“Gli Arcanoidi”, il teatro surrealista di Maicol e Mirco

Dopo una serie di pubblicazioni folgoranti (tra tutte, Il suicidio spiegato a mio figlioIl Papà di Dio), è ormai chiaro che Maicol & Mirco rappresenti molto di più di un beffardo autore post punk: siamo davanti a un poeta gnostico.

La dialettica che innerva le sue tavole, in una sorta di Tao rovesciato dalle tinte lisergiche, tra innocenza e ferocia, blasfemia e riflessione interiore, morte e vitalità e battute scollacciate, risulta ancora più matura e, per alcuni versi, straziante nella sua ultima pubblicazione, Gli Arcanoidi (Coconino Press).

Su un pianeta fuori dal tempo, teatro di una mostruosa, epica e sanguinaria avventura, Maicol & Mirco racconta l’ascesa e soprattutto la caduta del popolo Arcanoide, formato da buffe creature con nomi ancora più buffi come Cervello, Gallina, Corazza o Trappola.

Dei molti risvolti della storia ne abbiamo parlato con l’autore, in una conversazione che ancora una volta conferma il possesso sapiente del paradosso e dell’allegoria del fumettista uno e bino.

Leggi le prime pagine del fumetto

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Gli Arcanoidi sembrano una sintesi tra Palla Rossa e Palla Blu e Gli ScarabocchiGià in una storia pubblicata da Coconino anni fa (Hanchi, Pinchi e Panchi) un disegno infantile si associava a temi tragicamente esistenziali. Quanta ferocia c’è per te nell’infanzia?

L’infanzia ne è intrisa. Ma è una ferocia inconsapevole, se non innocente almeno light. A noi interessa più quella adulta, quella veramente orribile. Un bambino al massimo ti graffia per strapparti il pallone di mano. Un adulto ti blocca la crescita e ti incatena a cucire palloni a vita. Preferiamo i bambini. Ma lavoriamo grazie alla ferocia dei loro genitori. Siamo solo scrittori.

Nel libro definisci la vita una “guerra segreta”. Come la combatti?

Effettivamente segretamente. Mi vedete passeggiare fischiettando e invece in cuor mio sto facendo a coltellate con un dolore. Per tutti mi verso un bicchiere di vino ma in realtà sto versando un calderone di olio bollente su un drappello di odiose paure. Porto a spasso il cane col guinzaglio ma in realtà sono semplicemente incatenato a un drago sputa-dubbi.

In questo momento sembra io ti stia rispondendoti seduto al computer. Ma ogni tasto schiacciato è un concetto che spingo sottoterra. Già. Ora che te l’ho scritto, la tastiera mi sembra un candido cimitero. Vado un attimo a lavarmi le mani. Aspetta un secondo.

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Il protagonista è Cervello. Facile leggere tutta la vicenda come una proiezione mentale. Nella tua opera realtà e illusione si mescolano sempre, ogni tavola è un teatro surrealista dove decostruire ciò che diamo per scontato nel quotidiano. Come definiresti la realtà?

La realtà è un quadro che ogni pittore minaccia di non aver mai dipinto. È il frutto da cogliere di un albero che non c’è.

Gli Arcanoidi si possono leggere come un’allegoria della storia italiana recente. Le tue storie sembrano scritte in un momento eterno, al di là del tempo e dello spazio. Tratti di temi connaturati all’esistenza (vita, morte, amore, amicizia, tradimento, rapporto con dio, diavolo e loro esistenza). Pensi si possa leggere anche in una chiave di riflessione sociale?

Non sono le mie storie a raccontare la società, ma la società a raccontare le mie storie. Cervello non rappresenta nessuno. Ma qualcuno a breve rappresenterà Cervello.

La morte è protagonista di molte opere, in maniera beffarda e paradossale. Qual è la tua visione della morte?

Abbiamo tutti paura della morte. La fuggiamo e la temiamo. Abbiamo paura di incontrarla. Ma la cosa è molto più semplice: la morte siamo noi. Noi stessi. Siamo noi la nostra morte.

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A livello grafico, come il tuo amato Guccini, sembri sempre “diverso e uguale”. Quale evoluzione ha rappresentato stilisticamente questo libro nella tua carriera?

Volevo far tremare di paura il lettore. Che servisse a consolarsi poi nella realtà di tutti i giorni. Questo libro è una guerra colorata, furibonda e fratricida. Persino i colori ti spaventano in questa storia. Forse è l’armistizio di quella guerra segreta che ti spifferavo prima. Annunciato da grandi lampi colorati in questo cielo di carta sottile. O forse semplicemente una tregua. Una tregua-lampo. Se vivo lo scopro.

Nuovi progetti in cantiere?

Incendieremo l’autunno. Con la prima raccolta dell’Opera Omnia de Gli Scarabocchi di Maicol & Mirco.