Cosa sta succedendo a Stan Lee

Si continuano ad avvicendare notizie e cronache allarmanti su Stan Lee. Nell’ultimo anno, Lee ha perso la moglie Joan, con cui era sposato da quasi settant’anni, è stato accusato di molestie sessuali, ha visto peggiorare le sue condizioni di salute, arrivando a disdire, via TMZ, alcune sue apparizioni ai festival a causa di una polmonite, e il suo sangue sarebbe stato rubato per produrre uno speciale inchiostro con cui sarebbero stati firmati fumetti e merchandising vario.

Ora, The Hollywood Reporter è entrato in possesso di un documento datato 13 febbraio, fattogli firmare dall’avvocato Tom Lallas, in cui Lee lamentava le «cattive intenzioni» di tre uomini, Jerardo “Jerry” Olivarez, Keya Morgan e Kirk Schenck, quest’ultimo un avvocato che avrebbe influenzato la figlia di Lee per sfruttare il legame con il padre. Il piano dei tre, secondo le carte, prevedeva una graduale «presa di controllo sui cespiti, le proprietà e il patrimonio» di Lee.

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Pochi giorni dopo Lee – o chi per lui – avrebbe cambiato idea e Lallas sarebbe stato licenziato, scatenando una lotta per il dominio e il controllo degli affari del creatore di alcuni dei più famosi eroi Marvel. Quattro personalità chiave emergono dal conflitto: Keya Morgan, un collezionista di memorabilia relative a star del passato (soprattutto Marylin Monroe e Michael Jackson), partner produttivo di Lee sulla serie Nitron e amico della sua famiglia da un decennio; Mac “Max” Anderson, ex guardia del corpo e road manager di Lee e principale riferimento dell’autore nei suoi tour alle convention. Anderson sarebbe stato allontanato insieme a Linda Sanchez, una delle infermiere che badava a Lee. I due avrebbero cercato di discreditare JC, la figlia di Lee, presso il padre e di corrompere un’altra infermiera affinché dichiarasse il falso sulla condotta di lei.

Quest’ultimo motivo avrebbe dunque spinto Morgan a «farsi carico della questione con il beneplacito di Lee», scrive il Daily Beast, licenziando Anderson, i cui trascorsi non giocavano in suo favore: nel 2002 fu incarato dopo essere stato giudicato colpevole di violenze alla moglie, mentre nel 2010 passò un periodo in libertà vigilata per aver picchiato il figlio. Anderson è l’unico non citato nel documento del 13 febbraio.

Jerry Olivarez, che nel periodo successivo alla morte di Joan ha assunto il controllo degli affari di Lee, è l’artefice di Hands of Respect, una campagna per promuovere l’uguaglianza e la pace tra le comunità della nazione, con tanto di spilletta acquistabile. Lee si è speso per pubblicizzare l’iniziativa e ne è diventato il volto principale. Il sito della campagna lo vede, insieme alla figlia e a Olivarez, nel “Hands of Respect Team”. Jonathan Bourne, autore e produttore televisivo, incuriosito dall’iniziativa, ha chiesto delucidazioni in merito, ma ha ottenuto soltanto risposte vaghe. Ci sarebbe Olivarez dietro all’episodio dell’inchiostro speciale mischiato con il sangue di Stan Lee. All’Hollywood Reporter l’uomo ha dichiarato che Morgan ha trasformato una bella idea in qualcosa di sinistro, e che l’iniziativa aveva il pieno supporto di Lee.

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Stan Lee e Max Anderson

E poi JC, figlia e unica erede di Lee, che le cronache riferiscono come una persona immatura, viziata e incapace di tenere a freno le proprie smanie di acquisto. Joan, la madre, era l’unica in grado di tenerla a bada e Stan, in seguito alla scomparsa della moglie, sembra non saperla gestire. I giornali hanno riportato un episodio in cui JC si sarebbe comportata in modo violento sui propri genitori dopo il mancato acquisto di una Jaguar che desiderava. Sia Lee che JC hanno smentito le voci.

Dei quattro, a oggi, Morgan e JC sembrano gli unici ad aver un qualche potere gestionale sulla vita di Lee. Tramite Morgan, che dalle cronache appare l’unico al momento a gestire la comunicazione dello sceneggiatore novantacinquenne, Lee ha inviato prima a THR e poi a TMZ delle brevi smentite in cui spiega di aver firmato il documento senza conoscerne il contenuto perché impossibilitato a leggere a causa della degenerazione maculare che affligge i suoi occhi, minacciando poi chiunque continuerà a spargere bugie sul suo conto e su quello dei suoi collaboratori.

Alcuni invocano la nomina di un tutore per dirimere tutte le questioni relative alla salute fisica ed economica dell’autore. Bleeding Cool ha raccolto le testimonianze di alcuni visitatori della Silicon Valley Comic-Con, dove Lee era ospite, che hanno scritto sui social network quanto l’autore fosse stanco e in condizioni precarie, tanto da doversi far dire di continuo come e dove scrivere il proprio nome sugli oggetti che gli venivano dati da autografare (un altro video, relativo all’ultima giornata di fiera, lo mostra invece meno spossato di quanto riportato).

Diversi fumettisti (Mark Waid, Peter David, Humberto Ramos) si sono schierati in difesa di Anderson, definendolo l’angelo custode di Lee da molti anni. Secondo questo gruppo di autori, le notizie circolate su Anderson sarebbero state artefatte ad hoc da qualcuno – presumibilmente Morgan – per privare Stan Lee delle sue sicurezze e difese.

In seguito all’uscita del pezzo dell’Hollywood Reporter, il New York Times è entrato in casa di Lee per provare a raccontare un’altra versione dei fatti. Il titolo del profilo, Stan Lee è prigioniero di supercattivi della vita vera?, è subito smentito dal sommario, in cui Lee viene citato nel dire che «nessuno ha più libertà di me». È un pezzo ambiguo, che mescola la cronaca dei fatti recenti con i classici passaggi di repertorio sulla vita di Lee (la storia personale, la carriera in Marvel, la sua amicizia con le celebrità) e che a ogni paragrafo non manca di sottolineare la presenza di Morgan nel quotidiano dell’autore.

MY RECENT VISIT…

“Stan Lee. I wonder how he’s doing?”

It’s a question, I think, many of us in the comic industry…

Pubblicato da Todd McFarlane su giovedì 5 aprile 2018

Similmente, sui propri social, Todd McFarlane ha diffuso un post in cui ha raccontato di una sua recente visita a casa di Lee, a fine marzo. McFarlane ha scritto di aver chiacchierato per un’ora con un «novantacinquenne che è in giro da quasi un secolo», rassicurando sulle sue condizioni.

«Dopo l’allontanamento di Olivarez, Morgan ha cacciato Anderson» scrive THR. «Morgan è un gossipparo dalla parlantina svelta sempre pronto a citare legami con persone famose, che veste in completo e intimidisce minacciando di fare causa. Il comportamento di Anderson è altrettanto intimidatorio. Ognuno dei due sta cercando di dipingersi come l’eroe della storia e screditare l’altro come il cattivo».

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