Le nuove derive del western: “Kids with Guns” e “Black Gospel”

Penso che siano pochi i filoni narrativi più malleabili e contaminabili del western. A dimostrazione di questo non passa anno senza l’arrivo sul mercato dell’ennesima iterazione di un genere che riesce sempre a essere lo specchio perfetto dei nostri tempi. Se volessimo stare più attinenti agli stilemi classici verrebbe da citare la serie televisiva Godless e l’imminente – probabile – capolavoro videoludico Red Dead Redemption 2.

Se non abbiamo problemi ad allargare il campo visivo si possono tirare in ballo Westworld, la serie Image Pretty Deadly e il fatto che l’unico film vagamente decente dedicato a Wolverine – Logan – tragga buona parte della sua ispirazione proprio dal western classico. Nel nostro piccolo invece dovremmo essere piuttosto orgogliosi di come fra gli esordi a fumetti più interessanti degli ultimi mesi ci siano due reinterpretazioni, al contempo molto simili e lontanissime fra loro, del mito della frontiera: Kids with Guns di Capitan Artiglio (Bao Publishing, 2018) e Black Gospel (Edizioni BD, 2017) di Vinci Cardona. Entrambe opere di autori giovanissimi, arricchite da elementi fantastici e dotate di una personalità chiara e ben definita.

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“Kids with Guns”

In realtà, se ci si dovesse fermare alle prime impressioni, Kids with Guns non sarebbe troppo diverso da tutti quegli accrocchi alla Kung Fury che da fin troppo tempo trovano terreno fertile nel mondo dell’intrattenimento. Concentrati di noia post-moderna dove si pensa di far ridere infilando in rapida sequenza una serie di ingredienti “troppo assurdi” per le produzioni mainstream. E in effetti nel primo libro di Capitan Artiglio – pseudonimo preso di peso da un platform del 1997, tanto per completare il quadro retropop – ci sono i dinosauri, il west, gli alieni e un sacco di altre trovate bizzarre.

Sebbene sembrerebbe trattarsi di un qualcosa di “originale e pazzissimo”, in realtà non si tratta di nulla di troppo diverso da quello che il tipico lettore nerd – termine che forse dovremmo cominciare a utilizzare in maniera del tutto spregiativa – va ricercando. C’è chi ci vede Cadillacs and Dinosaurs ed è contento, chi i Dino-Riders e si sente tornare bambino, chi scova l’easter egg dei Pokémon e va in brodo di giuggiole.

Da questa prospettiva verrebbe da definirlo come un lavoro che in superficie sgomita per apparire come fuori dagli schemi, quando in realtà alla base porta argomenti quasi scontati. Il pastiche con ingredienti male assortiti, l’occhiolino e tante piccole citazioni disseminate con perizia. Ecco a voi la ricetta perfetta del gattopardesco gusto nerd: un sacco di roba nuova basata su quello che già apprezziamo, senza che ne venga cambiata una virgola. Niente sorprese per noi, ci mancherebbe.

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“Kids with Guns”

Fortunatamente Julien Cittadino, vero nome dell’autore, non fa parte di questa risma. Per accorgersene basta non fermarsi al primo impatto – “tirannosauri e pistoleri LOL” –, prendendosi piuttosto il tempo di studiare le sue dettagliate illustrazioni con l’attenzione che meritano. Ci si accorgerebbe di come il suo sistema di riferimenti sia molto più ampio e strutturato di quanto si pensi. Non si tratta di andare a scovare chissà quale rimando colto e oscuro, ma di prendere coscienza dell’abilità di questo giovane autore nel maneggiare del materiale semilavorato in maniera davvero fresca e attuale. Artiglio non cerca di comprarci facendo l’occhiolino, punta a costruirsi un’estetica subito riconoscibile e accattivante scegliendo punti di partenza di prim’ordine.

Così abbiamo un tratto sospeso tra il classico Akira Toriyama, il ruspante Brandon Graham e l’intramontabile Jamie Hewlett. Le città sembrano un misto tra Shimokitazawa e il sud-est asiatico della prima cinematica di Beyond Good and Evil 2, molti dei personaggi sembrano preferire lo streetwear alla classica tenuta da frontiera e bombastiche sneaker alla Triple S di Balenciaga agli stivali di cuoio. Senza contare che vivono in case molto simili ai trentenni di oggi, guardandosi film sdraiati sul letto e bevendo caffè (organico?) chiacchierando in cucina. Piccoli spicchi di vita comune, presenti anche nel fantasy atipico Nimona di Noelle Stevenson, che rileggono il fantastico in chiave realistica e quotidiana senza per forza di cose iniettarlo di cinismo a buon mercato. Come abbiamo detto, nulla che non si conoscesse già, ma a fare la differenza è la naturalezza con cui questi stimoli vengono maneggiati e il gusto con cui vengono scelti.

Non è un caso che i primi successi professionali di questo autore – come le illustrazioni per il reggiano Murubutu – arrivino da un mondo dinamico e sempre alla ricerca della next big thing come quello dell’ hip-hop. Prima di essere l’autore ubernerd per cui tutti l’hanno scambiato, Capitan Artiglio è soprattutto un disegnatore capace di manipolare un gusto dalla straordinaria presa sul pubblico senza risultare mai scontato. Non mi pare una cosa da poco, anzi. Ci sono autori che ricercano questa cosa da una vita e non sono neppure andati vicini a quanto raggiunto in queste pagine.

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“Kids with Guns”

Peccato che qui non si stia parlando di un illustrazione da mettere in copertina a un disco, ma del primo capitolo di una trilogia che finirà per avere più di seicento pagine (se l’andazzo dei prossimi due volumi seguirà quello del primo). Capirete come le cose si facciano leggermente più complicate. Gestire la scrittura di una simile mole di materia narrativa non è certo una cosa da poco, e alla fine dei conti Capitan Artiglio non è che un quasi esordiente. Alle sue spalle ha solo qualche esperienza giovanile e la web serie Sappy per Wilder.

Da questo, l’alternarsi di incertezze – l’andamento a tratti fuori fuoco della narrazione e una certa legnosità dei dialoghi – e di trovate davvero buone. I personaggi di Meeme Wallace e Morris Ortega sono grandiosi, di gran lunga più interessanti, carismatici e meglio progettati dell’anonima protagonista. Mentre l’idea di intrecciare alieni, folklore mesoamericano, esoterismo, super-poteri, realtà parallele, vendette e un pizzico di shonen è interessante ma non particolarmente originale. Quando invece l’autore decide di puntare tutto sulla potenza del disegno, stringendo sui particolari o allargando le inquadrature quanto un western meriterebbe, di dubbi sul suo reale talento ne rimangono pochi.

Kids With Guns capitan artiglio bao fumetto graphic novel

Se messo nella condizione di essere anche solo parzialmente slegato dalla narrazione e libero di curare la parte grafica, eccolo sorprenderci con vignette ricche, dettagliate, piene di particolari. È qui che suo universo narrativo acquista rotondità e va dritto per la sua strada. E non si parla solo di qualche doppia splash-page dove qualsiasi disegnatore dotato di un minimo di ragionevolezza avrebbe convogliato una buona dose di energie, ma di una serie di vignette incentrate su particolari che sarebbe stato facile trattare come ininfluenti. Una strana pistola, uno scaffale pieno di roba, i tetti in lamiera di un vicolo. Piccoli riquadri su cui sarebbe stato comprensibile sorvolare e che invece trovano nelle pastose matite dell’autore una ragione d’essere.

Il debutto di Kids with Guns è stato un passaggio atteso da molti ed è andato esattamente come doveva. Ci ha consegnato uno dei pochi autori italiani in grado di competere graficamente ad armi pari – non di certo oggi, ma neppure troppo distante nel futuro – con gente come Ulises Fariñas, James Stokoe e Brandon Graham. Quello che manca a Capitan Artiglio è solo la giusta dose di esperienza in più e il coraggio di rompere del tutto i legami con le richieste del pubblico.

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“Black Gospel”

Un aspetto, quest’ultimo, di cui il Black Gospel di Vinci Cardona sembra invece fregarsene del tutto, andando dritto per la sua strada e ponendosi come un lavoro solido e imponente, che di farsi dare del timido esordio non ci tiene proprio. Se nel fumetto di Artiglio il disimpegno, la contemporaneità e l’avventura sembrano essere i punti fissi intorno a cui fare ruotare ogni aspetto del volume, con Cardona si preme decisamente l’acceleratore sulla maturità.

Black Gospel, già dal titolo, si pone come più vicino alla visione del west di Cormac McCarthy rispetto a videogiochi e shonen. I tantissimi riferimenti alla religione cattolica presenti in questo vangelo western non imbrigliano la sceneggiatura in una manichea rilettura del Nuovo Testamento all’ombra della Monument Valley, ma danno all’insieme un’aura metafisica che si incanala in una tradizione ancora ricca di cose da dire.

Se ripensiamo alla produzione spaghetti western – citata alla lettera in una scena piuttosto centrale nel fluire della trama – è facile capire come non si debba per forza di cose scomodare l’autore di Meridiano di sangue per richiamare simili atmosfere. Quello italiano è sempre stato un approccio al genere che ha flirtato spesso e volentieri con l’iconografia religiosa. Basta dare uno sguardo veloce a quella stagione indimenticabile per trovare esempi eccezionali: Antonio Margheriti chiudeva il capolavoro gotico E Dio disse a Caino… riportando direttamente versetti della Bibbia; il Keoma di Castellari veniva crocefisso; il protagonista di Se sei vivo spara tornava dalla morte per andare incontro al giorno del giudizio; I quattro dell’apocalisse di Lucio Fulci era costellato di richiami biblici.

Black gospel fumetto
“Black Gospel”

Vinci Cardona sceglie però una strada più impervia e non si accontenta di qualche riferimento sparuto, ma basa tutto il suo esordio su fatalismo (la vicenda prende il via con i due protagonisti che decidono di rapinare lo stesso treno), fanatismo e la spietata cronaca del martirio di un giovane messia. Il racconto procede sospeso tra crudeltà autentica e concessioni al pulp più da manuale – sia nei lapidari scambi di battute che nel dipanarsi stesso della trama – in modo da non dare mai la tranquillità al lettore di aver capito appieno in che territori si sia finiti.

Nonostante l’andamento crudo delle pagine si ha come sempre l’impressione di essere finiti in territori onirici, come se si trattasse di una feroce fiaba sospesa sopra la grigia realtà. Sarà la colorazione quasi dipinta, in bilico tra palette torride e gelide in base al personaggio in scena, o le anatomie in bilico tra stilizzazione e semplice asciuttezza. Oppure la fluidità quasi soprannaturale con cui tutti i pezzi della trama vanno a incastrarsi tra di loro, quasi si trattasse di un meccanismo mosso da qualche entità superiore. Rimane il fatto che di sangue ne scorre a fiumi, ma oltre al sapore della polvere e della sporcizia si avverte anche altro.

Black gospel fumetto
“Black Gospel”

E la più grande differenza tra i questi due western così atipici è tutta qua: Kids with Guns mette subito in chiaro la sua natura fantastica, tirando in ballo riferimenti fighi quanto si vuole ma pur sempre riconoscibili. Black Gospel preferisce piuttosto giocare sempre sulla sua ambiguità, guadagnando gran parte del suo fascino dal non essere mai completamente definibile.

In Black Gospel il tratto e la scrittura non sempre viaggiano sulle stesse coordinate, mentre l’elemento surreale è appunto strisciante e mai del tutto esplicito. I tratti della sceneggiatura finiscono spesso in territori fantastici, eppure quando c’è da pestare duro Cardona sceglie di non fare nessuno sconto. Se mattanza deve essere, che mattanza sia. Così la trama parte quasi da uno spunto da commedia nera e si apre in un dedalo complesso e stratificato, dove presente, passato, simbolismi e impietoso realismo convivono in maniera intensa e ipercompressa.

L’autore rifugge certo minimalismo tanto in voga, con conseguente propensione alla decompressione, e stipa a più non posso 200 pagine che compongono la storia. I temi sono profondi e la carne al fuoco tanta, eppure si viaggia sempre a velocità sostenuta verso l’inevitabile finale senza per questo farsi mancare il lusso di piccoli rallentamenti intimi e sentiti. L’abbraccio muto tra i due banditi rimane un momento dolcissimo e sospeso nel tempo, seppur limitato nell’economia della tavola.

Black gospel fumetto
“Black Gospel”

Soffermandosi sulla sceneggiatura sarebbe stato scontato immaginarsi un tratto duro e sporco. E invece, Cardona decide di scompigliare le carte anche in questo campo, prediligendo tavole colorate e un tratto spesso perfino quasi umoristico. Il riferimento più scontato non poteva che essere che il Gus di Christophe Blain, ma non ci si ferma qui. Impossibile non citare anche quell’entità ancora indefinibile di Connor Willumsen, così come il pop grottesco di Ratigher e un pizzico della stilizzazione grafica di certo mainstream statunitense. Un bel campionario di stili e umori diversissimi tra loro che danno all’insieme un carattere ancora più sfuggente di quanto la scrittura avesse dato già di per sé.

Quello che rimane chiaro e cristallino è lo scorrere della narrazione, sempre chiarissimo e lontano da ogni forma di vezzo o frivolezza che ne comprometterebbe la leggibilità. Personalmente leggermi un fumetto che parla di nativi americani e viaggi spirituali senza nessuna tavola incomprensibile a simulare in maniera kitsch voli pindarici da trip psichedelico rimane forse la migliore delle dimostrazioni di maturità.

A conti fatti Kids with Guns e Black Gospel sono due titoli che meritano tutta l’attenzione raccolta negli ultimi mesi. E non si tratta solo della solita manfrina di supporto agli esordienti. Dovreste recuperare questi volumi per quello che rappresentano in sé, esempi di western reinterpretato con gli occhi di due autori dotati della giusta personalità e di tutti gli strumenti per portare a fondo il lavoro.