Comics Avengers (ri)uniti!

Avengers (ri)uniti!

Tutti i mercoledì negli Stati Uniti vengono pubblicate decine di albi a fumetti. Ogni Maledetta Settimana è la rubrica che tutti i venerdì, come un osservatorio permanente, racconta uno (o più) di questi comic book.

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Con Avengers #1 di Jason Aaron e Ed McGuinnes, inchiostrato da Mark Morales e colorato da David Curiel, la Marvel riporta alla semplicità più basilare il proprio franchise di punta, con una sola testata, una solo team e una formazione composta da quelli che sono davvero gli eroi più potenti eroi della Terra, per lo meno in termini di marketing: Thor con un nuovo braccio e un nuovo martello, Iron Man redivivo dal coma in cui era finito in Civil War II, Capitan America rigenerato nel corpo e nello spirito, dopo essere stato a capo dell’Hydra in Secret Empire (ma la sua rigenerazione è tale che si tratta proprio di un altro e innocente Steve Rogers).

Oltre a loro ci sono poi le nuove star dei marvel movies: Dottor Strange, Capitan Marvel e Pantera nera. Unica eccentrica concessione per dare un po’ di novità alla squadra e pure un po’ di maggior varietà etnica, è il latinoamericano Robbie Reyes, alias il nuovo Ghost Rider, quello che guida un’auto e non una moto. Lui nei film non c’è e probabilmente non ci sarà ancora molto a lungo, in compenso è apparso in Tv nella serie Agents of S.H.I.E.L.D. Infine c’è Hulk, che però è la ex She-Hulk Jennifer Walters, in modo che di donne in squadra ce ne siano almeno due e sia evitata la “sindrome di puffetta” (dove un solo personaggio si fa carico di essere rappresentativo dell’intero cosmo femminile).

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Ai Vendicatori del presente si aggiungono in un racconto parallelo quelli della preistoria, ossia Odino con in mano Mjolnir, uno Starbrand che pare Hulk, Iron Fist (qui femminile), un antenato di Pantera nera, Agamotto al posto di Dottor Strange e un Ghost Rider a cavallo di un mammuth, inoltre una Fenice dai capelli rossi come Jean Grey e di cui Odino è perdutamente innamorato. Si erano già visti nel one-shot Marvel Legacy, ma ora li troviamo a fronteggiare non un solo celestiale ferito, bensì un’ondata di giganti spaziali dotati di terribili poteri.

Le cose del resto non vanno meglio nel presente, in cui i celestiali piovono abbattuti sulla Terra dall’arrivo dell’ultima ondata, che ha un aspetto decisamente più dark (e pure più banale, diciamocelo). Riusciranno i vendicatori a fermarli? E come si ricollega tutto questo a misteriosa uova che si schiudono al centro della Terra e alle azioni dei proto-vendicatori nel passato remoto?

Insomma siamo volutamente alle solite: i membri fondatori e alcuni altri eroi riuniti per scongiurare una minaccia all’intero pianeta. Del resto la rifondazione del gruppo non può che passare da qui, ma Aaron si spinge oltre in due sensi: il primo è recuperando anche un ruolo per chi li riunì la prima volta, ossia Loki che rivedremo nel secondo numero, il secondo aggiungendo l’idea folle e sopra le righe dei vendicatori delle caverne, che fin qui suscitano una moderata simpatia.

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In Aaron ormai abbiamo imparato ad avere fiducia, perché è tra i pochi che sa raccontare sia storie dure e urbane, sia vicende volutamente ridicole, sia epiche dal respiro ampissimo (si pensi alla guerra dei reami sulle serie di Thor, iniziata vari anni or sono e di cui ancora non si vede la fine), il tutto sempre con un tocco ironico.

Alle matite McGuinness è una gioia per gli occhi, perfetto per la grandeur di questa storia e pure per i suoi eccessi, che ben si sposano a un tratto “pupazzoso” come il suo. Certo sapere che sarà presto sostituito (brevemente supponiamo) da Paco Medina non riempie esattamente di speranza per il futuro, ma auspichiamo almeno che la rotazione tra gli artisti avvenga con un minimo di buon senso, tra diversi archi narrativi. E speriamo naturalmente che McGuinness possa ritornare più avanti.

La cosa davvero positiva comunque è che dal delirio di formazioni precedenti – abbastanza per mettere in piedi un piccolo torneo tra squadre di Avengers – si sia tornati a un gruppo di base, senza troppi fronzoli e con personaggi amati dai lettori. Un vero corrispettivo Marvel della Justice League, come non erano da diverso tempo. Del resto sulle precedenti squadre e gestioni aveva messo una pietra sopra la lunga saga Avengers: No Surrender (di cui abbiamo parlato qui), conclusa la settimana scorsa e senza che nessuno rimpiangerà la gestione dei gruppi da parte di Mark Waid, Al Ewing, Jim Zub e Gerry Duggan. Ognuno di loro ha provato a modo suo a introdurre novità, ma nessuno ha saputo cogliere un senso di vera epica né una definizione dei personaggi tale da essere memorabile. Come direbbero gli inglesi insomma Good riddance! o forse anche meglio: Gli Avengers sono morti, lunga vita agli Avengers!

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Concludiamo con una comunicazione: dopo quasi ottanta appuntamenti settimanali questa rubrica si conclude qui. È stata una prova di resistenza, una sorta di Man vs. Comics che nella sua settimanalità ha imposto a volte di parlare di cose trascurabili o di raccontare speranze per serie che partivano (come anche questi Avengers) più o meno bene e poi però finivano per deludere. Preferiamo per il futuro una critica più ragionata, di cicli o archi narrativi conclusi e scelti perché interessanti e non solo perché cadevano nella settimana giusta. La prossima rubrica sarà più o meno quindicinale e non ve ne riveliamo il nome perché… ci stiamo ancora pensando (sono accetti suggerimenti). Grazie di averci seguito e a presto, ancora una volta, su queste pagine.

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