Che cosa sono le Gemme dell’Infinito di “Avengers: Infinity War”

Il film Avengers: Infinity War, e più in generale tutti i film del Marvel Cinematic Universe finora usciti nelle sale, hanno al centro delle trame le sei Gemme dell’Infinito e la loro ricerca da parte di Thanos. Questa “caccia” è anche alla base di una delle saghe cosmiche più note di Marvel Comics, composta dalle due storie Thanos Quest e Il Guanto dell’Infinito, pubblicate tra il 1990 e il 1991, scritte da Jim Starlin e disegnate da George Pérez e Ron Lim.

All’interno di questa saga, Thanos, per fare un dono all’amata incarnazione della Morte, mette insieme i sei oggetti, che gli permettono di diventare onnipotente ed estinguere così metà della popolazione dell’universo con un semplice schiocco di dita.

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Infinity Gauntlet #1, 1991, testi di Jim Starlin, disegni di George Pérez, chine di Josef Rubinstein e Tom Christopher.

A differenza di quello che si può pensare, le Gemme non sono artefatti creati da mortali né formazioni naturali. Sono in realtà esseri viventi, o meglio: tutto quello che rimane di un essere che esisteva prima della creazione del mondo e che si è “suicidato” per dare origine all’Universo. Dalla sua dissoluzione si è generato tutto ciò che esiste, e le sei Gemme permettono di controllare i vari aspetti dell’esistenza: anima, mente, tempo, spazio, realtà e potere.

La prima a comparire nei fumetti è stata la Gemma dell’Anima, su Marvel Premiere #1 del 1972, di Roy Thomas e Gil Kane. In questa storia, l’essere sintetico Lui, creato da Stan Lee e Jack Kirby su Fantastic Four #66, fu rinominato Adam Warlock dall’Alto Evoluzionario e mandato a combattere il male sul pianeta artificiale chiamato Controterra. Per farlo, l’Evoluzionario gli donò la gemma, incastonandogliela in fronte.

La Gemma dell’Anima dava a Warlock il potere di assorbire le anime dei propri avversari, rendendoli dei gusci vuoti mentre le loro coscienze venivano risucchiate all’interno del gioiello, in un mondo miniaturizzato. Così facendo, l’eroe acquisiva le conoscenze di chi aveva assorbito, un fardello che divenne più pesante con il passare del tempo, fino a spingerlo a cercare – e provocare – la propria fine.

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L’attenzione sugli effetti negativi della gemma fu farina del sacco di Jim Starlin, responsabile anche della comparsa di altre cinque gemme nella conclusione della prima saga di Warlock, pubblicata negli Stati Uniti su Marvel Team-Up #55 e Avengers Annual #7 del 1977. Thanos recuperò tutti gli oggetti per fonderli in un unico manufatto, una grossissima gemma verde, che lo rese praticamente invincibile.

In quel momento non si parlava ancora di differenze tra i sei oggetti. Si chiamavano indistintamente Gemme dell’Anima, e Starlin non aveva evidentemente ben chiaro che cosa farne.

Passarono dieci anni, e all’autore fu assegnata la serie regolare di Silver Surfer. Thanos tornò così come avversario del protagonista, in avventure che fecero da prologo per le già citate Thanos Quest e Il Guanto dell’Infinito. Fu in queste storie che per la prima volta venne usato il termine Gemme dell’Infinito e che per ognuna di esse vennero specificate le caratteristiche.

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Thanos Quest #1, 1990, testi di Jim Starlin, matite di Ron Lim, chine di George Beatty.

Quando Thanos partì alla loro ricerca, le Gemme si trovavano in mano ad altrettanti Antichi, esseri cosmici di straordinario potere, a cui il Titano riuscì a sottrarle con l’astuzia e la forza. L’Intermediario, servitore delle entità Padron Ordine e Lord Caos, possedeva la Gemma dell’Anima, verde, che già era stata di Warlock e che, come abbiamo già visto, permetteva di manipolare e imprigionare le anime degli altri esseri viventi.

Quella rossa era la Gemma del Potere, che potenziava tutte le altre gemme. Inoltre permetteva il controllo di qualsiasi forma di energia e accresceva a dismisura forza fisica e resistenza del possessore, tanto che il Campione finì per distruggere un intero pianeta a mani nude durante il suo scontro con Thanos.

La Gemma del Tempo, arancione, donava il controllo del tempo in tutti i sensi: consentiva viaggi e visioni nel passato e nel futuro, accelerare e rallentare l’invecchiamento degli esseri viventi, perfino di intrappolare le persone in loop eterni degli stessi istanti. Il Giardiniere la usava inconsciamente per mantenere sempre fiorito il suo giardino.

Il viola era il colore della Gemma dello Spazio, che si trovava in mano al Corridore. Chi la possedeva poteva teletrasportare se stesso e altre persone, modificare a piacimento la distanza tra due punti e trovarsi in più luoghi in contemporanea.

La Gemma della Realtà era gialla e permetteva di fare cose normalmente impossibili: piegava la realtà e le leggi della fisica ed esaudiva i desideri del suo possessore. Faceva parte della raccolta del Collezionista, così come nei film, finché Thanos non lo convinse a cedergliela.

Di colore blu, la Gemma della Mente permetteva di penetrare i pensieri e i sogni altrui. Il suo proprietario, il Gran Maestro degli Antichi, fu l’ultimo avversario che Thanos sconfisse sul suo cammino: anche lui, come il Titano, conosceva a fondo il potere delle Gemme e avrebbe voluto riunirle per ottenere l’onnipotenza.

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Il Guanto dell’Infinito al completo, da Infinity Gauntlet #1, 1991, testi di Jim Starlin, disegni di George Pérez, chine di Josef Rubinstein e Tom Christopher.

Recuperate le sei Gemme, Thanos le riunì nel Guanto dell’Infinito e divenne l’essere supremo dell’universo. La sua condizione, però, ebbe breve durata, perché gli eroi della Terra e le divinità cosmiche lo affrontarono per fermare i suoi piani. A sconfiggerlo fu di nuovo Warlock, che si impossessò del Guanto. Eternità – l’incarnazione di tutto il reale – si rivolse però al Tribunale Vivente, arbitro degli equilibri del cosmo, perché ritenesse l’eroe indegno di controllare un potere infinito.

Le Gemme furono così divise tra i sei membri della neonata Guardia dell’Infinito (Warlock, Drax, Gamora, Pip, Dragoluna e, a sorpresa, Thanos) e fu impedito loro di agire in sintonia, in modo da non poter più ricreare il Guanto dell’Infinito. Ovviamente, essendo un fumetto Marvel, nulla poteva essere considerato definitivo, e già l’anno seguente il Magus riuscì a rimetterlo insieme con l’inganno, durante la Guerra dell’Infinito.

Da allora le Gemme hanno continuato a passare di mano in mano. I possessori più celebri sono stati i membri degli Illuminati, sei supereroi che avevano creato una società clandestina per guidare i destini dell’umanità. I loro nomi? Iron Man, Charles Xavier, Doctor Strange, Reed Richards, Namor e Freccia Nera.

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Gli Illuminati e le sei Gemme.

Nel frattempo, nell’universo cinematografico, produttori e sceneggiatori hanno deciso di apportare due piccoli cambiamenti alle Gemme. Nei film i colori delle Gemme non sono gli stessi di quelle dei fumetti.

Sembrano inezie, ma, viste le politiche attuali della Marvel per cui la carta deve seguire pedissequamente i film, anche le Gemme dei fumetti hanno adottato il canone cinematografico, complice il rilancio Marvel Legacy che ha permesso di mischiare colori, nomi e poteri senza che nessuno ci facesse troppo caso.

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I colori delle Gemme dell’Infinito nel Marvel Cinematic Universe e nel nuovo status quo dei fumetti.

Ora che Avengers: Infinity War è in uscita, le Gemme sono all’apice della fama. Proprio in questi mesi negli Stati Uniti si sta svolgendo il crossover Infinity Countdown, con i Guardiani della Galassia coinvolti in una delle solite bagarre per i gioielli, che interessa anche Loki, il Giardiniere, Magus ed Ego il pianeta vivente.

Per l’estate invece è stato annunciato Infinity Wars, che concluderà le trame di Infinity Countdown e che già dalla copertina si preannuncia la solita ammucchiata di personaggi più o meno legati alle Gemme dell’Infinito, da Carol Danvers al Doctor Strange, senza ovviamente dimenticare Thanos.

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