“Ego Fuffaro” di Alessio Spataro: la realtà è propaganda

Alessio Spataro è un autore satirico (ma non solo) che si è distinto ormai da anni per una vena estrema, indipendente da schieramenti e testate.

Al di là di una “pausa” per la realizzazione di due fumetti dalla tematica storica (Biliardino e Violeta), Spataro ha trattato le figure più controverse e popolari della politica italiana, con parodie spietate, da Berlusconi a Giorgia Meloni a Beppe Grillo.

Ora è tornato con un graphic novel – non una serie di strisce – intitolato Le avventure rossobrune di Ego Fuffaroche è una satira sulla scena politica attuale. Come protagonista e pretesto per dare uno sguardo d’insieme sul teatrino politico attuale c’è un filosofo egocentrico.

Di Ego Fuffaro e di satira in generale abbiamo parlato con Spataro.

ego fuffaro spataro

Nonostante non ti sia mai allontanato dall’osservazione e dalla critica del presente, questo libro segna un ritorno più forte a un libro di satira, dai tempi della Ministronza e il più recente Heil Beppe, giusto? Come mai, cosa ti ha spinto?

Mi ero stufato di fare satira perché l’obiettivo era abbellire persone realmente purtroppo esistenti, ma chi comprava i miei volumi satirici pensava il contrario. Quindi tanto valeva descrivere direttamente storie di bellissime persone realmente esistite, ancorché contraddittorie, come Violeta Parra o Alejandro Finisterre (due protagonisti dei miei libri per Bao Publishing).
 Andava tutto bene. Poi ho notato che le persone realmente purtroppo esistenti si moltiplicavano sempre di più e che serviva un ulteriore piccolo contributo di maquillage, per permettere alla gente normale di credere che vada tutto ancora bene.
 Da qui mi è venuto in mente Ego Fuffaro e Shockdom è l’approdo perfetto per un libro satirico.

Tutto il polverone alzato dalla Ministronza (ricordiamo che la Meloni ti citò in televisione più volte, offesa) ti ha in un certo qual modo dato da riflettere sulla satira?

In realtà, più che un polverone alzato da una sola persona, si è trattato di qualche schizzetto di fango spruzzato da un po’ di maialini giocosi e vivaci, nulla più. Mi ha dato modo di riflettere il loro recinto, ancora oggi aperto e senza custodia. Uno spreco di risorse incredibile. Considera ovviamente la faziosità del mio parere perché il mio piatto preferito è la gricia.

La figura di Ego Fuffaro è ispirata a personaggi realmente esistenti? Almeno il nome riecheggia quello di Diego Fusaro.

No, nessun riferimento diretto. Non so se è stato lui a ispirarsi me, ma quando il libro è uscito il 7 settembre lo stesso giorno è iniziata una conferenza di casapound a cui Fusaro ha partecipato per parlare di antifascismo in assenza di fascismo in presenza di fascisti.

Perché hai scelto come protagonista la figura di un intellettuale, anziché quella di un politico, visto che di bizzarri ce ne sono in giro?

Perché Ego Fuffaro non è semplicemente un intellettuale, è un nazista laureato abilissimo a promuovere sé stesso, ovvero un prodotto scadente dello stesso capitalismo che critica. Mi è venuto in mente non so come questo miscuglio di due grossi stereotipi: l’intellettuale pacato che parla in modo elitario e forbito che contemporaneamente starnazza di viscide bugie complottiste di hitleriana memoria, come la sostituzione etnica dei popoli. Un’aberrazione personificata che nella realtà è difficile da trovare.

ego fuffaro spataro

Ego Fuffaro, come figura narrativa, serve per catalizzare vari personaggi della politica attuale, giusto? Del resto credo faccia questo anche nella realtà…

La realtà politica è ormai quasi interamente basata sulla propaganda, sulle apparenze, sulla fuffa appunto. Ego Fuffaro è la sintesi personificata di questa esigenza.

Quando sento Fuffaro ho l’impressione di sentir friggere l’aria. Tu insisti molto, con vari personaggi, sulla questione reale della storpiatura dei termini e dei messaggi, della mistificazione. Non appare come una tecnica comica la tua, più come una constatazione di una problematica pratica reale e contingente, è così?

La storpiatura dei nomi è un metodo squallido e ridicolo se usato dai giornalisti, cioè da chi dovrebbe descrivere la realtà. Chi fa satira invece, come dicevo prima, deve rendere più gradevole la realtà e quindi può adottare questo metodo con intenzioni opposte, diverse. Si tratta di un altro compito, di un altro ruolo.

Qual è stata la difficoltà o il vantaggio nel rappresentare per immagini un personaggio che così tanto basa la sua celebrità su un lessico singolare e ha una fisicità quasi assente?


Torniamo al discorso della fuffa, materia perfetta, vuoto pneumatico. La fuffa può essere riempita di qualsiasi cosa pur di apparire enorme, grandiosa. Ego è un pallone gonfiato che, appunto, quando si priva della bulimia retorica che lo contraddistingue, si sgonfia mostrando quello che è in realtà: un invertebrato privo di spina dorsale.

In un momento in cui la politica fa di tutto per screditare gli uomini di cultura, che ruolo credi abbia un personaggio come il vero Fuffaro, che tanto fa sfoggio della sua cultura? Butta fumo negli occhi e basta?

La politica che scredita la cultura, che vuole tagliare i finanziamenti pubblici all’editoria (come se non fosse un settore enorme ed eterogeneo) per farne una giungla dove prevale il più ricco, la politica che esalta l’ignoranza come se la conoscenza sia in automatico sinonimo di elitarismo classista, è esattamente una politica fascista. In questa direzione eccellono il m5s e la lega, i partiti gemelli al governo, che non a caso sono sostenuti da personaggi squallidi volutamente pompati dai media.

La storia di Fuffaro si apre con una infanzia di vessazioni (la classica situazione del secchione bullizzato), come mai questa scelta di trovare una sorta di giustificazione positiva a certe figure che in realtà immagino non sia tua intenzione condonare?

E invece l’intenzione è proprio questa; anche una vittima può diventare una persona prepotente e arrogante. Tante volte i bulli peggiori sono stati in passato vittime e hanno reagito ai soprusi nel modo più viscido possibile, imitando e superando chi li vessava, ma prendendosela con altre vittime più deboli anziché con i più forti. La giustificazione positiva è accettabile solo entro certi limiti, come l’età o il tempo in generale. Ad esempio, una persona che si iscriveva al fronte della gioventù per più di due anni era irrecuperabile. Oppure, oggi, chi si iscrive per più di due settimane alla piattaforma certificata del m5s, è impossibile possa uscire dal tunnel.

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Nella tua rappresentazione collettiva – penso anche a quando disegni l’intero parlamento – fondamentalmente non se ne salva uno. Credo sia una prerogativa della satira. Ma se ti venisse fatta questa critica, come risponderesti?

Che è infondata. Le figure politiche tendenzialmente più vicine alle mie idee sono quelle che spesso mi hanno deluso di più. In questi casi le ho ritratte sempre con la giusta rabbia anche descrivendole come delle persone tristi e meschine che hanno svenduto lotte sociali sull’altare delle alleanze improponibili. Questo sempre per rappresentarle in modo più dignitoso rispetto alla realtà. Senza fare nomi ovviamente, anche perché “Bertinotti” è un cognome.

Siamo in un periodo in cui tutti si sentono in diritto di dire che la satira di un giornale come Charlie Hebdo «è di cattivo gusto», «non fa ridere», «è offensiva», e intanto se ne va una figura storica e anche super partes della satira italiana come Vincino, mentre si vedono spuntare sempre più vignette che accarezzano il governo e il mainstream. Tu nemmeno ti tiri indietro dal prendere in giro colleghi nel libro. Come pensi sia messa attualmente la satira in Italia?

Se ti riferisci a Natangelo si tratta di una presa in giro immeritata perché le sue vignette sono giustamente impietose persino verso i suoi datori di lavoro. In modo differente anche Vincino, come tante altre firme satiriche validissime, non sono mai super partes, ma, al contrario, talmente faziose e gelose delle proprie idee che non risparmiano nessuno. E fanno la cosa più giusta che qualsiasi lavoratore, in qualsiasi campo, dovrebbe fare: sputare nel piatto in cui mangia (solo se l’oste fa abbastanza schifo).

Le varie tinte da film horror e poi il finale fanno pensare che ci sarà un seguito. È presto per dirlo?

Nella finzione per ora è presto. Nella realtà purtroppo è già tardi.