in una Gotham senza più un’ombra ad aleggiare (quindi immaginiamo senza Batman); Cave Carson racconta di essere ora attratto non più dalle profondità della Terra bensì dello spazio – e infatti la sua seconda stagione si intitola Cave Carson Has an Interstellar Eye; infine Shade non è più una ragazza bensì una donna e per l’appunto la sua serie diventerà Shade, The Changing Woman.

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“Doom Patrol/JLA – Milk Wars. The End”, disegni di Dale Eaglesham

Al di là di questi semi gettati nella continuity, il crossover comunque ha funzionato bene, portando il tono Young Animal alle icone DC, che alla fine fanno poco più che da tappezzeria, ma in fondo è giusto così. Le loro storie si misurano a centinaia, mentre quelle del brand di Gerard Way sono una novità e anche questo numero si non manca di ribadire che essere “strani” non deve essere un problema e anzi è un valore, se si è fedeli a se stessi.

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