Recensioni BBB consiglia 5 motivi per leggere "Ragazze cattive" di Ancco

5 motivi per leggere “Ragazze cattive” di Ancco

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Nella rubrica ‘BBB Consiglia’, ogni mese, il festival bolognese BilBOlbul seleziona un’opera a fumetti di particolare valore e interesse, offrendo una lista di buone ragioni per leggerlo. Questo mese parliamo di Ragazze Cattive, un fumetto dell’autrice coreana Ancco pubblicato da Canicola Edizioni.

Leggi anche: La cattiveria delle ragazze (coreane) e il dramma di Ancco

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1| Per il nero e quello che nasconde

Il segno di Ancco è asciutto, paziente, caparbio, costante. Goccia a goccia distilla adolescenze ruvide, dolori silenziosi. Il bianco e nero è esplorato in tutte le sue gradazioni: dai visi – bianchi, duri – al nero pieno degli angoli nascosti di una città che di notte sembra falsa, passando dal tratteggio fine e sporco delle superfici delle case, delle strade, dei vestiti. Il risultato è angosciante: Ancco ti prende gli occhi con il viso delle sue ragazze, ti dondola nell’incertezza cromatica e poi ti scaraventa in un vicolo sudicio e buio. E alla luce del giorno tutto è livido, i cieli muti, l’aria pesante, irrespirabile. Ma ciò che più sconvolge sono quei colpi, linee cinetiche, lampi di dolore pulsante, troppo veloci per essere visti e evitati: testa china, occhi chiusi, cuore blindato.

2| Perché le protagoniste sono vittime, ma non stereotipi

Ragazze cattive è un libro intriso di violenza: le protagoniste vengono picchiate, umiliate, violentate, zittite in modo estremo e sistematico. Eppure nessuno sembra scomporsi, tantomeno loro, come se la violenza fosse una regola, la materia stessa su cui si regge un’intera società. Ancco la mostra in modo onesto e brutale, ma non cerca la compassione del lettore: le sue protagoniste non si pensano come vittime, e l’autrice riesce nella delicata operazione di mostrarne sì la sofferenza, ma anche la resilienza, senza produrre un ritratto patetico. In tempi in cui la rappresentazione femminile oscilla spesso tra l’impotenza tragica e l’empowerment patinato delle bambine ribelli, lo sguardo di Ancco fa tirare un sospiro di sollievo.

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3| Perché gioca con lo sguardo e le sue conseguenze

Ragazze cattive è un racconto di formazione? O di de-formazione? La difficoltà nel definirlo dipende anche dal montaggio. La vicenda inizia nel presente, quando Ancco è adulta: una fumettista che, fumando sul balcone di casa, riflette sul paesaggio del proprio quartiere. Da lì si apre il rubinetto dei ricordi, delle esperienze che l’hanno segnata: ma il racconto del passato non procede cronologicamente, e si concentra di volta in volta su nuclei tematici (il rapporto con la famiglia e le amiche, le esperienze di trasgressione e fuga da casa…), passando dall’uno all’altro per associazione di idee, come avviene quando ci si lascia andare ai pensieri. Questo flusso non lineare annulla ogni senso di progressione e crescita: la salvezza da un’adolescenza difficile (pur con tutte le cicatrici fisiche ed emotive del caso) è una sorta di dono che Ancco ha saputo accogliere, mentre alcune sue amiche no. Il presente torna spesso a fare capolino tra un ricordo e l’altro, finendo per mettere in luce le conseguenze dei comportamenti passati. Un’adolescenza come un tunnel, nero quanto le tavole del fumetto, senza la proverbiale luce in fondo: l’unica uscita possibile, per chi ne ha le forze, consiste nel voltare le spalle.

4| Perché è un libro politico

Ancco avrebbe potuto fermarsi alla storia di Chinju, e il suo sarebbe stato un romanzo di formazione forte e originale. Ma ha scelto di dare spazio anche all’esperienza di Jeong-ae – un’esperienza riportata per frammenti, che passa sempre per il racconto altrui –, ribaltando la prospettiva: ciò che per la protagonista è un percorso di liberazione, per l’amica è qualcosa di completamente diverso (“una vita tremenda”, la definisce Chinju). Lo scarto sta nelle diverse condizioni economiche e sociali delle due ragazze. Quante forme ha l’oppressione? Quante voci servono per raccontarle tutte? Ragazze cattive costringe lettori e lettrici a interrogarsi sui limiti dell’esperienza personale, sul privilegio, e sul peso politico della propria voce.

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5| Perché adolescenza non vuol dire sempre crescita

Il racconto d’infanzia e d’adolescenza, spesso come autobiografia, è una delle forme con cui il romanzo a fumetti ha costruito un suo canone, regalandoci alcuni grandi capolavori che intrecciano romanzo di formazione e riflessione sulla memoria: dal presente al passato, dal passato al presente. Il libro di Ancco si distingue perché non dichiara esplicitamente la relazione tra gli episodi del passato e quelli del presente: i primi vanno letti come ricordi? O c’è un’alternanza di tempi giustapposti? Sembra che le scene esistano nel loro essere e subito dopo diventino cicatrici. Rimangono quindi, ma nel corpo prima che nella coscienza. Ancco ci mette in guardia sulla possibile artificiosità di tante storie di crescita e ci ricorda che spesso l’adolescenza è in quello che non abbiamo fatto, non abbiamo detto, e nel vuoto che ha provocato.


Dal 20 al 27 aprile 2018, Ancco sarà in Italia per un tour di presentazione del libro che toccherà le città di Udine, Bologna, Roma e Napoli. Qui tutti i dettagli.

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