Rizzo e Bonaccorso: «Quanto sta costando la prova di forza sulla Aquarius?»

In questi giorni l’attenzione dei media in Italia è concentrata sulla vicenda della nave Aquarius appartenente alla ONG Sos Mediterannée, bloccata lo scorso 10 giugno al largo di Malta dal Governo italiano con a bordo 629 migranti provenienti dall’Africa, tra i quali donne incinte e moltissimi bambini.

La situazione ha generato come ovvio polemiche tra le varie forze politiche, ma ha trascinato all’interno del dibattito anche lo sceneggiatore e giornalista Marco Rizzo e  il disegnatore Lelio Bonaccorso, che da poche settimane hanno pubblicato per Feltrinelli Comics Salvezza, un reportage a fumetti realizzato proprio dopo un’esperienza di alcuni giorni a bordo della Aquarius (ne abbiamo parlato QUI).

Abbiamo così raggiunto i due autori per farci raccontare le loro impressioni sull’utilizzo mediatico che si sta facendo del loro libro e sulla vicenda della Aquarius più in generale.

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La copertina del reportage a fumetti di Rizzo e Bonaccorso dopo la loro esperienza sulla nave Aquarius

Vi siete occupati della Aquarius prima che esplodessero le polemiche di queste settimane. Cosa ha fatto di questa nave e della ONG Sos Mediterranée un caso così rilevante, rispetto alle tante altre operazioni di salvataggio?

Rizzo: Le ragioni sono due. In primis perché la Sos Mediterannée, con la nave Aquarius, è una delle poche ONG rimaste nel Mediterraneo. Si sta riducendo quindi il numero di ONG con le quali prendersela. In secondo luogo, la Aquarius è stata una delle poche ONG che è riuscita a mediare con il Governo Gentiloni, sottoscrivendo una versione modificata del codice di Minniti e contribuendo alle modifiche del Codice stesso. Questo le ha permesso di resistere.

Sul perché proprio la Aquarius, invece, bisognerebbe chiederlo a Matteo Salvini, Danilo Toninelli, Luigi Di Maio e Giuseppe Conte. Forse, visto che è una bella nave, grande e arancione, è particolarmente simbolica. Proprio oggi (13 giugno, NdR) la ONG Sea-Watch ha portato dei migranti in Italia, e altri li ha portati la Marina Militare. Quindi, a quanto pare, alcuni possono farlo e altri no…

Ritengo forse che si volesse cercasse un simbolo, e si è puntata l’attenzione verso la Aquarius. In realtà la campagna denigratoria contro le ONG dura da più di un anno e non si è mai fermata. Semplicemente oggi, anziché sparare nel mucchio, si è cercato un simbolo per andare incontro alle attenzioni del pubblico, che cerca un nemico.

Bonaccorso: Dopo l’entrata in vigore del Codice Minniti nel luglio 2017, le ONG rimaste nel Mediterraneo a compiere salvataggi in quella che viene chiamata zona SAR (“Search and Rescue”) sono passate da 10 a 3. Una di queste 3 è proprio L’Aquarius di Sos Mediterranée che oggi si trova al centro di un bombardamento mediatico e politico senza precedenti, fatto in buona parte di bufale e fake news.

Ovviamente oggi, con la nuova linea di governo, si è spezzato un equilibrio, che ricordiamolo bene, fino a oggi ha visto le ONG collaborare con la Guardia Costiera Italiana nei sacrosanti salvataggi. L’ Aquarius e il suo carico di 629 persone sono stati utilizzati per fare politica sui tavoli europei, cosa che ovviamente ha suscitato parecchio scalpore.

In questi giorni il vostro libro sta ricevendo molte attenzioni giornalistiche. In che modo pensate che possa aiutare a comprendere la situazione? E il fatto che si tratti di un fumetto può in questo caso rivelarsi un vantaggio o uno svantaggio?

Rizzo: Siamo grati di questa attenzione, ma non perché il libro è finito primo in classifica e cose di questo tipo. Volevamo che il libro spiegasse a chi non ne ha idea come funzionano le ONG. Quindi, se abbiamo la possibilità di spiegarlo a un pubblico diverso dal nostro abituale, quindi un pubblico che non legge fumetti, ne siamo contenti. Di certo il fatto che sia un fumetto crea curiosità e magari così può arrivare a persone che non hanno voglia di leggersi un saggio sui flussi migratori.

Bonaccorso: Ormai è risaputo da molti anche in Italia che il fumetto non è un oggetto solo per bambini, ma uno strumento che può raccontare la realtà in maniera efficace e veloce.
Quello che speriamo, è che Salvezza, possa rispondere a quelle domande sulla questione migranti, che molti si pongono. Il libro è una raccolta delle testimonianze di chi salva e di chi viene salvato, dei racconti delle prigioni libiche per esempio, ma anche una raccolta di dati ufficiali dell’UNHCR, numeri ovviamente verificabili da chiunque su Internet.

Che il vostro reportage sia un fumetto sembra essere di aiuto per certa stampa, in cerca di modi nuovi per raccontare l’attualità. Gli antichi pregiudizi sono entrati in crisi o, in realtà, si tratta di casi isolati in un sistema dell’informazione che ancora fatica ad accettare il fumetto?

Rizzo: Le cose sono cambiate rispetto a qualche anno fa, ma i pregiudizi ci sono ancora. Su Amazon abbiamo il libro primo in classifica, nella sottosezione Giornalismo, prima di Andrea Scanzi e di Giovanni Floris. Sarà di certo legato alla contingenza, ma intanto Amazon ha compiuto una scelta importante: lo ha inserito in quella categoria editoriale.

Le cose sono cambiate, ma in generale l’opinione diffusa è che il fumetto potrebbe “sminuire” la realtà. Proprio ieri mattina (12 giugno, NdR), durante la trasmissione televisiva Agorà in cui era ospite Lelio, un giornalista del Foglio gli ha detto: «Che vuole fare, accogliere tutti? Ci faccia un fumetto». È un modo secondo me per nascondere un atteggiamento denigratorio, per sminuire quello che facciamo. I pregiudizi ci sono ancora, però noi vogliamo parlare a un pubblico più giovane, nuovo, che non ne abbia su uno specifico mezzo di comunicazione.

Bonaccorso: C’è ancora chi snobba il fumetto, in gran parte per un vecchio pregiudizio, ma forse anche per timore di lasciare spazio a un mezzo che ha molta presa sulla gente. Può creare opinioni, e lentamente ma inesorabilmente sta rosicchiando spazio, in libreria. Basti vedere come il nostro amato Zerocalcare sia in testa alle classifiche del settore libri, dato forte e sicuramente significativo.

C’è qualche aspetto di L’immigrazione spiegata ai bambini che vi verrebbe voglia di sviluppare in modo diverso, alla luce di questi ultimi avvenimenti?

Rizzo: Lo faremmo allo stesso modo, ma eviteremmo di mettere le indicazioni sul target, in modo da poterlo vendere facilmente anche agli adulti. Si potrebbe chiamarlo L’immigrazione spiegata ai Salvini.

Bonaccorso: Le storie di chi arriva sono sempre quelle, forse più terribili. Oggi sta cambiando il nostro modo di vedere l’altro, da parte di alcuni con molta paura, da parte di altri con maggiore empatia. L’odio che oggi percepiamo in talune dichiarazionim, che sono anche frutto, dobbiamo dirlo, di irresponsabili soggetti istituzionali, ha autorizzato molta gente a fare altrettanto.

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Il Ministro degli Interni Matteo Salvini visto da Lelio Bonaccorso

Non pensate che oggi, oltre che i bambini, ci sarebbe da alfabetizzare sul razzismo anche gli adulti, in particolare quelli che ricoprono ruoli istituzionali?

Rizzo: Sono sempre più convinto che chi utilizza queste informazioni lo fa in maniera manipolatoria, addirittura andando vicini alla calunnia, come ha fatto Salvini. È gente perfettamente consapevole dei dati e delle statistiche; del fatto che le colpe sono soprattutto degli Stati e non delle ONG; del fatto che non stiamo vivendo una invasione; infine, sanno bene che i problemi non si risolvono con la bacchetta magica e nemmeno con le prove di forza.

Gli elettori vanno educati, perché non è possibile che da giorni giri sui social un’immagine, senza nessuna documentazione, nessuna fonte, secondo cui la Aquarius non voglia sbarcare in Italia perché riceve dei soldi per non sbarcare in Italia. Questa è una enorme cazzata. E questa cosa, girando, assume lo stesso peso di fonti documentate, come la nostra o tante altre, tipo quelle di Angela Caponnetto della Rai o di Annalisa Camilli di Internazionale. Va educato il pubblico alla selezione delle notizie, altrimenti le persone continueranno a votare con la pancia.

Un pubblico cosciente e coscienzioso, per esempio, dovrebbe domandarsi quanti soldi vengono spesi dallo Stato per mandare le motovedette che sono andate a raccogliere i migranti dalla Aquarius e, adesso, per accompagnare la nave in Spagna. In più la Aquarius è rimasta ferma per risparmiare carburante e l’Italia ha dovuto mandarglielo con un’altra motovedetta. Quanto può costare questa prova di forza, al di là del fatto che vada contro ogni trattato internazionale? Di questo non ci si preoccupa più? Fino a poco tempo fa i grillini erano quelli in prima fila per la lotta contro gli sprechi…

Bonaccorso: Si dovrebbe ricordare a certe figure delle istituzioni che cosa 70 anni fa abbia portato a demonizzare alcuni gruppi di persone. Forse per alcuni, oggi, certe immagini sono troppo distanti. Certo è che l’educazione ha un ruolo fondamentale per la comprensione e il rispetto reciproco, ma ci sarà sempre qualcuno che seminerà tempesta, lo insegna la storia.

Credo che il ruolo di opporsi e informare spetti a tutte quelle persone che sentono in sé quel senso di giustizia contro le cose terribili che si sentono o si vedono. Oggi è il momento per l’umanità di prendere il destino nelle proprie mani, perché domani non potremo dire «Noi non sapevamo».