Il giovane Yoshiharu. Infanzia e formazione di Tsuge

In collaborazione con Canicola Edizioni, pubblichiamo la postfazione di Vincenzo Filosa al volume Il giovane Yoshio di Yoshiharu Tsuge.

Ogni cosa è al suo posto nella biografia di Yoshiharu Tsuge. Nelle scritte sulle pareti di casa, nell’odore dei senbei del signore della porta accanto, nel tanfo dei bassifondi di Tokyo. Il vissuto dell’autore non è mai stato tanto tangibile quanto nei racconti di questo volume. Ragazzo, Il geco e Ōba galvanotecnica sono il risultato di una ricerca durata dieci anni e inaugurata con La locanda del realismo (Riarizumu no yado, 1974) che segna la nascita del “vero” Tsuge. Le storie raccolte in questo volume sono realizzate da un autore consapevole che ha trovato il perfetto equilibro tra gli impulsi surrealisti ereditati dal maestro Shigeru Mizuki e la svogliata pulsione “socialista” dei primi racconti per Garo realizzati sotto l’egida del mentore Sampei Shirato.

Tsuge ha abbandonato il Giappone idealizzato, protagonista di Akai hana e Numa, per restituire al lettore un ritratto più onesto del paese in cui vive. La componente onirica che ha segnato alcuni dei suoi racconti più celebri è ridotta all’osso in favore di un simbolismo più sottile ma allo stesso tempo mai così profondo. Tsuge ha trovato la formula perfetta del realismo a fumetti, e ripercorrere la giovinezza di Yoshio produce un bizzarro déjà vu, è come osservare la vita stessa.

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Yoshiharu Tsuge
Yoshiharu Tsuge

Tsuge nasce a Tateishi, nella prefettura di Katsushika nell’aprile del 1937. L’anagrafe lo registra però il 30 ottobre dello stesso anno. Suo padre, Ichirō, apparteneva a una ricca famiglia e faceva il cuoco in una locanda sull’isola di Ōshima. Sua madre decide di trasferirsi sull’isola ma prima dà alla luce il suo secondogenito, sulla casa galleggiante dei genitori. Tsuge trascorre i primi quattro anni di vita a Izu Ōshima, e tutta la famiglia vive un periodo felice prima di trasferirsi a Isumi, nello stesso anno in cui nasce il terzo fratello, Tadao. A Oharamachi (antico nome di Isumi), Yoshiharu frequenta una scuola d’infanzia ma viene espulso per comportamenti al limite dell’asocialità. Nello stesso periodo, suo padre viene ricoverato d’urgenza all’ospedale di Tokyo dove muore all’età di 42 anni.

L’anno seguente la famiglia è costretta a tornare a Tateishi, in una minuscola casa di quattro tatami e mezzo. Situato sulla sponda occidentale del fiume Naka, Tateishi è un tipico quartiere della Shitamachi, i bassifondi della vecchia Tokyo popolati dalle classi meno abbienti. Nel periodo successivo al dopoguerra intorno all’area della stazione prospera il mercato nero, zone franche il cui commercio di beni di primo consumo è gestito da gruppi malavitosi sotto l’occhio poco vigile delle autorità locali e delle forze d’occupazione americana. È qui che Tsuge trascorre tutta la sua infanzia, fatta eccezione per l’estate del 1945 quando a causa dell’evacuazione della scuola si trasferisce nella stazione termale di Akakura a Nigata, dove alla radio ascolterà la dichiarazione di resa incondizionata dell’imperatore alle potenze Alleate.

I primi contatti tra Tsuge e il manga sono sporadici e fortuiti. Nel contesto di estrema povertà e miseria del dopoguerra, procurarsi dei volumi da leggere per i ragazzini di Tateishi è un’impresa ardua. Tra i suoi primi ricordi di lettore c’è Fushigina kuni no Pucchya di Yokoi Fukujirō, serie ibrida tra emonogatari – racconti illustrati in cui il testo è separato dal disegno – e manga, e molto in voga in tutto il paese. La circolazione delle riviste e dei tankobon nelle periferie avveniva per lo più attraverso gli scambi tra i ragazzi, è così che Tsuge riesce a leggere anche le opere realizzate durante la guerra: Norakuro, il gatto nazionalista e guerrafondaio di Suehio Tagawa, Tanku Tankuro di Gajo Nakamoto e Bōken Dankichi di Keiko Shimada.

Tanku Tankuro Gajo Nakamoto
Tanku Tankuro di Gajo Nakamoto

La propensione di Tsuge a lavori come l’antiquario di macchine fotografiche o il venditore di pietre preziose, che ha raccontato ne L’uomo senza talento, va forse ricercata anche nella sua passione fin da piccolo per il collezionismo: di carte menko, su cui sono stampati immagini di aerei, ritratti di giocatori di baseball e personaggi dei manga, e di beigoma, comuni trottole personalizzate che poi rivendeva alle dagashiya, negozi di dolciumi e giocattoli da quattro soldi. Da ragazzo pratica il catchball ma non può permettersi di comprare un guantone, perciò decide di cucirsene uno. Per contribuire alle spese di famiglia, invece, rastrella le strade di Tateishi in cerca di mozziconi e cicche da portare a sua madre che ne estrae il tabacco ancora utilizzabile per avvolgere sigarette da rivendere.

La passione per il manga sboccia intorno al 1948. Tsuge legge Shin takarajima, l’opera di Osamu Tezuka ispirata a L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson, viene serializzata da Ikuei Shuppansha nel 1947 contribuendo in maniera determinante al boom dell’akahon manga, i “libri rossi” per ragazzi e non solo, di vario genere e formato in vendita per le strade delle città giapponesi. Le pagine di Tezuka scorrono veloci come proiettili e si imprimono in maniera indelebile nell’immaginario di un’intera generazione di giovani mangaka attratti da quello stile moderno e innovativo. Tsuge non fa eccezione e baratta una scatola di colori in legno che ha costruito pur di possedere una copia del terzo tankobon di Tezuka, Chitei kuni kaijin, di cui consumerà letteralmente le pagine a furia di sfogliarlo. Al secondo posto nella sua personale classifica c’è Oshiro Noboru, illustratore per ragazzi che aveva dato alle stampe il primo manga di genere fantascientifico, Kasei Tanken, e che negli anni successivi avrebbe ispirato la rivoluzione gekiga. Ma il giovane Yoshiharu leggeva anche le strisce Todoroki sensei e Sazaesan, Fukuchan, Yaneura sanchan di Shōtaro Nanbu e perfino l’americanissimo Blondie e Dagoberto di Chic Young.

Tsuge individua subito nel manga un potente mezzo espressivo, in grado di rappresentare la realtà con straordinaria fedeltà ma anche capace di accompagnare il lettore in mondi irreali. A differenza degli “statuari” emonogatari, il manga restituisce vere e proprie esperienze cognitive in mondi dettagliati ma vivi e, all’occorrenza, alieni. Yoshiharu eccelle nel disegno e nella pittura sin dalle scuole elementari, i suoi lavori vengono persino messi in vendita dalla scuola durante alcuni mercatini. Dipingeva ogni tipo di soggetto e su qualsiasi superficie. All’età di sei, sette anni, durante i pomeriggi trascorsi in casa con Tadao, il fratello più piccolo, tappezzano i pavimenti di disegni e scritte incidendole con dei chiodi. Scrivere, invece, non è un’attività che lo coinvolge nemmeno sotto forma di diario. Non è particolarmente attratto dalla letteratura anche se sulle pagine di Shonen scopre Seido no majin del leggendario Edogawa Ranpō e il suo detective Kogoro Akechi che assieme a Shōnen tantei dan, il club dei piccoli investigatori, lo ispireranno nella prima fase della sua carriera di mangaka.

Tsuge ha sicuramente un rapporto più morboso con il cinema e passa gran parte dei suoi pomeriggi in una delle sale della zona. Sebbene Tateishi sia un piccolo quartiere periferico, nei primi anni Cinquanta è centro di attrattiva per gli uomini della capitale, bramosi di spendere le loro serate nel quartiere a luci rosse e con ben tre sale di proiezione. Yoshiharu ha la fortuna di frequentare il figlio del proprietario di un ristorante di ramen che riceve biglietti omaggio per le proiezioni giornaliere. I due amici vanno al cinema tre volte a settimana, restano in sala persino per le repliche dei film appena visti. All’età di dieci anni è già uno spettatore compulsivo. Guarda di tutto, anche film erotici. I suoi sogni proibiti sono Takiko Mizunoe, la celebre Taki, e Machiko Kyo, l’attrice di capolavori come Rashomon (1950) di Kurosawa e I racconti della luna pallida d’agosto (1953) di Mizoguchi: donne moderne per quei tempi, molto lontane dal modello comune di donna giapponese.

Machiko Kyo Rashomon
L’attrice Machiko Kyo in Rashomon

Tra gli attori, il suo preferito in assoluto è Kanjurō Arashi, la stella di Kurama tengu (1928) di Teppei Yamaguchi, e poi Kōtarō Bandō e Tsumasaburō Bandō. Ma attraverso il cinema Tsuge subisce anche il fascino della cultura occidentale e di quella americana in particolare, che avrà un ruolo importante nella sua formazione. Adora le commedie dei fratelli Marx e Bob Hope, Chaplin e Keaton, i western di John Wayne e Randolph Scott.

Tsuge non pensa a una carriera di mangaka, vorrebbe fare il marinaio, ma a tredici anni inizia a lavorare per mantenere la famiglia e non ha comunque tempo per disegnare. Tateishi è un conglomerato di case-fabbriche, gran parte delle abitazioni ospita minuscole imprese a conduzione familiare e Tsuge ne frequenta diverse in quegli anni. Fa gli straordinari alla fabbrica di placcatura quasi ogni giorno e torna a casa a mezzanotte. Lavora per un chiosco di giornali e, oltre alla consegna, si occupa anche della riscossione degli abbonamenti. Al ristorante di Ramen del suo amico i turni finiscono alle due di notte. Il lavoro gli permette di stare alla larga da un’ambiente familiare sempre più opprimente. Sua madre si era risposata e il rapporto tra il nuovo uomo e i tre ragazzi è pessimo. Anche la scuola è un ambiente ostile con insegnanti violenti che urlano in continuazione sciocchezze senza senso, così decide di interromperla.

Lo Tsuge “operaio” è, naturalmente, identico al ragazzo di Galvanotecnica Ōba: un giovane senza troppi pensieri per la testa, con poco tempo libero da dedicare al gioco e agli amici. Quando lavora nella fabbrica di placcature è appena scoppiata la guerra in Corea, ma lui ne è al corrente solo perché ha sentito dire che i prodotti su cui lavora vengono utilizzati dai soldati coinvolti nel conflitto; non sa nulla dei fatti del primo maggio di sangue del 1952, quando la polizia spara sui manifestanti uccidendone due proprio di fronte al palazzo imperiale. Il mondo, per Yoshio e gli altri bambini dei sobborghi, non supera i confini del quartiere. Gli capita spesso di andare ai giardini pubblici di Asakusa ma non visita mai le attrazioni del luogo, non ha soldi a sufficienza, è indifferente agli spettacoli del Mokuba kan che ospita i famigerati misemono, rappresentazioni teatrali spesso violente e grottesche.

Il giovane Yoshio Yoshiharu Tsuge canicola

La svolta arriva quando a Tateishi compaiono le prime Kashihonya, le librerie a prestito di romanzi e manga dove Tsuge forma la sua cultura fumettistica. La Wakagi Shobo – la “wakaba Shobo” de Il giovane Yoshio – domina il mercato, ma Tsuge inizialmente cerca soprattutto i lavori di Tezuka e quelli dei suoi emuli. Poi espande pian piano i suoi orizzonti e, contemporaneamente, inizia a riflettere sull’opportunità di scrivere e disegnare le proprie storie.

Nel 1952 incontra Tezuka e il desiderio di diventare mangaka si scatena definitivamente. Dall’anno seguente inizia a sottoporre i suoi lavori agli editori e abbandona il progetto di diventare marinaio. Il lavoro del mangaka è perfetto per un ragazzo che perfino all’asilo tendeva a isolarsi dal mondo esterno, ma Tsuge inizia a disegnare ossessionato dalla necessità di mantenersi, non bada all’effettiva qualità dei suoi lavori, sa solo che ama leggere, adora Tezuka e vorrebbe diventare come lui.