“Death or Glory”, l’action su quattro ruote di Remender e Bengal

Death or Glory, la nuova serie Image Comics di Rick Remender, fin dal titolo mette in chiaro che sarà questione di vita o di morte. Basta la prima sequenza a confermarlo: in un fast food un uomo si mette a discutere con i commessi e finisce per farli a pezzi congelandoli con l’idrogeno liquido.

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Glory è la figlia di Red, un uomo che insieme alla moglie ha mollato un lavoro sicuro per la libertà della strada, dove si è messo a vivere facendo il camionista. Lui e la compagna hanno messo in piedi una sorta di comunità di gente che la pensa come loro, che non paga le tasse e vuole stare fuori dal sistema, sebbene economicamente è sempre più dura perché anche il mondo dei trasporti su quattro ruote è in mano ai grandi gruppi.

Per loro ci sarebbero occasioni fuori dalla legge, ma Red e la sua comunità hanno un codice morale che gli impedisce di partecipare ad attività che facciano del male ad altri. Questo non vale per Toby, l’ex marito di Glory e pecora nera della famiglia, che si è lasciato indietro il loro mondo e si è arricchito in traffici illeciti.

Quando Red si ammala di cancro e ha bisogno di un trapianto, Glory decide di rubare i soldi sporchi del marito e inizia così la sua avventura a base di inseguimenti e fughe a bordo di un’auto rinforzata e da corsa che lei stessa ha messo insieme. Del resto non ha avuto un’istruzione regolare, ma è cresciuta in officina ed è un asso del volante, tanto che nelle sue azioni si lancia vestita in tuta da pilota e spesso con casco in testa.

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Le cose però le vanno subito male e finirà per trovarsi in mezzo a un traffico non di droga bensì di organi, inseguita da sicari improbabili come le gemelle olandesi armate di mannaia, una cieca e l’altra muta, o come una feroce banda di messicani con in testa maschere da luchadores.

Tutto è palesemente tagliato con l’accetta e, per quanto la storia di Glory e della sua famiglia faccia simpatia, sembra offrire un ritratto improbabile e fin troppo idilliaco della vita dei camionisti americani già negli anni Novanta. I cattivi poi caratterizzati per nazionalità, dove il più feroce è il coreano, sembrano usciti dal cinema pulp di vent’anni fa e come tali non appaiono oggi né interessanti né tantomeno al passo coi tempi.

Death or Glory potrebbe insomma essere un fumetto Image come tanti altri del filone crime, divertente ma pure dimenticabile, anche se costruito con la perizia di chi sa mettere in piedi un crescendo di colpi di scena. A fare la differenza è Bengal alle matite e ai colori, che porta con sé dalla Francia una diversa costruzione della tavola, un gusto per il dettaglio degli ambienti e per la rotondità quasi cartoonesca dei personaggi.

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Non a caso gli uomini che non sono minacciosi appaiono spesso simpaticamente panciuti, così come le donne sono formose, con camicie annodate a valorizzare il seno e scoprire il ventre, del resto siamo in una sorta di parodia del mondo redneck (per esempio quello di Hazzard, da cui non mancano poliziotti avidi e goffi – con in più un quid di spiazzante perversione sessuale a base di peperoncini).

Bengal riesce nel compito quasi impossibile di rendere su pagina sequenze d’auto adrenaliniche, inoltre ha il suo bel daffare anche con sparatorie e altri ammazzamenti. Tanto che quasi lo si perdona per la scelta di usare colori così digitali, che a volte sono un discreto pugno nell’occhio

L’azione scorre tanto veloce che non dà tempo al lettore di soffermarsi troppo ad ammirare eventuali bilanciamenti cromatici. Di certo però avesse lasciato questa parte del lavoro a qualcun altro, magari con un gusto più pop, ne sarebbe uscito qualcosa di più caldo e un po’ meno superficialmente spettacolare.

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Alla fine dunque nemmeno Bengal riesce del tutto nel miracolo e questi primi cinque numeri di Death or Glory sono godibili quanto prescindibili, di quei fumetti che lasciano l’ormai riconoscibile retrogusto di un prodotto pensato per essere rapidamente adattato a Hollywood.

C’è poi una sequenza così assurda da rompere del tutto la sospensione dell’incredulità, con un inseguimento e vari sbandamenti mentre un alleato di Glory si tiene sotto l’auto in corsa, a mani nude, uscendone miracolosamente senza un graffio quando chiunque sarebbe stato ridotto più o meno in poltiglia. Meglio allora che una cosa del genere rimanga un fumetto, dove Bengal può sempre rifugiarsi nella vignetta comica e strappare un sorriso con pochi tratti rotondeggianti.